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“Florence Foster Jenkins”: quando la musica è solo passione

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La storia di una mecenate statunitense realmente esistita nel Novecento. Un’ereditiera convinta di essere un ottimo soprano. Illusa da tutti e allo stesso tempo felice.

Attenzione: l’articolo contiene spoiler

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L’attrice statunitense Meryl Streep (1949) nei panni del soprano statunitense Florence Foster Jenkins, nell’omonimo film del 2016

Il lungometraggio diretto da Stephen Frears – regista britannico d’eccezione che ha vinto numerosi premi internazionali con Philomena: film del 2013 interpretato da un mostro sacro della recitazione al femminile, Judi Dench – rispetta con attenzione la biografia di Florence Foster Jenkins ed è interpretata da un’altra grandissima attrice: Meryl Streep.

New York, 1944. Florence è una donna eccentrica, unica nel suo genere e molto innamorata di suo marito, St. Clair Bayfield, interpretato da un maturo Hugh Grant. La scelta di ambientare il film nell’ultimo anno di questa donna, senza seguirla nella sua crescita e nella sua vita per certi aspetti travagliata, è ben riuscita. La storia è raccontata dalla protagonista, senza flashback o trucchi di montaggio e post-produzione. Stephen Frears punta tutto sulle qualità di Meryl Streep che ci porta nel mondo della fondatrice del Verdi Club negli Anni ’20, già matura e carica di tutte le sue esperienze, tra cui anche quella della lunga malattia.

Come la storia autentica della donna raccontata, Florence ha contratto in giovane età la sifilide dal suo primo marito – il dottor Frank Thornton Jenkins – e quindi è stata costretta ad abbandonare lo studio del pianoforte per i dolori alle articolazioni della mano sinistra, dedicandosi totalmente al canto lirico. E forse, per questo motivo, tutti percepiscono la sofferenza della donna dietro al suo tanto fare e mettersi in gioco, la apprezzano senza bisogno di riscontrare alcuna dote canora o di ritmo ma adorando il suo modo di essere e la sua grande generosità. Infatti, questo non è un sogno realizzato dal regista perché anche la vera Florence Foster Jenkins fu acclamata a New York, anche se molti giornalisti avrebbero voluto contestare le sue esibizioni. Di fatti, all’età di settantasei anni la donna cedette alle richieste del pubblico e si esibì alla Carnegie Hall, una delle più importanti sale da concerto di musica classica e leggera a livello mondiale.

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L’attore statunitense Simon Helberg (1980) e l’attore britannico Hugh Grant (1960) rispettivamente nei panni del Signor McMoon e St. Clair

Meryl Streep stupisce come suo solito e onestamente il lungometraggio senza la sua maturità artistica non renderebbe giustizia alla storia della donna, viste le sottigliezze del personaggio. Non possiamo dimenticarci che l’attrice ha notevoli doti canore utilizzate in film – musical come Into the Woods, Mamma mia! e Dove eravamo rimasti; mentre in questo lungometraggio, deve trovarsi a suo agio con una totale mancanza di talento artistico. Inoltre, anche Hugh Grant interpreta benissimo il suo ruolo dimostrando l’amore profondo per una donna, anche se platonico, in forma di grande collaborazione e stima. Inizialmente il suo personaggio sembra rappresentare l’ennesimo approfittatore di ricchezze altrui, ma scopriamo a poco a poco quanto veramente tiene alla donna e come se ne preoccupa.

Altra figura interessante all’interno del film è quella del pianista Cosmé McMoon – interpretato da Simon Helberg – che accompagna la donna nelle sue tragicomiche esibizioni: inizialmente è stupito e vorrebbe rifiutarsi di suonare, ma si affeziona alla gentilezza e allo spirito di Florence. Alla fine, lo spettatore segue proprio il percorso emotivo del Signor McMoon (come lo chiama sempre la protagonista) e, come lui, è commosso dalla forza d’animo e dal coraggio di una donna che vuole assolutamente continuare a sognare.

Florence Foster Jenkins è una commedia divertente. Il regista è bravo ad approfondire certi elementi come il rapporto tra i due coniugi e a non essere superficiale, senza annoiare: trova il giusto equilibrio. La conclusione del film lascia spazio a una citazione autentica di Florence che, benché le recensioni a lei nascoste, potrebbe aver capito di avere molte meno doti canore di quanto pensa e, nonostante tutto, ha la gioia nel cuore: «La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato».

La donna era già stata d’ispirazione al regista francese Xavier Giannoli con il film Marguerite, elaborato però con scelte diverse e meno fedeli alla biografia di Florence. Infine, questo esilarante lungometraggio ha ottenuto la candidatura come miglior film alla 74^ edizione dei Golden Globe Awards, che saranno presentati Domenica 8 Gennaio 2017 in diretta sul canale americano NBC e su SKY Atlantic a livello internazionale.

Ultima nota da sottolineare: Meryl Streep ha conquistato la nomination come MigliorE Attrice Protagonista, Hugh Grant quella come Miglior Attore Protagonista e Simon Helberg quella come Miglior Attore Non Protagonista.

 

 

 


 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana a Roma, in comunicazioni, media e marketing. Durante gli studi vive prima a New York e poi a Miami, dove sviluppa la sua passione per la fotografia e la recitazione.

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