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Che fine fanno gli enfants prodiges?

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Shirley Temple (1928-2014). nei panni di “Riccioli d’oro”

In principio fu Shirley Temple, la più nota gli enfants prodiges della storia del cinema, capace di recitare in oltre 50 film nei suoi primi 21 anni (ricordiamo Riccioli d’oro di Irving Cummings e Il massacro di Fort Apache di John Ford). L’ex fenomeno di Hollywood, fonte di ispirazione per artisti del calibro di Salvador Dalì, si dedicò per il resto della vita alla carriera politica. Una parabola senza dubbio originale per una che, da minorenne, entrò di prepotenza nella cultura popolare americana. D’altronde il mondo dei bimbi prodigio del cinema è tra i più variegati. Accanto a climax gloriose troviamo storie di precoce declino.

Un esempio tra tutti, Macaulay Culkin, che ha da poco compiuto 34 anni. Nel 1990 il biondo newyorkese conobbe il successo planetario con Mamma, ho perso l’aereo. Il film di Chris Columbus, ormai un classico natalizio, ha incassato nel mondo una cifra superiore ai 500 milioni di dollari. Il volto del piccolo protagonista urlante, chiara parodia de Il grido di Munch, è rimasto forse tra i poster più significativi di quel decennio. In seguito, soltanto guai. Tra pellicole flop (qualcuno ricorderà Pagemaster di Joe Johnston), problemi legali tra i genitori e arresti, Culkin si è riciclato malamente come cantante. Un incrocio interessante nella sua vita avvenne tuttavia nel 1993, con il film L’innocenza del diavolo.

 

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Macaulay Culkin (1980). Nel 1998, all’età di 18 anni, sposa la coetanea Rachel Miner. Il matrimonio finisce con un divorzio nel 2002. Dal 2002 al 2011 è stato fidanzato con l’attrice Mila Kunis. Nel Dicembre 2008 sua sorella Dakota ha tragicamente perso la vita per le strade di Los Angeles, dove, ubriaca, è stata investita da una macchina. Nel 2013, Culkin ha deciso di condividere un appartamento a Parigi con il cantante e musicista Pete Doherty. Dal Novembre 2013 ha una relazione con l’attrice Jordan Lane Price. È il padrino dei primi due figli di Michael Jackson, Prince e Paris

 

In quel thriller recitava un altro ragazzino poco più che dodicenne, che presto sarebbe diventato famigerato: Elijah Wood. Il percorso di quest’ultimo rappresenta l’esatto opposto di quello del collega. Con un’esperienza maturata assieme a registi come Stephen Sommers, Rob Reiner e Ang Lee, l’attore dell’Iowa ha ottenuto nel 2001 il ruolo che gli ha cambiato la vita: quello di Frodo nella trilogia dell’Anello di Peter Jackson. Non male per uno che a soli otto anni impressionò David Fincher e che sicuramente correva più di altri il rischio di bruciarsi in modo prematuro.
Altra storia a lieto fine, quella di Jamie Bell, che a 14 anni era noto ai più come Billy Elliot. Il film del 2000 diretto da Stephen Daldry ottenne (oltre ad altri numerosi premi, tra cui un BAFTA) ben tre nomination agli Oscar. Fu solo l’inizio di una scintillante carriera per il “ballerina boy”, di cui si ricordano le interpretazioni in Dear Wendy, King Kong, Flags of our fathers, Jane Eyre e da ultimo in Nymphomaniac di Lars Von Trier.

