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Fair play finanziario: la partita più grande per i club d’Europa

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Era il Settembre del 2009, quando il Real Madrid CF acquistava il fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo per la cifra esorbitante di 94 milioni di euro, che il Comitato Esecutivo UEFA designò un progetto volto a monitorare il mondo economico (e, conseguentemente, sportivo) del calcio europeo: il fair play finanziario, mirante all’estinzione dei debiti contratti dalle società e ad accompagnarle, negli anni che seguiranno, a un auto-sostentamento finanziario. L’idea o il timore di Michel PlatiniPresidente della UEFA e tra i maggiori promotori del fair play finanziario – è quello di evitare l’ulteriore indebitamento che i club accusano a seguito delle enormi spese affrontate durante le campagne del calciomercato, nonché ridurre significativamente la disparità tra le società calcistiche, sempre più rimarcata dalle possibilità economiche piuttosto che dalle capacità sportive espresse nei campi di allenamento e negli stadi in cui vengono disputati gli incontri.

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Cristiano Ronaldo, con la maglia del club Real Madrid CF

Presentato tra gli 11 valori che la Federazione del calcio europeo promuove tra i suoi obiettivi fondamentali, il fair play finanziario mira – come già evidenziato – al riordinamento pecuniario dei club con piani di auto-sostenibilità a lungo termine, la crescita e l’innovazione delle loro infrastrutture, l’ampliamento dei settori giovanili, la necessità di onorare gli impegni finanziari entro i tempi stabiliti, la diminuzione delle pressioni sulle richieste salariali e i trasferimenti, la limitazione degli effetti dovuti all’inflazione nel mondo del pallone. Il monitoraggio che viene adoperato dalla UEFA, implica il perseguimento (entro il 2014, consentendo tuttavia la presenza di un deficit inferiore ai 5 milioni di euro ed ulteriori deroghe speciali fino al 2018 per le perdite da 45 a 30 milioni, manifestando dunque un’evidente tolleranza ancora per qualche anno) ed il mantenimento di tre elementi cardini:

 

  • Nessuna presenza di debiti arretrati verso altre società, dipendenti e/o autorità ;
  • Fornitura di informazioni finanziarie che riguardano il futuro ;
  • Obbligo di pareggio di bilancio .

 

Sembra proprio che la filosofia dirigenziale della Federazione di Nyon sia quella di non far spendere più di quanto guadagni:

<<Il problema non è l’aumento degli incassi, ma quello dei costi, che finiscono per superare i primi. Per questo abbiamo sviluppato le regole di fair play finanziario, che premiano le società gestite in modo corretto. Sostanzialmente, tali regole dicono: “Non puoi spendere più di quanto guadagni”. Ridaranno una maggiore razionalità al calcio e premieranno coloro rispettano le regole e adottano un modello di impresa sostenibile>>

(Gianni Infantino – Segretario Generale UEFA)

 

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“Union of European Football Associations”, con sede a Nyon (Svizzera)

 

A conferma di ciò, per il 2013 il Málaga CF (Spagna), l’Hajduk Spalato e l’Osijek (Croazia), il Rapid Bucarest e la FC Dinamo Bucarest (Romania) e il Partizan Belgrado (Serbia) sono state estromesse dall’iscrizione e la disputa delle coppe continentali. Le società che non rispettano questi vincoli verranno e vengono già punite, con multe e restrizioni nelle vendite/cessioni in periodo di calciomercato e, nel peggiore dei casi, è prevista l’esclusione dalle competizioni europee.

Come sta il calcio europeo? E i suoi maggiori Campionati sono virtuosi?

Secondo un’ultima stima, soltanto il debito della Serie A ammonterebbe a circa 1,6 miliardi mentre, a livello continentale, circa il 75% delle società non riuscirebbe a far quadrare il pareggio di bilancio. In Italia, ancora, pesano fortemente la mancata ristrutturazione e conversione degli stadi dal pubblico al privato (soltanto la Juventus FC è riuscita a riguardo, con evidenti progressi economici, di partecipazione dei tifosi, di immagine e di ricavi, tornando così a vincere la Supercoppa Italiana e la Serie A, quest’ultima per tre anni consecutivamente ma non senza andare in rosso, come appare secondo le ultime indiscrezioni), per cui i nostri club ricavano meno (rispetto alle società inglesi, spagnole e tedesche) dai biglietti dei loro tifosi, i prezzi si mantengono elevati, l’attività di legiferazione del tutto opinabile (da parte del CONI e del diritto italiano) per il mantenimento della pubblica sicurezza dentro e fuori le strutture in cui si svolgono gli incontri e l’accentramento di potere degli ultras, il più delle volte immischiati con le cosche mafiose e le criminalità organizzate presenti nel territorio (non stupiamoci, poi, se il nostro Campionato sarà a breve retrocesso in quinta posizione nel Ranking UEFA, alle spalle del Portogallo).

