Bomba Atomica

Giappone e deterrenza nucleare: tra passato e futuro

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo
La bomba atomica su Hiroshima venne lanciata dagli USA il 6 Agosto 1945
La bomba atomica su Hiroshima venne lanciata dagli USA il 6 Agosto 1945

È ormai risaputo che il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald J. Trump, non brilli certo per le sue abilità diplomatiche. Nel tentativo di presentare il proprio pragmatismo anche in temi di politica estera ha, infatti, più volte espresso grossolane valutazioni di giudizio ed opinioni contrastanti con le tradizionali dinamiche di equilibrio internazionale. Qualche mese addietro, fra le altre, ha commesso un’imbarazzante gaffe geopolitica auspicando che Giappone e Corea del Sud si dotassero di armi nucleari in modo da ridurre il dispiegamento di forze statunitensi a difesa di queste Nazioni. Per il Giappone – di cui qui analizzeremo la posizione sugli armamenti nucleari – in particolar modo Trump aveva suggerito una tale manovra in modo che questi possa auto proteggersi dalla Corea del Nord. Si trattava, ovviamente, di un’opinione non disinteressata dal momento che la difesa del Giappone costituisce un’importante parte della spesa militare statunitense. Ecco, dunque, che il magnate americano ha fatto sì che venissero puntati i riflettori su un tema di cui il Giappone aveva sperato nessuno si accorgesse.

Innanzitutto, comunque, andrebbe ricordato a Trump che nessuno al mondo può competere con il Giappone quando si tratta di raccontare l‘orrore della guerra nucleare e di promuovere il disarmo nucleare. Ogni 6 di Agosto, infatti, l’intera Nazione si ferma per commemorare le vittime della bomba atomica sganciata su Hiroshima. Non solo i politici, ma anche i superstiti invitano annualmente il mondo a non ripetere tale tragedia ed il leader della nazione rinnova il suo voto ad adoperarsi per l‘abolizione delle armi nucleari nel mondo. Oltretutto, il Giappone stesso sollecita da sempre i leader mondiali, soprattutto quelli delle potenze nucleari, a visitare i luoghi della distruzione. Invito, questo, accolto a Maggio dal Presidente statunitense ancora in carica, Barack Obama. Si è trattato di una visita storica dal momento che ci sono voluti undici Presidenti dal giorno in cui Harry Truman decise di sganciare la bomba atomica, su Hiroshima il 6 Agosto e su Nagasaki il 9 Agosto 1945, per arrivare ad un tale riavvicinamento. Prima di Obama, che comunque non ha pronunciato alcuna scusa ufficiale (si ricordi che gli Stati Uniti biasimano ancora il Giappone per l’attacco di Pearl Harbor), visitarono il Giappone solo Jimmy Carter e Richard Nixon, ma a carica presidenziale ormai terminata. È dunque logica e più che comprensibile una tale manifestazione anti-nucleare proprio dall’unico Paese al mondo ad aver mai subito un attacco nucleare.

Il presidente USA Barack Obama ed il primo ministro giapponese Shinzo Abe presso l'Hiroshima Peace Memorial Park a Hiroshima, 27 Maggio 2016
Il Presidente USA Barack Obama (1941) ed il Primo Ministro giapponese Shinzō Abe (1954) presso l’Hiroshima Peace Memorial Park, situato nell’omonima città – 27 Maggio 2016

Con queste premesse, sarebbe logico ritenere che diventare una potenza nucleare militare sarebbe l’ultima cosa che il Giappone possa avere in mente. Oltretutto, settantuno anni dopo Hiroshima, la reticenza giapponese al nucleare cresce ulteriormente anche in seguito alla fusione dei tre reattori nucleari di Fukushima nel Marzo 2011, portando l’opinione pubblica ad una forte opposizione anche al nucleare civile. Ad ogni modo, nonostante tali sentimenti resta sorprendente il fatto che la popolazione stessa nomini (elezione dopo elezione) leader noti per un interesse – più o meno accentuato – verso lo sviluppo di un deterrente nucleare autonomo pur sapendo che i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite mai permetterebbero al Giappone di violare il Trattato di non proliferazione nucleare e di divenire una potenza a riguardo. Autonomo in quanto si ricordi che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il Giappone è stato posto, paradossalmente, sotto l’ombrello nucleare statunitense considerando, in un contesto di Guerra Fredda, sia la sua vicinanza geografica all’Unione Sovietica, alla Cina ed alla Corea del Nord, sia il suo divieto costituzionale nel dotarsi di un esercito proprio.

