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Francia ed Europa: tra riforma del lavoro, rivolte e licenziamento illegittimo

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I manifestanti contro la Loi Travail a Parigi
I manifestanti contro la “Loi Travail” a Parigi

La Francia sta attraversando un momento drammatico ed è oggi scossa da numerose manifestazioni di protesta, spesso violente, di lavoratori e studenti contro la riforma del lavoro portata avanti dal Governo di François Hollande, esponente del Partito Socialista. In una Francia in crisi i sindacati hanno saputo parlare al cuore dei lavoratori e ne hanno ottenuto l’appoggio, nonostante la crescita di sfiducia nei loro confronti. Una sfiducia che si è rivelata crescente anche in altri paesi, tra cui l’Italia. La Francia si trova in una condizione di estrema tensione, ferita da attacchi terroristici e in perenne Stato di Emergenza, stretta nella morsa del populismo di estrema destra che vede nella Marine Le Pen la sua guida carismatica. A ciò si aggiungano le rivolte di una classe lavoratrice ancorata agli astratti principi di una Sinistra radicale che dovrebbe diventare più moderata, acquistando una maggiore concretezza. Rivolte che hanno provocato oltre 300 feriti tra manifestanti e forze dell’ordine, chiamate a garantire la sicurezza della società. Bisogna quindi chiedersi quale sia il contenuto della tanto contestata Loi Travail.

La Loi Travail è una riforma laburista presentata da un Governo moderato di sinistra, quello di Hollande, che ha attualmente un bassissimo indice di gradimento. E’ una riforma finalizzata a rendere più flessibile il mercato del lavoro secondo i principi dettati dall’UE per contrastare la crisi economica. La riforma francese, come il Jobs Act italiano, cerca di rilanciare l’occupazione in un periodo particolarmente nefasto per chi cerca lavoro. Sono infatti molte le persone che, nonostante i titoli conseguiti, sono in cerca di un’occupazione, lottando ogni giorno per garantire a se stessi e alla propria famiglia un’esistenza dignitosa, e altrettante sono quelle che hanno perso la fiducia nel sistema.

 

  • FRANCIA E ITALIA
Una vignetta satirica contro il Loi Travail
Una vignetta satirica contro il “Loi Travail”

In Francia, perché il datore possa licenziare il proprio dipendente, è necessario avere una giusta causa e il licenziamento non deve essere discriminatorio o contrario a divieti di legge. Il reintegro del dipendente nel posto di lavoro può essere imposto alle parti dal giudice solo in caso di licenziamento illegittimo perché discriminatorio o contrario ad un divieto di legge. Questi principi non sono toccati dalla riforma, che incide solo sulle conseguenze del licenziamento illegittimo per assenza di giusta causa. Attualmente se il licenziamento è illegittimo per assenza di giusta causa, il giudice propone alle parti il reintegro ma entrambe, compreso il datore, hanno la facoltà di rifiutarlo. In tal caso il datore dovrà corrispondere al lavoratore un’indennità sostitutiva discrezionalmente determinata dal giudice, non inferiore a sei mensilità. Se la riforma verrà approvata l’indennità dovrà essere contenuta tra un minimo di tre e un massimo di quindici mensilità, garantendosi la certezza del diritto.

In Italia il reintegro viene disposto dal giudice, insieme al risarcimento del danno, in caso di licenziamento discriminatorio, orale o contrario a divieto di legge, anche dopo la riforma. Prima della riforma e diversamente dal sistema francese, il reintegro veniva disposto anche nelle ipotesi più importanti e frequenti di illegittimità del licenziamento dovuta ad assenza di cause giustificatrici, e solo al lavoratore era data la facoltà di optare per un’indennità sostitutiva. Dopo il Jobs Act la situazione si rovescia(per i soli nuovi assunti): quasi in tutti i casi di assenza di cause giustificatrici è prevista un’indennità pari a due mensilità per anno di servizio tra un minimo di quattro e un massimo di ventiquattro, mentre il reintegro è previsto solo in un’ipotesi residuale. Sembra che la disciplina francese sia dunque più moderata di quella italiana.