 

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Juventus Stadium, di proprietà della Juventus FC e sede delle partite casalinghe, è stato inaugurato nel Settembre del 2011

 

Ricercando uno sguardo più ampio, invece, possiamo notare come nella recente (e poco onorevole) lista dei 10 club più indebitati d’Europa, sarebbero presenti:

 

1-      Manchester United FC –> 569 milioni

2-      Arsenal FC –> 384 milioni

3-      Valencia CF –> 374 milioni

4-      Bolton Wanderers FC –> 267 milioni

5-      Real Madrid CF –> 165 milioni

6-      FC Barcelona –>156 milioni

7-      Queen Park Rangers FC –> 145 milioni

8-      Liverpool FC–> 110 milioni

9-      Juventus FC –> 83 milioni

10-  BVB, Borussia Dortmund –> 82 milioni

 

E come è ben facile osservare, i nomi blasonati di certo non mancano: sembra proprio che per vincere, negli ultimi decenni, occorra quasi forzatamente indebitarsi: l’enormità delle spese per le campagne pubblicitarie, l’attività di scouting, gli acquisti esorbitanti, gli aumenti degli ingaggi e i diritti di riscatto molto salati per i giocatori sono delle prerogative a cui nessuno intende proprio sottrarsi, se vuole ambire ad un traguardo importante – con tutta la visibilità e i premi pecuniari che ne derivano – come lo scudetto in Italia, la vittoria della Primera División (meglio conosciuta come La Liga) in Spagna, della Premier League in Inghilterra e in Galles, della 1. Fußball-Bundesliga (o semplicemente Bundesliga) in Germania, della Ligue 1 in Francia, della UEFA Europa League e della UEFA Champions League a livello continentale. Ciononostante, il fine giustifica i mezzi e anche quest’anno abbiamo continuato ad assistere a delle operazioni molto dispendiose come l’acquisto di Gareth Bale da parte dei galácticosdi Neymar da parte dei blaugrana e di molti altri che sembrano vanificare quasi del tutto quell’idea di base su cui poggia il fair play finanziario designato dalla UEFA e dal suo Presidente.

Esistono, ovviamente, anche dei club che sanno vincere senza andare in rosso: sono di esempio il Fußball-Club Bayern München (Campione d’Europa e del mondo in carica, detentore della Supercoppa Europea, della Bundesliga e della Coppa di Germania), l’ACF Fiorentina e la SSC Napoli (detentore della Coppa Italia) in Italia, che dal 2007 chiude il bilancio in positivo. Molti dei club inseriti nella black list, poi, presentano sì un elevato debito ma riescono tuttavia a ricavare un grande guadagno nel corso delle stagioni calcistiche: tra questi, spiccano certamente il Manchester United FC e l’Arsenal FC (che pur non vincendo alcun trofeo, riesce a mantenere un alto profilo di visibilità e d’investimenti societari), ma anche il Real Madrid CF e il FC Barcelona, che ricavano enormi fatturati in Europa e in tutto il globo.

 

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Store del celebre club catalano FC Barcelona

 

Negli ultimi anni, infine, vari sceicchi e magnati hanno acquistato alcuni dei prestigiosi club del nostro continente, portando una vastità di capitale da investire per le rose e le infrastrutture societarie: il Chelsea FC del russo Roman Abramovič, il Manchester City FC dell’imprenditore emiratino Al Mubarak, il Paris Saint-Germain FC dello sceicco Al-Thani ma anche l’AS Roma dello statunitense Thomas Dibenedetto e la FC Internazionale Milano dell’indonesiano Erick Thohir ne sono degli ottimi esempi, per vedere cosa accadrà in futuro, magari cercando di vincere senza fare troppi debiti o ricevere multe molto salate (news a riguardo: multa UEFA per il Manchester City FC  e il Paris Saint-Germain FC).

 

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I reali del Qatar assistono ad uno degli allenamenti del loro club francese Paris Saint-Germain FC

 

Sembra quasi inutile dire che lo sport del calcio, in più di un secolo di storia, sia notevolmente mutato: sono cambiate le infrastrutture, le regole, i giocatori e la loro preparazione atletica, gli allenatori, le gestioni societarie e i diritti tv che per decenni hanno invaso e conquistato i Campionati (il più delle volte decretando, indirettamente, i loro vincitori). Sembrano lontani i tempi in cui si iniziava a giocare per strada, tra la povertà (almeno in Italia) e ci si innamorava di questo sport tanto da portarci dietro le radioline anche nelle riunioni serali più ingombranti (celebri le scene di Paolo Villaggio, nel ruolo di Fantozzi).

Frasi come <<il calcio è malato>>, <<il pallone è marcio come quelli che lo guardano>>, <<dovrebbero chiudere tutti gli stadi>>, <<questi giocatori ignoranti prendono troppi soldi>> si sentono spesso e molte volte sono anche fondate. Tra gli scandali del calcioscommesse, le “prodezze” di Genny ‘a Carogna e le banane lanciate a Dani Alves, abbiamo dimenticato l’essenza primordiale di questo sport: la semplicità e la passione di seguire la propria squadra del cuore, l’unione che lega giocando insieme, il lavoro di squadra, andare a vedere la partita la Domenica allo stadio, lasciando magari la propria moglie in casa ad attenderci con ansia, proprio come ricorda la canzone di una giovanissima Rita Pavone La partita di pallone, nel lontano 1963.

Il calcio di oggi è certamente un business, gestione, lungimiranza: ma è sempre bene ricordarsi che i soldi non fanno tutto, il cuore non è in vendita e soprattutto che la palla è sempre rotonda.

Per una partita sempre nuova, così come nella vita.

 

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