14625706_10209042478236284_270967460_o

Il fantasma del Separatismo brasiliano

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

IL FANTASMA DEL SEPARATISMO BRASILIANO

brazil_region_sul-svg
In rosso, i tre Stati del Sud che ospitano il movimento separatista

La storia dell’umanità cammina per itinerari ciclici. Gli eventi di un periodo storico hanno la tendenza innata alla ripetizione. Il passato non è mai sepolto definitivamente, poiché il suo sepolcro viene continuamente rivisitato, e nuove candele vengono accese in memoria dei morti.

Nel cimitero delle idee, delle ideologie e delle azioni umane, c’è un’anima che cerca, senza riposo, di rinascere in diverse parti del mondo. Il Separatismo è uno di quei morti che, ignorando le frontiere geografiche, vaga per le strade del globo, provando a convincere gli insonni e i nottambuli a unirsi alla sua causa.

Dopo secoli di ridefinizioni dei limiti territoriali delle nazioni, dopo inesauribili guerre di conquista e di espansione, dopo interminabili accordi politici e dopo lo spargimento di sangue di uomini e donne, oggi conviviamo con l’errata sensazione che gli Stati moderni abbiano raggiunto la stabilità delle loro frontiere. Ora, è precisamente questa apparenza dell’unità nazionale – forgiata con ferro e fuoco – che la chimera dello smembramento, incarnata in gruppi con aspirazioni di segregazione, cerca di perturbare. Nei luoghi più remoti, la separazione territoriale è lungi dall’essere obsoleta.

Anche il Brasile, seguendo la tendenza mondiale, è stato visitato da questo controverso fantasma. Nelle terre tupiniquins, il Separatismo traccia una linea immaginaria che divide il paese in due. O meglio, che separa il Brasile e il non-Brasile. O, secondo un’ appropriazione indebita del pensiero di Carl Schmitt, che delimita il nemico e l’amico. Da un lato, i tre Stati del Sud: Paraná, Santa Catarina e Rio Grande do Sul, dall’altro ciò che rimane della nazione.

Qui vi è un’inversione rispetto la logica geografica separatista italiana, proposta da gruppi come la Lega Nord, per esempio, che in un suo vaneggiamento rivendica l’indipendenza della Padania al nord della penisola. Il movimento meridionale O Sul é o Meu País (trad: Il Sud è il mio Paese), nato del ventre brasiliano, cerca, secondo le proprie norme interne, di promuovere l’emancipazione politica e amministrativa di questa regione in modo pacifico e democratico.

Le ragioni della richiesta di indipendenza e autonomia del Sud sono molteplici, sebbene non siano così diverse da quelle presentate da altre organizzazioni separatiste, anche perché fanno parte di una stessa fantasia. Tra i fattori, i principali sarebbero:

  • Aspetti politici: la struttura istituzionale brasiliana non permetterebbe l’autonomia legislativa degli Stati. In questo caso, le differenze regionali non sono adeguatamente supportate dalle leggi, concepite per la nazione nel suo complesso.
  • Aspetti fiscali: nonostante il Sud raccolga una grande somma di tasse, l’investimento da parte del Governo Federale non avverrebbe con una proporzione adeguata. Questa mancanza di investimento federale sarebbe causata dalla sua applicazione prioritaria nelle regioni più povere dell’Unione, come il Nord Est.
  • Aspetti morali: davanti alla corruzione epidemica che si diffonde, senza ostacoli, per tutti gli ambiti della società brasiliana, in particolare nella politica, sarebbe un obbligo etico svincolarsi da questo ambiente disonesto.
  • Aspetti storici e culturali: i separatisti ricorrono alla Guerra dei Farrapos (un tentativo fallito di una rivoluzione repubblicana fatta da Rio Grande do Sul e parte di Santa Catarina che, tra il 1835 e 1845, attraverso la lotta armata, ha cercato l’indipendenza dall’Impero del Brasile. Vale la pena di sottolineare che in questo conflitto, l’italiano Giuseppe Garibaldi ha servito le truppe repubblicane) per evocare una legittimità storica della azione. Il popolo del Sud sarebbe quindi predestinato alla propria patria.
o-sul-e-o-meu-pais_logotipo_oficial
Logo ufficiale del movimento separatista brasiliano

All’inizio di Ottobre, il gruppo O Sul é o Meu País ha raggiunto l’apice del sogno segregazionista. Gli organizzatori del movimento, in modo indipendente, hanno promosso un referendum allo scopo di misurare il desiderio della popolazione del Sud di effettuare la separazione. La votazione, tenuta circondata da una nebbia tragicomica, è avvenuta di modo unilaterale: senza alcun valore legale, nemmeno il riconoscimento delle istituzioni politiche brasiliane. Infatti, l’atto è incostituzionale. La proposta di separazione di qualsiasi Stato è vietato dal primo articolo della nostra Costituzione, perché: la Repubblica Federativa del Brasile è formata dalla unione indissolubile degli Stati.

