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Il Festival di Cannes: gemma del soft power francese

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Blake Lively (1987), attrice e modella statunitense, sul red carpet del Festival di Cannes 2016
Blake Lively (1987), attrice e modella statunitense, sul red carpet del Festival di Cannes 2016

Anche quest’anno si è svolto il famoso Festival di Cannes, paradiso dello star system, dove amano sfilare tutte quelle persone che hanno la fortuna di guadagnare solamente per essere visti. Con vestiti straordinari addosso e gioielli più luminosi della loro sete di celebrità, camminano sulle scale fiammeggianti pregando perché nessuna caduta possa rovinare il loro momento di gloria. E anche quest’anno il mondo aveva gli occhi puntati sulle stelle americane piuttosto che sui gioielli cinematografici scelti da una giuria molto esigente. È vero infatti che la maggior parte delle persone che leggono le pagine della stampa, non vedranno probabilmente nessuno di questi film. Come potrebbe competere Io, Daniel Blake, pamphlet anticapitalista del britannico Ken Loach e Palma d’Oro 2016, con i vestiti di moda e tutti quei sorrisi di rito? Quando si tratta di cinema lo spettatore reclama sogno, fantasia e una via di fuga dal quotidiano.

Eppure, l’essenza del Festival di Cannes risiede nel potere di presentare al pubblico dei film che spesso scappano ai codici d’acquisto tradizionali dei Blockbuster. In effetti, le Palme d’oro vengono generalmente attribuite a delle favole, che affrontano tematiche sociali e con una trama che evidenzia la bruttezza del mondo e le sue ingiustizie. Così La vie d’Adèle mostrava nel 2011 una relazione passionale lesbica, non certamente culminata in un lieto fine. E come non menzionare Il Gattopardo, vincitore della Palma d’Oro del 1963, che racconta la fine di un’epoca storica, evidenziando tutte le sue problematiche politiche e sociali? Una grande parte dei migliori film presentati a Cannes hanno in comune il rifiuto d’imbrogliare con la lentezza naturale degli eventi e la concisione di certi dialoghi. Non si tratta solo di divertire ma anche – e forse soprattutto! – d’informare o disturbare. Accade allora un contrasto quasi irreale tra le indecenti paillette degli invitati e la sobrietà della selezione ufficiale. Un contrasto che solo i francesi sanno generare.

Il Festival di Cannes rappresenta in effetti non solo un rendez-vous cruciale per i VIP, ma anche una consacrazione per la cultura francese. La Francia ama ricordare che, per un piccolo momento, sottrae i riflettori al monopolio dell’attenzione di Hollywood. Questa lotta di fierezza ha un ruolo essenziale per il paese che, dall’epoca di Charles de Gaulle, rifiuta qualsiasi egemonia culturale, soprattutto americana. Questa problematica si è ancora intensifica con le discussioni a proposito del famigerato TAFTA, che provoca una vera e propria ostilità da parte della Francia. Il paese soffre della perdita del suo vecchio primato culturale, quando ogni avvenimento trovava il suo apogeo a Parigi, città dove bisognava essere qualcuno per forza di cose. Questa nostalgia di una gloria passata si trova oggi in conflitto con la predominanza accordata a tutto ciò che proviene dagli Stati Uniti, al mito dell’American dream.

Gilbert du Motier de La Fayette (1757 - 1834) è stato un militare e politico francese con la cittadinanza statunitense. Celebre fu il suo contributo sia nella Rivoluzione americana che nella Rivoluzione francese.
Gilbert du Motier de La Fayette (1757-1834) è stato un militare e politico francese, con la cittadinanza statunitense. Celebre fu il suo contributo sia nella Rivoluzione Americana che in quella Francese

Tuttavia Francia e Stati Uniti condividono una lunga e bella storia in comune. Il famoso La Fayette, prima di rappresentare la Francia e soprattutto Parigi attraverso il nome dato ai grandi magazzini, rappresentò il legame prezioso tra il popolo francese e quello americano, che hanno un tempo lottato insieme nel nome della stessa ideologia di emancipazione liberale. Non per niente La Fayette fu nominato Cittadino d’Onore degli Stati Uniti dopo il suo servizio durante la Guerra d’indipendenza. In quanto all’implicazione americana nel mantenimento della libertà francese, la si è misurata durante le due guerre mondiali (1914-1918 e 1939-1945) e continua di essere celebrata ogni anno dai francesi: certe regioni francesi, come la Normandia, presentano ancora le tracce del sangue versato dai numerosi giovani americani.

Due Stati simili, paragonabili a delle sorelle che, nonostante siano incapaci di odiarsi, non si capiscono più. I cliché considerati dagli uni e dagli altri sono chiarificatori: nell’immaginario francese, l’americano è “loud“, un poco ignaro, non sa mangiare e apprezza di più la quantità che la qualità. Il francese invece è visto dagli americani come un arrogante, pedante e poco preoccupato dalla sua igiene agli occhi degli Americani. È importante constatare che i due popoli si giudicano reciprocamente, accecati dalla fierezza smisurata della Patria. A fondo, il problema è forse quello. Ecco, due Stati dall’ambizione simile di rappresentare un modello politico e culturale per il resto del mondo. Due Stati che, attaccati oggi dall’oscurantismo ed il fanatismo grazie al modello che rappresentano, si vedono oggi costretti a prendere atto che quest’ambizione è fallita. Due Stati che dovranno necessariamente aiutarsi di nuovo e ricordarsi che la sopravvivenza di uno è stata spesso legata a quella dell’altro. Queste parole risuonano ancora più solenni ora che siamo, sia in Francia che negli USA, alla vigilia delle elezioni presidenziali e all’indomani degli attacchi terroristi, negli Stati Uniti come in Francia.  La Francia sta assistendo all’indebolimento del sentimento europeo, che aveva contribuito in parte a costruire, affinché fungesse da contrappeso di fronte agli Stati Uniti. La sovranità rappresenta in effetti un argomento di importanza crescente per i Francesi di cui il numero non fa più il peso dato il gigantismo delle nuove potenze mondiali.

Passare dall’analisi di un festival glamour a quella delle relazioni franco-americane: Ecco un bello spirito francese, mi direte!

 

 


 

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About Léonor Maridat Belotti

COLLABORATRICE | Viaggiatrice di 21 anni, italo-francese. È cresciuta nei Caraibi, poi nel Sud-Ovest della Francia. Adottata da Parigi, trasporta un po' d'Italia ovunque vada. E' disperatamente appassionata di Politica. Ha vissuto per qualche mese a Montréal.

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