La riforma francese incide anche sull’orario di lavoro: fermo restando che l’orario normale di lavoro è di trentacinque ore settimanali (contro le nostre quaranta), si hanno un aumento dell’orario straordinario da quarantaquattro a quarantasei ore di media calcolata in un periodo di sedici settimane anziché dodici e una diminuzione del compenso per gli straordinari.

 

  • COSA AVVIENE, INVECE, NEGLI ALTRI PAESI DELL’UE?
François Hollande (1954) al vertice del G7, Ise-Shima, in Giappone, ha detto che la Loi Travail è una buona riforma
François Hollande (1954) al vertice del G7 tenutosi ad Ise-Shima, in Giappone, ha affermato che la “Loi Travail” è una buona riforma e che non cambierà le sue posizioni

In Gran Bretagna la discrezionalità del giudice è massima, ma la differenza sta nel modo in cui i giudici la impiegano. In caso di licenziamento discriminatorio o contro divieti di legge, il giudice dispone il reintegro e il risarcimento del danno senza limite massimo. In caso di licenziamento senza causa giustificatrice (unfair dismissal), il giudice può disporre il reintegro o un’indennità sostitutiva. Solo nel 2.2% dei casi concreti i giudici britannici dispongono il reintegro. Negli altri casi si opta per un’indennità sostitutiva , perché si ritiene che il rapporto di fiducia tra le parti sia eccessivamente deteriorato.

In Spagna spetta al datore la scelta tra reintegro o indennità sostitutiva in caso di licenziamento illegittimo. L’indennità è pari a circa una mensilità per anno di servizio fino ad un massimo di dodici.

In Germania se il datore licenzia senza giusta causa il proprio dipendente, il giudice può disporre il reintegro o alternativamente un’indennità compresa tra dodici e diciotto mensilità (95% dei casi). E’ questo un sistema a cui quello italiano dovrebbe ispirarsi di più. Nella Loi Travail e nel Jobs Act vi è troppa differenza di tutela tra chi ha maturato una certa anzianità di servizio e chi no. Differenza che invece è ridotta equamente in Germania. Il reintegro è uno strumento privo di concretezza perché finisce col ricongiungere due soggetti il cui rapporto di fiducia, che è fondamento del contratto di lavoro, si è irrimediabilmente infranto. Perciò viene in molti paesi limitato alle ipotesi più gravi di illegittimità.

Il clima del dibattito politico è diventato pesante e la sinistra sembra soffermarsi sempre più su posizioni astratte e radicali. Lo scenario francese è indicativo di questa situazione e dovrebbe spingerci a riflettere sull’identità della sinistra. A spingerci a riflettere deve essere anche l’inciviltà emersa negli scontri. E’ vero che tali riforme non sono sufficienti per risolvere la crisi in cui gli Stati versano, ma trattasi comunque di un significativo, seppur piccolo, passo in avanti. La sinistra dovrebbe sapersi rinnovare avviando un processo di moderazione non finalizzato a svilirne i valori, ma solo a renderli aderenti allo scenario economico e politico contemporaneo. A caratterizzare il centrosinistra è una maggiore propensione al welfare, una maggiore attenzione per chi versa in condizioni di indigenza e difficoltà. Per chi lotta onestamente per migliori condizioni di vita. E’ questo, dopotutto, il senso del vivere insieme ed è per questo che la comunità non deve lasciare indietro i suoi componenti ma prestar loro supporto in modo solidale.

E’ altrettanto vero, però, che non si deve deprimere la crescita del mercato o vincolarlo esageratamente. Ed è questa la sfida più difficile anche per i più capaci uomini politici.

 

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, Diritto Costituzionale e Commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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