 

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Jamie Bell (1986), nei panni di Billy Elliot, girato nel 2000

Come scordarsi poi di Henry Thomas, che mai è riuscito a scrollarsi di dosso l’immagine di “bambino di E.T.”, o di Haley Joel Osment, nominato dall’Academy a soli 11 anni per Il sesto senso ed entrato in seguito nel vortice dell’alcol. Nelle carriere e nelle vite dei piccoli talenti spesso, a farla da padrona, è la fortuna, unita a scelte lavorative più o meno felici (e qui entrano in gioco gli agenti, ruolo spesso ricoperto dagli stessi genitori). Si prenda Cameron Bright, che aveva iniziato malissimo con pellicole quali Godsend e Birth-Io sono Sean, ripresosi con Thank you for smoking e la proficua saga di Twilight. In molti casi sono le stesse saghe a determinare gioie e dolori dei bimbi prodigio (e il già citato Elijah Wood ne sa qualcosa). Quella di Harry Potter, ad esempio, ha intrappolato nella sua fama ottimi attori come Rupert Grint e Daniel Radcliffe, incapaci per adesso di distaccarsi dai rispettivi personaggi e riscuotere così un successo autonomo. Si è salvata Emma Watson, altro talento cristallino, che da Noi siamo infinito in poi ha trasformato in oro tutto ciò che ha toccato.

 

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Da sinistra verso destra: Rupert Grint, Daniel Radcliffe ed Emma Watson, protagonisti della serie di film di Harry Potter (2001-2011), basata sugli omonimi romanzi di J.K. Rowling

 

 

Rimanendo sul fronte femminile, interessante è il modello di Natalie Portman. La morettina originaria di Gerusalemme già a 13 anni aveva scalato i box office con Léon di Luc Besson, ma non si è più fermata. Oltre alla nuova trilogia di Star Wars (e da questa saga lei ne è uscita benissimo) ha recitato in Closer, V per Vendetta, Il treno per il Darjeeling, fino al meritato Oscar per Il cigno nero di Aronofsky.

E qualcuno si ricorda per caso di Carrie Henn? Interpretò Newt, la bambina superstite (irritante come poche) in Aliens- Scontro finale di James Cameron. Dopodiché il nulla. Adesso lavora come insegnante. Sicuramente più proficua la carriera di Jodie Foster, adorabile ragazzina agli esordi con Martin Scorsese in Alice non abita più qui e Taxi driver. O quella di Drew Barrymore, che in E.T. recitò all’età di 7 anni, ma a differenza di Henry Thomas è riuscita a proseguire alla grande. Di recente sono esplosi sul grande schermo i talenti di Dakota Fanning (autentica “veterana” classe 1994) e Quvenzhanè Wallis (candidata alla statuetta come migliore attrice a soli nove anni, per la sua interpretazione in Re della terra selvaggia).

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Giorgio Cantarini (1992), debutta a soli cinque anni nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni, vincitore di tre Premi Oscar

E in Italia? Due casi agli antipodi. Da un lato abbiamo Giorgio Cantarini, straordinario nel capolavoro di Roberto Benigni La vita è bella. Dopo quel successo, è comparso ne Il gladiatore di Ridley Scott. Sembrava l’inizio di una scalata meravigliosa, invece il buio totale: qualche presenza in televisione e nel 2007 in Il mattino ha l’oro in bocca. Proprio in quel film recita come protagonista il secondo wunderkind di casa nostra, Elio Germano. Originario di Roma, fece il suo esordio nel 1992 in Ci hai rotto, papà, una sorta di Simpatiche canaglie made in Italy prodotto da Cecchi Gori e Silvio Berlusconi. Oggi è uno degli attori maggiormente presenti sulle scene nazionali, passato attraverso pilastri come Salvatores, Placido, Virzì e Ozpetek.

I tempi di Shirley Temple sono ben lontani, scoprire un enfant prodige oggi non è raro come lo era negli anni Trenta. D’altro canto alcune tematiche non passeranno mai di moda. E’ giusto che un bambino che ancora dovrebbe frequentare con costanza le scuole elementari sia sottoposto ad una mole di stress come quella che un film campione di incassi esige? Ed è altrettanto giusto che lo stesso bambino guadagni cifre da capogiro, considerando le pubblicità, le presenze ad eventi mondani, le interviste?

A queste domande non può esistere risposta univoca all’interno della società contemporanea, che ha fatto dell’Immagine e dell’Intrattenimento veri e propri business duri da scalfire.

 

 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Nato a Siena il 15 Giugno del 1991, studia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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