Un’altra contraddizione è rappresentata dalla palese violazione di uno dei tre auto imposti principi sul non nucleare (divieto di possesso, divieto di fabbricazione e divieto di ammissione su suolo giapponese). Il principio di non ammissione, in particolare, è praticamente impossibile da rispettare dal momento che non è un segreto che le forze statunitensi di stanza in Giappone portino di fatto armi nucleari nel Paese. Tokyo si è sempre giustificata affermando semplicemente che, fintanto che le armi non vengono espressamente dichiarate dagli Stati Uniti, queste sono considerate come inesistenti sul suolo giapponese.

La visita del Presidente Richard Nixon in Cina nel 1972 fu un importante passo nella normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare
La visita del Presidente Richard Nixon in Cina nel 1972 fu un importante passo nella normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare

Oltretutto, il Giappone è stato fortemente tentato nel creare un deterrente nucleare nazionale, specialmente dopo il 1964, quando la Cina effettuò con successo il suo primo test nucleare. In tale occasione, il Giappone condusse una trattativa segreta con la Germania Ovest sulla possibilità di sviluppare una propria capacità di deterrente nucleare nel 1969. Tuttavia, sembrerebbe che nel 1972 il Presidente statunitense Nixon, nella sua storica visita in Cina, avesse assicurato i cinesi che non si sarebbe mai permesso al Giappone di sviluppare l’arma nucleare. Dunque, l’equilibrio nella regione si fonderebbe sulla dicotomia per cui la Cina rappresenta il principale obiettivo dell‘alleanza USA-Giappone e, allo stesso tempo, tale alleanza giova proprio alla Cina che vede il Giappone precluso dalla corsa al nucleare.

Ciononostante, si è giunti ormai ad un mutato contesto geopolitico e strategico. Con una pressante Corea del Nord in tema nucleare crescono sempre più, in Giappone, le preoccupazioni in merito all’efficacia dell’ombrello statunitense e vi è chi sottolinea l’urgenza di un deterrente nucleare giapponese. Si tratta ovviamente ancora di un argomento tabù a livello ufficiale, nonostante sia stato recentemente eletto a Ministro della Difesa la nazionalista Tomomi Inada, fiera sostenitrice dell’armamento nucleare, e pare che lo stesso Primo Ministro Shinzō Abe abbia dichiarato – prima di essere nominato – che il possesso di un minimo necessario di arsenale nucleare era costituzionalmente possibile. Nell’ultimo anno Abe ha anche formalizzato tale dichiarazione rendendo dunque ufficiale la propria interpretazione della Costituzione in materia di armamento nucleare: «Anche se si tratta di armi nucleari, la Costituzione non vieta necessariamente il loro possesso se ridotto al minimo necessario all’auto difesa». Inoltre, il Giappone è noto per aver accumulato una riserva impressionante di quarantotto tonnellate di plutonio dal riciclo del combustibile esaurito delle sue centrali nucleari. Una tale quantità di plutonio sarebbe sufficiente per avviare la produzione di migliaia di testate nucleari nel giro di pochi mesi.

Nonostante le preoccupazioni di Cina e Stati Uniti in merito, l’ipotesi dell’armamento nucleare del Giappone è, comunque, una strada non realizzabile in termini pratici, certamente non nel breve periodo. Di fatto, il Giappone dovrebbe innanzitutto abbandonare il Trattato di non proliferazione e divenire, alla stregua della Corea del Nord, uno Stato canaglia per la comunità internazionale. Ne conseguirebbe un effetto domino nel già labile panorama politico asiatico incentivando la corsa al nucleare di Cina e Corea del Nord, seguite poi a ruota dall’intero Continente. Oltretutto, gli Stati Uniti non permetterebbero al Giappone di scoprirsi dall’ombrello di protezione americano in quanto ciò equivarrebbe a perdere un cruciale sbocco di influenza e di controllo geopolitico.

Concludendo, piuttosto che allentare la morsa sul Giappone sperando che si auto-difenda o farlo desistere dalla corsa al nucleare, sarebbe auspicabile che gli Stati Uniti concentrassero gli sforzi diplomatici affinché la Cina si ponga come soggetto stabilizzatore e freni la Corea del Nord in tale ottica.

 

La Corea del Nord di Kim Jong Ung continua sulla via dei test nucleari. Siamo a quota cinque negli ultimi dieci anni
La Corea del Nord di Kim Jong-un continua sulla via dei test nucleari: siamo a quota cinque negli ultimi dieci anni

 

LINK UTILI

Per approfondimenti sul Trattato di difesa del Giappone, clicca qui

 


Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

n.4 -> clicca qui

About Karin Nardo

REDATTRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma e successivamente a Budapest scrive su temi di geopolitica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *