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Gianluca Basile: il ladro del fuoco da Ruvo di Puglia

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Gianluca Basile (1975), guardia. Pilastro della generazione d’oro della pallacanestro italiana tra la fine degli Anni Novanta e metà Anni Duemila

Per chi, come me, racconta storie di sport, la vicinanza emotiva con una storia è una delle componenti fondamentali. In questo caso, la distanza sia emotiva che fisica dal protagonista è davvero risicata: un centinaio di metri. Ecco quanto separa il luogo dal quale sto scrivendo in questo momento dal punto di partenza di questa storia: la casa da cui Gianluca Basile è partito oltre vent’anni fa per segnare indelebilmente la storia del basket italiano, conducendolo assieme ad un gruppo irripetibile di campioni a successi che ci fanno ancora luccicare gli occhi. Ruvo di Puglia (in Provincia di Bari), città d’origine del campione azzurro e di chi vi sta scrivendo, non è mai stato un paese banale: possiede delle potenzialità culturali ed architettoniche fuori dal comune, che han fatto inarcare il sopracciglio, tra gli altri, a Vittorio Sgarbi. Addirittura la regista Lina Wertmüller, raccontando l’episodio Bari all’interno del film di presentazione dei Mondiali di Calcio del 1990 – 12 registi per 12 città – dedica spazio alla cittadina, tanto che, se doveste cercare la scheda del film sul Wikipedia, vi imbattereste nel rosone della splendida Cattedrale romanica del paese come foto-copertina per l’intera pellicola.

Questo tipo di humus, però, non ha mai prodotto sportivi di alto livello: finché non è arrivato Gianluca. I principali impianti sportivi della città risalgono addirittura ai Giochi del Mediterraneo del 1997 di Bari, quando Basile era già nella Nazionale che vinse l’argento. Il basket ruvese ricorda tanta B2 e un indimenticabile triennio in A dilettanti, nel quale ha anche sfiorato l’accesso alla LegaDue. Ma posso affermare, senza timore di smentita, che per questa zona Gianluca Basile abbia un’importanza paragonabile a Prometeo nel mito greco: ha rubato il fuoco ai bizzosi dei del basket e ha regalato il sogno di poter sfondare a tanti ragazzini che si sono affacciati alla pallacanestro in quegli anni.

Ciononostante, questa non è soltanto la storia di un ragazzo di un paesino dell’agro barese: è la storia di un campione nazionale, di un focoso latino, venerato anche in Spagna. Gianluca è molto di più: è colui che a Cantù, il 20 Maggio 2003, per primo ha accostato l’aggettivo “ignorante” (ora a dir poco inflazionato) all’ambito sportivo. Definì i propri tiri da 3 punti: <<Ignoranti come le entrate in scivolata di Gattuso>>. Che accostamento. Gennaro Gattuso è un ragazzo del profondo Meridione, proprio come lui. Può la durezza di un suo tackle essere paragonata all’estro di una tripla? Nel tiro di Basile c’è tutta l’incoscienza e la ponderata follia di una scivolata da ultimo uomo, l’ineluttabile consapevolezza di essere l’ultimo appiglio per i compagni. Ancora una volta, Wikipedia giunge in nostro aiuto e definisce così “tiro ignorante”: <<Con il termine “tiro ignorante” si identifica un particolare tiro da tre punti preso in emergenza, estremamente forzato, o più generalmente, un tiro “senza coscienza”>>. Questo è Gianluca Basile, a 40 anni: la strafottente leggerezza di ignorare il peso dei momenti sportivi.

Un’arte che qualsiasi giocatore, a qualunque livello sogna di apprendere. E’questo spirito da eterno Peter Pan della pallacanestro, che lo porta a non considerare nemmeno l’ipotesi di invecchiare, di sedere in panchina in giacca e cravatta, di allenare. Sembrava una scelta un po’ da Peter Pan anche quella di rinunciare al lavoro che conduceva già da tre anni, dopo aver lasciato la scuola a 14, in campagna con suo padre per un’esperienza così “azzardata” e di notevole sacrificio economico come quella nel basket professionistico. Gianluca invece, sollevato di non dover più piegarsi alle levatacce che la vita agricola impone, prende di petto l’opportunità di trasferirsi a Reggio Emilia per disputare il Campionato Juniores. I primi due anni emiliani sono a dir poco travagliati, forse punizione di quelle divinità della pallacanestro che avevano già intuito l’affronto che stava loro rivolgendo: un ragazzino del Sud, venuto dal nulla, destinato a deliziare le più grandi platee italiane ed europee. Il primo anno si frattura ulna e radio, nel secondo riceve la chiamata dei Carabinieri per i quali aveva fatto domanda mentre era ancora a Ruvo. Si dice pure abbia svolto un provino con la Pallacanestro Varese, nel quale avrebbe peraltro impressionato, rischiando di andar via.

