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Gentismo e antigentismo: cos’è peggio?

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sorella-di-laura-boldrini-bufalaIl dizionario Treccani definisce il gentismo come una trasformazione del più noto concetto populismo e precisamente come «trionfo dell’indistinto, dell’omogeneo sempre mutevole, del senza radici». Interessante la definizione del giornalista David Allegranti, che sul Foglio.it etichetta il fenomeno alla nostra attenzione come «malattia infantile del populismo». Dopo un’attenta indagine sul campo (vale a dire su Facebook), il gentismo può anche essere identificato nel comportamento di chi, sui social o nella vita, propina demagogia spicciola fondata su ignoranza, bufale e una pericolosa dose di odio misto a indignazione.

Non è questa la sede per analizzare il preoccupante fenomeno di disinformazione che si propaga oggigiorno nella società italiana, e che ha superato le distinzioni tra classi sociali. Ancora più allarmante di reaction arrabbiate o di slogan accompagnati da brillantini è imbattersi nella domanda «Abbastanza honesto?». Andiamo con ordine.

Come conseguenza dell’incremento di conversazioni (anche virtuali) a contenuto populista o che si fondano sulla sfera emotiva umana, si è sviluppato un movimento di reazione diretto a denunciare il peggio dell’opinionismo nostrano. L’italiano medio ha spostato il suo pubblico dal barista alla platea di amici social (risaputo, detto e ridetto), ma ha continuato ad esibirsi, migliorandosi e specializzandosi, nel proprio monologo sulla disonesta (è questa la parola chiave) classe politica, sulla corruzione dei costumi e sull’immancabile immigrazione. Al bar l’italiano medio avrebbe sbattuto contro l’intellettuale di turno, il quale citazioni, leggi e statistiche alla mano avrebbe smontato l’argomentazione del saccente tuttologo da bar. Sui social si consuma invece uno scontro generazionale, dove un cinquantenne viene sistematicamente denunciato come «onesto» dall’intellettuale ventenne.

Se l’antigentismo consistesse in una censura e in una rieducazione del pubblico delle bufale, non ci resterebbe che complimentarci per il sistema immunologico sviluppato dalla società. E invece no: l’antigentismo degenera, creando, come un cane che si morde la coda, altra ignoranza. La satira su antivax e sui «35 € agli immigrati» diventa pesante, cattiva, futile.

pagine-complottisti-troll-facebookL’emergenza fake news non deve essere sottovalutata. All’inizio della scorsa settimana è stato presentato in Senato il ddl Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica, sostenuto da senatori provenienti da tutto l’emiciclo. La proposta introduce una nuova fattispecie penale, all’art. 656-bis, con cui si sanziona chi pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose che riguardano dati o fatti manifestamente infondati o non veritieri, attraverso social media o altri siti (con esclusione dei giornali online), con pena dell’ammenda fino a 5.000 €. Il ddl prevede la pena detentiva per chi procura, attraverso la diffusione di notizie non affidabili, pubblico allarme o una minaccia all’ordine democratico o per chi realizza campagne di pubblico odio contro uno o più individui. Inoltre, i titolari di un sito web, di un blog o di un forum non saranno più coperti dall’anonimato, ma dovranno comunicare i loro dati personali al tribunale territoriale del luogo. La proposta in esame al Senato disciplina anche il diritto all’oblio: la vittima di trattamenti diffamatori o non veritieri potrà chiedere la cancellazione di queste informazioni, con la possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria. Alla scuola viene affidato il compito di migliorare l’alfabetizzazione mediatica e di prevenire la diffusione di informazioni false o manipolate.

Basterà una legge a fermare l’ignoranza umana? Basterà almeno a confinarla nuovamente in un bar? La sanzione potrebbe funzionare da deterrente, l’addio all’anonimato potrebbe rendere più facile monitorare le fonti di informazione, più o meno nobili. Accanto a chi dubita dell’efficacia della legge, vi è chi ne dubita la legittimità, invocando la libertà di manifestazione del pensiero. Spostiamo il focus del discorso, cerchiamo comprendere le origini del problema. Si potrebbe abbozzare come risposta l’emulazione di una classe politica che fa, ma non sa. Se aprissimo il vaso di Pandora (oh, no! L’abbiamo già fatto), ne uscirebbero «il bunga bunga» di Silvio Berlusconi, le «ruspe» di Matteo Salvini e «gli 80 €» di Matteo Renzi. Se volessimo tracciare l’eziologia del fenomeno “bufale”, dovremmo sicuramente risalire alla prassi di sfruttamento della popolazione media, che genera frustrazione che diffonde odio e indignazione.

A questo punto inseriamo l’antigentismo. Che utilità sociale può avere scimmiottare il nostro cinquantenne che se la prende con Laura Boldrini? A che serve infierire e giocare sulla sfera emotiva altrui? Per i nostri intellettuali una donna in carne che non disprezza il proprio fisico potrà sembrare estremamente onesta. Per molti è solo un messaggio di speranza. Sarà pure divertente imitare la gente onesta mettendo tanti punti esclamativi alla fine di ogni frase, ma per smontare il complottismo elementare diffuso oggi tra i più eletti non sarà sufficiente, al contrario peggiorerà le cose. Aggiungere idiotismo all’idiotismo significa spingere sempre più la nostra società sotto il giogo della discultura.

E mentre infuria la lotta contro i vaccini, la paura più verosimile è quella di ammalarsi di disinformazione.

 

Esempio di video considerato “gentista”

 


 

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About Viviana Giuffrida

REDATTRICE | Classe 1995, vive a Catania. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza nella sua città, dedicandosi inoltre a doposcuola, giornalismo e volontariato. Non le manca mai il tempo per libri e serie TV, nonché per una buona birra tra amici.

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