Tuttavia, secondo l’organizzazione, il “plebiscito” ha avuto il voto di 615.917 persone dei tre Stati del Sud. Come risultato, 95,74% dei cittadini hanno detto “sì” alla domanda: «Tu vuoi che il Paraná, Santa Catarina e il Rio Grande do Sul formino un paese indipendente?».

Ironicamente, l’esecuzione del suffragio è stata diffusa solo tra gli stessi sostenitori della causa separatista. Così, il desiderio di smembramento nasconde questioni politiche molto più profonde: l’individualismo portato a livelli estremi, in cui le avversità e le fragilità umanitarie del resto della Nazione sono problemi del resto della Nazione; la xenofobia travestita da patriottismo e il pregiudizio nei confronti dei migranti celato con la priorità dei nativi; il sogno neoliberale dello Stato minimo nei luoghi dove lo Stato è più necessario; l’illusione di una superiorità regionale quando la storia ci insegna gli effetti nefasti di questa illusione.

In tal modo, contro lo spirito repubblicano, l’allucinazione di un altro scisma prende forma. Il nostro paese, che ha dimensioni continentali, è disturbato dall’idea secondo cui la divisione fondata su un culturalismo regionale sarebbe utile. Luogo questo, dove il multiculturalismo è un marchio fondamentale del carattere brasiliano. Così, il movimento del Sud brasiliano è stato convinto dal fantasma del Separatismo che appartenere al Brasile sia l’origine dei più importanti problemi della regione.

Ma il fantasma, essendo da tempo sepolto nel vallo delle ideologie, ignora che noi, meridionali, siamo parte costitutiva del problema brasiliano.

 

captura-de-tela-2015-03-15-c3a0s-18-05-10
Manifestazione dei separatisti

 

—oooOOOooo—

 

 

O FANTASMA DO SEPARATISMO BRASILEIRO

brazil_region_sul-svg
Em vermelho, os três Estados que sediam o movimento separatista

A história da humanidade caminha por veredas cíclicas. Os eventos de um período histórico possuem a tendência inata da repetição. O passado nunca é sepultado definitivamente. O sepulcro do pregresso é corriqueiramente revisitado, e novas velas são acesas à memória dos finados.

No cemitério das ideias, das ideologias e das ações humanas, existe uma alma que tenta, sem descanso, reencarnar em diversos lugares do mundo. O Separatismo é um desses mortos que, por ignorar as fronteiras geográficas, perambulam pelas ruas do globo, procurando convencer os insones e os notívagos a participarem de sua causa.

Após séculos de redefinições dos limites territoriais das nações, após inesgotáveis guerras de conquista e de expansão, após infindáveis acordos políticos e após o derramamento do sangue de homens e mulheres, hoje convivemos com o sentimento equivocado de que os Estados modernos alcançaram a estabilidade de suas zonas limítrofes. Ora, é justamente essa aparência da unidade nacional – forjada a ferro e fogo – que a quimera da desanexação, encarnada em grupos com anseios de segregação, procura perturbar. Nos lugares mais remotos, a separação territorial está longe de ser um assunto obsoleto.

O Brasil, seguindo a tendência mundial, também é visitado por esse fantasma polêmico. Em terras tupiniquins, o Separatismo traça uma linha imaginária que divide o país em dois. Ou melhor, que separa o Brasil e o não-Brasil. Ou, conforme uma apropriação indevida do pensamento de Carl Schmitt, que delimita o inimigo e amigo. De um lado, os três Estados do Sul: Paraná, Santa Catarina e o Rio Grande do Sul. Do outro, aquilo que sobra da nação.

Aqui, existe uma inversão da lógica geográfica separatista italiana, proposta por grupos como o Lega Nord, por exemplo, que em seu devaneio reivindica a independência da Padania ao Norte da Península. O movimento meridional O Sul é o Meu País, nascido das entranhas brasileiras, busca, de acordo com o próprio regimento interno, promover a emancipação política e administrativa dessa região de modo pacífico e democrático.