La svolta però arriva. Stagione 1996-97, 30 Dicembre: il C.T. degli azzurri, Ettore Messina, lo lancia in Nazionale in un’amichevole contro la University of North Carolina di due futuri All Star NBA come Vince Carter ed Antawn Jamison. Termina poi l’annata con una maturità spaventosa per un ventiduenne, riportando la Pallacanestro Reggiana in Serie A. Nella serie finale contro l’Unione Ginnastica Goriziana (così denominata fino al 1999) esagera: 80 punti in 4 partite, 27 nella decisiva gara 4. Un altro anno e mezzo in Emilia e poi, nel Gennaio 1999 se lo contendono le padrone del basket italiano, le due bolognesi: le Vu Nere della Virtus Pallacanestro Bologna e la Effe, la Fortitudo Pallacanestro Bologna (così denominata fino al 2012). Gianluca si rende conto di voler firmare con la Fortitudo, quando suo padre gli esprime invece la preferenza per la Virtus. Dopo i primi sei mesi bolognesi, si va in FranciaEuropei di Parigi-Bercy. Questo è forse il momento più emozionante della carriera del Baso. Contestualmente alla vittoria dell’oro nasce la sua prima figlia. Andrea Meneghin e Giacomo “Gek” Galanda, suoi compagni di Nazionale, per festeggiare l’avvenimento ritagliano una Gazzetta dello Sport e ottengono un fiocco rosa da piazzare sulla porta del ruvese. Nella stagione successiva, arriva il primo Scudetto della carriera. Per i seguenti cinque anni, Basile sarà riconosciuto universalmente come la guardia più forte del Campionato italiano, erede naturale e designato del grande Carlton Myers tanto in Nazionale quanto con l’Aquila bolognese.

 

 

Nel 2003 arriva un bronzo europeo. Il 2004 è un anno indimenticabile: eletto miglior giocatore del Campionato di Serie A, conduce l’Italia a un’epica vittoria in amichevole contro gli USA (segnando 27 punti marcato da un LeBron James non ancora ventenne) e poi al leggendario argento olimpico (ne segna 31 nella semifinale contro la Lituania). Si parla dell’NBA interessata a lui: New Jersey Nets (non ancora trasferitisi a Brooklyn)? No, resta a Bologna per il gran finale: l’anno successivo è ancora Scudetto, vinto in finale contro la Pallacanestro Olimpia Milano grazie al tiro sullo scadere di Rubén Douglas proprio su assist del ruvese.

Ricordo chiaramente quella serata: avevo appena terminato l’ultimo allenamento della stagione di minibasket e il coach della squadra, il Professor Biagio Di Gioia (chiunque abbia mai toccato una palla a spicchi, qui, ha giocato almeno una volta per lui) chiuse la sessione dicendo: <<Ora tutti a tifare Bologna e Gianluca Basile, orgoglio ruvese, nella finale contro Milano>>. Non potevo aspettarmi che quella sera avremmo assistito ad una delle partite più famose della storia del basket italiano.

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L’equipazo blaugrana, Campione d’Europa 2010, guidato da Xavi Pascual: N’Dong, Lorbek, Morris, Sada,Trias, Lakovič, Barton, Vázquez, Navarro, Rubio, Capitan Grimau, Mickael e Basile

Quell’Estate, Basile tornò persino a Ruvo: venne organizzato un incontro in piazza con il campione azzurro. Una folla enorme, tanti ragazzini come me. Io addirittura marinai l’oratorio per ottenere l’autografo di Gianluca, su un cartoncino, tutt’ora custodito gelosamente. Non potevamo sapere che la gioia più grande della sua carriera stava per arrivare. Quell’Estate Gianluca lascia Bologna e vola a Barcellona. Sì, un ruvese nella stessa società del Fifa World Player e futuro Pallone d’Oro Ronaldinho. In Catalunya resta sei indimenticabili anni e vince 2 Campionati, 3 Coppe del Rey, 2 Supercoppe Spagnole e, soprattutto, l’Eurolega 2009-10 ancora una volta a Parigi-Bercy, dopo averla solo sfiorata a Bologna nel ’99 e nel 2004. E’ l’apoteosi di una carriera in cui tutti hanno amato lui e la sua decisiva leggerezza.

Nel frattempo aveva lasciato la Nazionale (209 presenze), dopo la delusione subita da capitano ai Mondiali 2006 (in cui sbagliò anche i tre tiri liberi del pareggio negli ottavi contro la Lituania). Nel 2011 torna in Italia: Cantù, poi Milano. Dopo la negativa esperienza milanese pensa al ritiro, poi la chiamata del suo amico Gianmarco Pozzecco, coach dell’Orlandina Basket, accettata. Gianluca riparte dalla A2 ma ritrova l’amore per la pallacanestro: torna decisivo. A Capo d’Orlando Basile incontra un altro talentuoso ragazzo lanciato da Ruvo, Tommaso Laquintana, miglior giovane degli ultimi campionati di LegaDue, che si sta imponendo a grandi livelli in Serie A: è la chiusura del cerchio.

Il 25 Ottobre 2015, Basile raggiunge quota 500 partite in Serie A. Questo weekend sarà a quota 505. Cinque, come il suo numero di maglia: quello con cui, partendo da Ruvo di Puglia, ha rubato il fuoco agli dei del basket.

 

Max Menetti,coach della Pallacanestro Reggiana omaggia Gianluca Basile nella sua 500esima partita dal sapore Amarcord, contro la squadra che l'ha lanciato nell' Olimpo del basket
Max Menetti, coach della Pallacanestro Reggiana, omaggia Gianluca Basile nella sua 500esima partita dal sapore Amarcord, contro la squadra che l’ha lanciato nell’Olimpo del basket

 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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