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Il fascino di Mosca: la città dei contrasti

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Cartina politica della Russia

Mosca è una città che non accoglie a braccia aperte ed ha un volto duro che porta ancora le tracce di un passato doloroso. All’arrivo in aeroporto, infatti, troveremo difficilmente dei sorrisi cordiali e degli sguardi amichevoli. Ma per chi avrà la pazienza di osservarla – con un animo senza pregiudizi e libero da qualsiasi zavorra culturale – si rivelerà una città generosa, colma di energia creativa, estremamente varia per etnie e per culture, capace di donare rapporti umani profondi ed autentici.

Per respirare e muoversi al ritmo di questa metropoli basta prendere la metropolitana e farsi inghiottire dal turbinio della vita moscovita. Capolavoro di architettura urbana, la metropolitana di Mosca attraversa in modo capillare la città dal centro alla periferia e colma le enormi distanze di questa metropoli di più di dodici milioni di abitanti. Trasporta in media otto milioni di passeggeri al giorno (che arrivano a nove milioni nelle ore di punta), una cifra certamente enorme, ma di cui non ci si rende pienamente conto finché non ci si ritrova schiacciati come sardine nei vagoni o spintonati sulle scale mobili. Parole come «mi scusi» o «permesso» nella metro sono bandite: nel guadagnarsi l’unico posticino libero all’interno del vagone vince la legge del più forte. In compenso – e questa è una delle tante contraddizioni della città – gli uomini abitualmente cedono sempre il proprio posto alle signore – babushke (signore anziane) o devushki (ragazze) che siano.

La prima linea della metropolitana (ora se ne contano tredici) venne inaugurata nel 1935 e la sua realizzazione contribuì ad esaltare il progresso socialista in campo tecnologico. Le sontuose stazioni colpiscono per esteticafunzionalità e sono un vero museo sotterraneo di Realismo socialista. Marmi lussuosi, vetrate, stucchi, soffitti con affreschi e mosaici, lampadari di cristallo, statue in bronzo che celebrano i temi tipici dell’ideologia socialista: l’amicizia tra i popoli, il mondo contadino e operaio, l’eroismo rivoluzionario, i successi in campo tecnologico, scientifico e sportivo. Ecco quindi che la stazione Majakovskaja (in onore a Vladimir Vladimirovič Majakovskij), in acciaio e rodonite, vincitrice dell’Esposizione Universale di New York nel 1939, colpisce per la sua modernità, la sua luce, la sua eleganza. Il carattere letteraturocentrico della cultura russa emerge anche nella scelta di dedicare alcune delle stazioni più recenti, come la Puškinskaja (1975), la Čhechovskaja (1987) e la Dostoevskaja  (2010) ai grandi autori classici (rispettivamente Aleksandr Sergeevič Puškin, Anton Čechov e Fëdor Dostoevskij) e di immortalare nel marmo e nelle iscrizioni personaggi e versi che sono così vicini all’anima di ogni russo, a prescindere dal suo livello di istruzione.

 

 

Si potrebbe indugiare per ore ad osservare questo andirivieni frenetico di persone, un fiume umano che svela nei volti la varietà di popoli e di etnie che compongono Mosca, tratti somatici slavi, caucasici, mongoli. La città è anche la capitale economica della Russia e negli anni ha fagocitato milioni di persone. Quello che viene chiamato Estremo Oriente Russo (comprendente il territorio che va dalla Jacutia all’Oceano Pacifico) per anni ha visto ridurre drasticamente la propria popolazione, che in alcuni regioni è calata addirittura di 2/3. Solo nel 2016, grazie a un piano statale di sovvenzioni per lo sviluppo economico e sociale di queste regioni, si è registrato – per la prima volta in tanti anni – un arresto nell’emorragia. A Mosca arrivano anche ucraini, kazaki, uzbeki, tagiki, kirghizi. La capitale economica della Russia ha attratto masse di persone giunte qui alla ricerca di salari più elevati, anche se questo sogno di benessere, come accade nelle grandi metropoli,  spesso si infrange con situazioni di sfruttamento e di degrado. Il crollo del rublo negli ultimi mesi, inoltre, ha visto molti migranti ritornare ai propri Paesi di origine e lasciare posti vacanti in mansioni più umili, come spazzini e manovali, che i russi non sono disposti a ricoprire.

Per allontanarsi dai ritmi vorticosi e frenetici della capitale basta allontanarsi di qualche chilometro e  perdersi nella sconfinata campagna russa. Un viaggio di poche ore, che è anche un viaggio a ritroso nel tempo, permette di conoscere stili di vita molto diversi rispetto ai grandi centri urbani: distese immense ed incontaminate di prati e di campi (o di neve, a seconda della stagione), di boschi (abeti e betulle, quest’ultime molto care all’immaginario russo e ricorrenti sia nei racconti che nelle favole), laghetti, torrenti. Si può camminare per ore ed ore nel silenzio più assoluto e incontrare solo qualche manciata di case. L’eminente studioso russo Dimitrij S. Lichacev ha sottolineato come il contatto con la terra e con la natura costituisca un tratto distintivo dell’animo russo: la vastità del paesaggio ha forgiato nel suo popolo l’amore per la libertà e la necessità intima di spazi aperti e sconfinati. Il legno, tipico dell’architettura tradizionale russa, è un materiale caldo al tatto, dolce, secondo lo studioso addirittura umano.

È importante sottolineare come, per molti moscoviti, l’abitazione consista per lo più in un piccolo appartamento che, seppur accogliente, si trova all’interno di qualche squallido condominio di epoca sovietica, una colata di cemento grigia e fatiscente. Tuttavia, un numero molto elevato di persone possiede una dacia (cioè una casa di campagna), che può variare dalla modesta catapecchia in legno con i servizi all’aperto alla villa lussuosa dotata di tutti i comfort. Per chi non possiede né una né l’altra, la fuga dalla frenesia e dal febbrile dinamismo della capitale si realizza aderendo alle iniziative dei numerosissimi gruppi di amanti di escursionismo. In tal modo, i moscoviti di tutte le età e di tutti gli strati sociali che nutrono il bisogno tipicamente russo di solitudine e immensità riescono, almeno per un week-end alla settimana, a ridiventare padroni del proprio tempo.

Questo aspetto stride con il lusso, lo sfarzo, l’ostentazione spasmodica del proprio status symbol, la quasi ossessione per accessori e abiti griffati che è tipica dei nuovi russi, ma si è estesa anche agli strati sociali più bassi. Mosca occupa il secondo posto come città con il maggior numero di miliardari del pianeta (al primo posto c’è Londra) ma allo stesso tempo in Russia più del 15% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.

Proprio in virtù di queste contraddizioni, Mosca è una città che invita a riflessioni mai banali e che, dietro la patina di metropoli moderna e al passo con i tempi, conserva ancora nell’anima parte dello spirito contadino della Vecchia Russia.

 

Jacuzia
Jacuzia, Russia

 


 

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About Irene Iacono

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Classe 1986, originaria di Cavazzo Carnico (UD). È laureata ad Udine in Traduzione e Mediazione culturale. Vive a Mosca ma, appena può, si rifugia tra le montagne della Carnia. Le sue passioni sono la letteratura, i viaggi, le lunghe camminate, il cinema americano classico e la sua gatta Zuzula.

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