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Focus on South Korea

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

Negli ultimi anni vi è uno Stato orientale che sta facendo molto parlare di sé: la Corea del Sud. Non starò qui a narrarvi la storia politica della Nazione, la sua geografia o il suo potere economico. Tali informazioni potete cercarle voi stessi sulla rete, da fonti certamente molto più informate di me.

 

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PSY nel video del singolo Gangnam Style, 2012

 

Oggi vorrei parlarvi della cultura del Paese, che sempre di più fra i paesi orientali sta entrando a far parte del mondo occidentale. Certo, se alla maggior parte delle persone le parole Corea del Sud riporteranno alla mente i tragici Mondiali del 2002, la canzone Gangnam Style del rapper PSY ed alcuni nomi di giocatori online (i cosiddetti challenger coreani, giocatori professionisti). Questi riferimenti, ovviamente, non esprimono quasi nulla della reale cultura della Nazione (sarebbe presuntuoso affermare il contrario: allo stesso livello di uno straniero che del nostro Paese conosce soltanto pizza e Berlusconi), ma il solo fatto che questi collegamenti mentali esistano presuppone già di per sé il fatto che la Corea del Sud, da uno dei tanti Paesi asiatici, sia diventato uno dei pochi non solo capace di far parlare di sé ma anche di entrare a far parte della ramificata cultura occidentale. Certamente, la Nazione asiatica che più è riuscita ad entrare nella cultura occidentale – e che è stato in grado di venderci i suoi prodotti in maniera costante – è senza dubbio il Giappone. Ed è proprio sul modello nipponico che si è fondata via via la cultura coreana:  quest’ultima è riuscita in modo intelligente ed imprenditoriale a prendere, infatti, ogni punto di forza delle culture straniere, per poi trasformarlo in modo personale e riproporlo in maniera del tutto naturale e, soprattutto, con i nostri gusti. Com’è stata definita una volta da una persona a me cara, per certi versi la Corea del Sud corrisponde al Giappone dei poveri: da non prendere in senso dispregiativo, ma rimarcando proprio il fatto che questo Paese offre quasi tutti i servizi e la cultura del suo vicino, ma con prezzi molto più abbordabili. Infatti, proprio come i nipponici, gran parte della loro economia è basata sulla tecnologia (ricordo che la Samsung è coreana ed attualmente è una delle maggiori rivali di un colosso mondiale come la californiana Apple) e inoltre lo sfruttamento commerciale della figura dell’idol è presente anche qui, probabilmente ad un livello maggiore rispetto il Giappone. Per chi non lo sapesse, l’idol è un vip plasmato al fine di diventare l’idolo delle masse composte principalmente da giovani. Esempi di idol occidentali, per intenderci, potrebbero essere i Menudo, Justin Bieber e gli One Direction. Ma non sarebbe del tutto esatto, poiché il fatto di essere un idol non è totalmente rilegato all’ambito musicale quanto alla capacità effettive, dei vip in questione, di saper persino ballare, recitare ed essere in grado di fare cose che lo trasformino in un vero idolo per i giovani. In Corea, il mondo degli idol è molto simile a quello nipponico. Ed è possibile riassumerlo, dunque, in tre aspetti fra loro correlati:

1- Le condizioni lavorative degli idol: dovendo rappresentare dei modelli per i giovani, quest’ultimi devono costantemente apparire in quanti più media possibili, devono necessariamente imparare determinate abilità e devono essere costantemente “in onda” (che facciano serie tv, film, canzoni o balletti non importa, l’importante è che lavorino incessantemente; ciò non vale se il suddetto idol ha l’età prevista per la leva militare, difatti ancora obbligatoria in Corea). Dispongono di una libertà molto ristretta e in alcuni casi devono persino vivere insieme agli altri membri del gruppo (qualora facessero parte delle boy-band/girl-band), non possono fidanzarsi per mantenere nei fan quel sogno puerile di diventare la persona che riuscirà un giorno a sposare l’idol e, ovviamente, non possono esprimere interamente il proprio essere, non potendo difatti entrare nel merito di alcuni argomenti considerati taboo. Sotto questo punto di vista, gli idol giapponesi sono molto simili a quelli coreani, con la differenza che questi ultimi dispongono però di condizioni lavorative molto più restrittive ;

 

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Le “Brown Eyed Girls”, una delle girl-band più celebri della Corea del Sud

 

2- Altro aspetto è rappresentato dalla quantità di idol. Vi è infatti un numero incredibilmente alto di boy-band/girl-band che, nella Corea del Sud, la musica indie viene ancora intesa con il basilare principio di musica indipendente non in mano alle commerciali case discografiche e non come un sottogenere del rock con le proprie caratteristiche ;

3- Infine, la peculiarità più sconvolgente del mondo degli idol e il punto di distacco dal mondo nipponico (in cui questo problema si manifesta in forme molto più lievi) è rappresentato dai cosiddetti sasaeng. Parte del pubblico e dei fan, sono purtroppo dei giovani così ossessionati dalle figure dell’idol al punto da essere incriminati per stalking e altri reati: cio probabilmente è dovuto dall’esagerata commercializzazione di questi ragazzi. Non sono rari i casi, infatti, di molestie subite da parte dei sasaeng e questo problema non accenna a diminuire. Appare chiaro, in definitiva, che il modello culturale coreano si sia fondato ed evoluto in parte da quello giapponese, cercando di superarlo ed aumentando quantitativamente ogni suo aspetto (se vi sono gli idol in Giappone ci sono anche in Corea se non di più, se nel Paese del sol levante ci sono i manga ed i fumetti con determinati stili e caratteristiche, ecco che in Corea sorgono i manhwa che ne riprendono le medesime peculiarità) .

Fino a dove riuscirà a spingersi, la Corea del Sud, con il suo progresso culturale?

 

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About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

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