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Fiscal Compact: qual è il prezzo dell’integrazione europea?

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

di Fabiano Catania

Le imminenti elezioni Europee del 25 Maggio stanno ponendo l’accento su molti aspetti che l’Unione Europea presenta e che spesso sono stati accolti dal nostro Paese con un po’ troppa leggerezza.

Uno dei temi più caldi che sono balzati all’ordine del giorno dei vari dibattiti e è certamente il Trattato sulla stabilità, meglio noto come Fiscal Compact. Si tratta di un accordo approvato con un trattato internazionale entrato in vigore il 1° Gennaio 2013 ed è caratterizzato da varie norme in materia di equilibrio di bilancio vincolanti per i Paesi firmatari, che ad oggi risultano essere tutti i membri dell’Unione Europea ad accezione di Regno Unito e Repubblica Ceca.

I contenuti di tale trattato segnano un passaggio in avanti epocale verso una politica fiscale comune, tanto voluta dalla Germania, e prevedono l’inserimento (tramite norme di rango costituzionale) di varie clausole molto tecniche e molto complesse, tra cui due che sono sicuramente determinanti per il nostro Paese:

  •  Obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio ;
  •  Forte riduzione del rapporto debito pubblico/PIL al ritmo di un ventesimo l’anno, fino ad arrivare al famoso parametro già previsto dal Trattato di Maastricht che imponeva che tale rapporto non potesse superare il 60% .

Per quanto riguarda il primo punto, in linea con la sua storica anima Europeista, l’Italia ha già inserito in Costituzione “il pareggio di bilancio”, risultando attualmente l’unico Paese ad averlo fatto; il secondo punto invece è sicuramente quello più delicato e soggetto a forti critiche da parte, tra gli altri, di autorevoli economisti. La situazione dei conti pubblici italiani, com’è noto, non è delle più rosee, le ultime stime recenti sul nostro debito pubblico rivelano che è cresciuto arrivando a duemila cento miliardi di euro; questo incredibile numero aggrava fortemente il famoso rapporto Debito/PIL che in questo momento si attesta oltre il 130 %. I dati sono senza dubbio allarmanti e l’impatto del Fiscal Compact sulla nostra economia potrebbe realmente essere devastante dato che l’Italia dovrebbe ridurre tale rapporto di un ventesimo l’anno che tradotto significa un taglio della spesa pubblica tra i 40 e i 50 miliardi di euro l’anno per venti anni. Quello che preoccupa di più i cittadini è il sistema con cui queste misure, che dovranno entrare in vigore dal 2015, verranno adottate; sarà necessario innanzitutto capire cosa verrà tagliato e in che misura.

Alcuni autorevoli economisti, tra i quali cinque premi Nobel, hanno aspramente criticato questa politica asserendo in un appello al presidente americano Obama che: <<Inserire nella costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose; soprattutto questo avrebbe “effetti perversi in caso di recessione”>>.

Un simile vincolo costituzionale annullerebbe di fatto il potere discrezionale dei singoli Paesi nell’utilizzare al meglio la propria spesa pubblica, rendendo molto più complessa l’erogazione di fondamentali servizi come la sanità, le pensioni, l’istruzione e molte altre; inoltre renderebbe ancora più complicato intervenire in caso di disastri naturali in quanto lo stanziamento di aiuti, in questo caso, dovrebbe essere bilanciato da altri tagli per riuscire a rientrare all’interno del “pareggio di bilancio”. A tal proposito, l’economista e premio Nobel Paul Krugman ha affermato che tale politica porterebbe inevitabilmente alla dissoluzione dello Stato Sociale. La gravità del problema ha una portata enorme e non interessa ovviamente solo l’Italia, ma anche tutti quegli altri Paesi con economie attualmente deboli rispetto alla Germania, quali Grecia, Spagna e Portogallo.

Il Fiscal Compact, infatti, insieme al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) sono stati concepiti per puntellare ancora una volta la cosiddetta Eurozona, caratterizzata da economie tra loro troppo diverse per ritmi produttivi e caratteristiche generali e annullare quel divario tra Paesi del Nord Europa e Paesi del Mediterraneo che tuttora sembra incolmabile.

L’integrazione europea fa un nuovo, storico, passo avanti.

Ma a che prezzo?

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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