Fertility Day

“Fertility Day”: flop day

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Beatrice Lorenzin
Beatrice Lorenzin (1971) è una politica italiana, Ministro della Salute del Governo Letta dal 28 Aprile 2013, carica riconfermata nel Governo Renzi dal 22 Febbraio 2014

Su Twitter l’hashtag #fertilityday è diventato subito trend topic, anche se non come gli ideatori avrebbero sperato, mentre il sito www.fertilityday2016.it è andato offline, probabilmente per i troppi click. Sembra che il #FertilityDay, la giornata celebrativa della fertilità umana ideata dalla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, non sia stata l’unica campagna di sensibilizzazione sul tema a scatenare polemiche. Dal Giappone a Singapore, dalla Gran Bretagna alla Danimarca: tuttavia, non tutte le iniziative si sono rivelate un flop.

Basterebbe girare per il mondo e vedere quali soluzioni abbiano adottato altri popoli per prendere a modello con le opportune trasformazioni, ed adattarle alla realtà italiana. All’interno di una campagna di comunicazione, oltre alla cultura ed alla professionalità non si può non avere come punto di riferimento l’etica, cioè la morale che deve informare trasversalmente ogni azione compiuta dalle persone. L’etica va applicata, non declamata attraverso dei codici inutili. Due le critiche principali alla campagna che ha slogan come <<Sbrigati, non aspettare la cicogna>> o <<La fertilità è un bene comune>>. Da una parte si afferma che il problema principale che ostacola la maternità è di tipo economico, dall’altra si accusano gli slogan di colpevolizzare le donne che, per volontà o per altri problemi, non hanno fatto figli, una retorica che richiama secondo alcuni quella fascista. Una campagna di comunicazione, la vera comunicazione, non sempre fa la sua parte nell’alimentare un processo che dovrebbe portare alla qualità piuttosto che all’appiattimento.

Lo scrittore Roberto Saviano, commentando la campagna con un tweet, ha scritto: <<Il fertility day è un insulto a tutti a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro. E il 22 mi rovinerà il compleanno>>. Ma la vita è tutto un quiz, diceva una canzone del non dimenticato programma di Renzo Arbore. Nella sua superficiale affermazione del titolo ci ricordava gli interrogativi cui siamo chiamati a rispondere giorno per giorno. Essi non finiscono mai, perché nessuna persona sa cosa gli accadrà tra un anno, un giorno, un minuto. Si continua a discutere di stabilità e di precarietà: è vero che in un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra, dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese.

Campagna del Fertility DayL’errore di questa campagna è stato quello di ritenere il punto di arrivo come un percorso definitivo. In Italia l’infertilità è in aumento: un milione di coppie è in cerca di aiuto. Non si può non essere d’accordo con l’intento del Fertility Day di rammentare, soprattutto ai giovani, che la fertilità sia un bene prezioso da difendere opportunamente. Suscita, però, alcune perplessità la modalità di comunicazione scelta per proporlo. Certamente, il nostro Paese soffre da tempo di un’inarrestabile contrazione delle nascite che ha portato, nel 2015, al numero più basso di nuovi nati dall’Unità d’Italia ad oggi, ma non è certamente questa la priorità da porre. La cultura è fatta di comunicazione ridondante, serve per esprimere concetti stringati, in modo che chi ascolta e legge possa capire con immediatezza. Chi ha i predetti atteggiamenti lo fa non con naturalezza, bensì per impressionare. Ma se dietro l’impressione non arrivano i contenuti ad una facile memorizzazione del messaggio segue un altrettanto facile smemorizzazione. La questione del linguaggio, in una campagna di comunicazione, non è secondaria né per comprendere né per comprendersi. Coloro che si nascondono dietro la cortina fumogena di frasi ampollose, non sanno che cosa vogliono dire oppure lo sanno perfettamente, cercando di indurre chi ascolta in errore, il che denota un atteggiamento mentale disonesto perché tende ad ingannare il prossimo anziché trasmettergli un sapere. Naturalmente, oltre al valore fondamentale dell’onestà occorre anche la competenza, per razionalizzare i propri pensieri ed esporli in modo sequenziale e logico, perché la comunicazione nel suo insieme lasci traccia.

Una domanda che molti si sono posti è stata: perché tale campagna si è rivolta soltanto alle donne e non anche agli uomini? Sono passati decenni in cui i due sessi hanno cercato di ricalibrare il loro rapporto in funzione di una maggiore presenza del padre e di una equa suddivisione dei compiti. Come si fa a non tener conto del fatto che il costo di un asilo nido privato funge da “deterrente” alla procreazione? Come si fa a non tener conto che in Italia l’obiezione di coscienza supera il 90% e che senza la libertà di abortire non c’è consapevolezza alla procreazione? Al giorno d’oggi i giovani quale luogo di confronto e discussione hanno per conoscere la propria sessualità?

Bisognerebbe partire proprio da questo punto. È chiaro che non si può continuare a parlare del problema della sterilità riducendo il tutto all’immagine di una donna che ha in mano la clessidra, senza riuscire ad affrontare tutte quelle tematiche di diversa natura alla base di questo problema di salute.

 

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About Enrico Riccardo Montone

REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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