As razões para o pedido de independência e autonomia do Sul são variadas, embora não tão diferentes àquelas apresentadas por outras organizações separatistas, mesmo porque são partes de uma mesma fantasia. Entre os fatores, os principais seriam:

  • Aspectos políticos: a estrutura institucional brasileira não permitiria a autonomia legislativa dos Estados. Nesse caso, as diferenças regionais não seriam devidamente amparadas pelas leis, pensadas para o conjunto da nação.
  • Aspectos tributários: apesar de o Sul arrecadar uma grande soma de impostos, os repasses do Governo Federal não aconteceriam em uma proporção adequada. A falta de investimento federal seria ocasionada pela aplicação prioritária nas regiões mais carentes da União, como o Nordeste.
  • Aspectos morais: diante da corrupção epidêmica que se alastra, sem empecilhos, por todas as esferas da sociedade brasileira, sobretudo política, seria uma obrigação ética desvencilhar-se desse ambiente venal.
  • Aspectos histórico-culturais: os separatistas recorrem à Guerra dos Farrapos (uma revolução republicana malograda do Rio Grande do Sul e parte de Santa Catarina que, em 1835 e 1845, pelas vias armadas, buscou a independência do Império. Vale notar: nesse conflito, o italiano Giuseppe Garibaldi serviu às tropas republicanas) para evocar uma legitimidade histórica da ação. O povo sulista estaria predestinado à própria pátria.
o-sul-e-o-meu-pais_logotipo_oficial
Logotipo oficial do movimento separatista brasileiro

No início de outubro, o grupo O Sul é o Meu País chegou ao ápice do sonho do fantasma segregacionista. Os organizadores do movimento, de maneira independente, promoveram um referendum com o propósito de medir o desejo da população sulina de efetivar a separação. A votação, realizada envolta por uma névoa tragicômica, ocorreu de modo unilateral: sem qualquer valor legal, nem sequer reconhecimento das instâncias políticas brasileiras. Na verdade, o ato até mesmo ronda a inconstitucionalidade. A proposta de separação de qualquer Estado é terminantemente proibida pelo primeiro artigo de nossa constituição, pois: a República Federativa do Brasil é formada pela união indissolúvel dos Estados.

Apesar disso, de acordo com a organização, o “plebiscito” contou com o voto de 616.917 pessoas dos três Estados do Sul. Como resultado, 95,74% dos cidadãos disseram “sim” à pergunta: «Você quer que o Paraná, Santa Catarina e o Rio Grande do Sul formem um país independente?».

Ironicamente, a execução do sufrágio foi divulgada somente entre os próprios simpatizantes da causa separatista. O desejo pelo desmembramento acaba escondendo questões políticas muito mais profundas: o individualismo elevado a níveis extremos, em que as adversidades e fragilidades humanitárias do resto da Nação são problemas do resto da Nação; a xenofobia travestida de patriotismo e o preconceito contra os migrantes velado sob a prioridade dos nativos; o sonho neoliberal do Estado mínimo nos lugares em que o Estado é mais necessário; a ilusão de uma superioridade regional quando a história nos ensina os efeitos nefastos dessa ilusão.

Assim, na contramão do espírito republicano, a alucinação de outra cisma ganha forma. Nosso país, que possui dimensões continentais, é perturbado pela ideia de que as divisões fundadas em um culturalismo regional seriam benéficas. Logo aqui, onde o multiculturalismo é uma marca essencial do caráter do brasileiro. Assim, o movimento sulista brasileiro é convencido pelo fantasma do Separatismo que pertencer ao Brasil é a origem dos principais problemas da região.

Mas o fantasma, por estar a muito tempo sepultado na vala das ideologias, ignora que nós, sulinos, somos parte constitutiva do problema brasileiro.

 

captura-de-tela-2015-03-15-c3a0s-18-05-10
Manifestação dos separatistas

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Douglas Fedel Zorzo

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Brasiliano, nato a Toledo (Paraná) nel 1989. Discendente di immigrati italiani, è laureato in Filosofia ed è dottorando in Etica e Filosofia Politica presso l’UNIOESTE – Universidade Estadual do Oeste do Paraná. Dichiaratamente repubblicano, è interessato ai problemi della democrazia odierna. Avido lettore degli scrittori del Rinascimento fiorentino, nel tempo libero si trasforma in un cinefilo e banjoista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *