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18-01-2014 Roma
Cronaca
Incontro Renzi e Berlusconi nella sede del PD

«Esci Partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada»

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti
1994
Silvio Berlusconi (1936) è un politico e imprenditore italiano. Il 18 Gennaio 1994 fondò Forza Italia, divenendone il leader

Fin dal 1994, in seguito alla sconfitta alle elezioni politiche, era forte nel centrosinistra la volontà di creare un soggetto politico capace da una parte di proporre un’alternativa alla novità imposta da Silvio Berlusconi e da Forza Italia, dall’altra di avere la capacità di affrontare in modo maggioritario le varie competizioni politiche ed elettorali. L’opera di aggregazione del centrosinistra è però complicata dal momento che l’arena politica di sinistra è affollata di partiti eterogenei e privi di un baricentro capace di attrarli e legarli. Da qui nasce l’esperienza politica de L’Ulivo, guidato da Romano Prodi, che si configura come un soggetto politico largo capace di aggregare tutti gli elettori e le varie componenti di centrosinistra. L’Ulivo di Prodi nasce infatti come coalizione di vari partiti strutturati ma riluttanti a cedere sovranità all’esterno, come una sintesi difficile e contorta tra le varie esperienze e anime del centrosinistra e fino al 2007 vive con il medesimo obiettivo di riunire sotto un’unica bandiera i diversi soggetti politici.

Con le elezioni europee del 2004, il progetto del partito unico di centrosinistra diventa realtà con i Democratici di Sinistra e la Democrazia è Libertà – La Margherita che presentano liste comuni con l’etichetta de L’Ulivo. L’esperimento si ripete alle elezioni regionali del 2005 e alle elezioni politiche del 2006 quando la coalizione di centrosinistra vince di misura. Tale risultato rende difficile il Governo del Paese e mette maggiormente in luce le debolezze e le mancanze di una coalizione di centrosinistra troppo eterogenea, conflittuale e – di fatto – incapace di porsi come partito unitario e come guida della Nazione. Per far fronte a questa situazione, il 14 Ottobre 2007 i gruppi dirigenti dei DS e DL decidono di sciogliere i rispettivi partiti per accelerare il processo di costruzione del soggetto politico unitario del centrosinistra, creando così il Partito Democratico. L’atto costitutivo del nuovo partito viene stabilito attraverso il metodo delle primarie che eleggono come nuovo segretario Walter Veltroni. Con questa nuova guida, il PD cambia radicalmente stile assumendo il profilo di un partito presidenziale, più omogeneo nella proposta politica che risulta maggiormente orientata al centro e rivolta agli elettori moderati, un partito meno legato al territorio ma più personalizzato in quanto concentrato sulla figura del leader nazionaleun partito dove i diversi valori si aggregano senza integrarsi. Alla guida del Partito Democratico si susseguono poi Dario Franceschini, Pier Luigi Bersani, Guglielmo Epifani e infine l’attuale segretario Matteo RenziCambiano le leadership ma resta il difetto antico del conflitto tra fazioni, correnti e personalismi.

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Le aree politiche che hanno dato vita al Partito Democratico – 14 Ottobre 2007

Questa in sintesi la genesi e lo sviluppo del Partito Democratico, un soggetto politico nato per aggregazione e non per integrazione delle varie correnti, una compagine che con il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre ha mostrato le sue endemiche fratture e mancanze, un partito che ha rivelato la sempre più marcata distanza dal Paese reale. Il referendum ha segnato un punto di svolta facendo emergere con forza le storiche fratture territoriali e generazionali, lasciando vedere come soprattutto i giovani e il Sud siano i fronti interni più vulnerabili.

Chi tra i militanti del partito ha avuto l’occasione e la fortuna di scendere in piazza nel corso della campagna referendaria, ha percepito come il PD non abbia assolto al suo compito principale e storico, in quanto compagine di sinistra: fare politica tra la gente e per la gente, ascoltare per poi proporre, proteggere e promuovere la persona prima che la propria carica politica. Un partito sempre più organizzato intorno al leader e alle decisioni prese dai dirigenti nazionali, un partito che lentamente ha perso contatto con il territorio rendendosi sempre più incapace di ascoltare i cittadini, di interpretarne le richieste e soprattutto di capirne l’insoddisfazione e il malessere verso la rappresentanza politica. Un partito, insomma, che ha lasciato sempre più solo e orfano il proprio elettorato.

Il referendum ha segnalato l’importanza di un cambiamento di rotta. Ora sta al PD e ai propri dirigenti capire quale direzione prendere, decidere che cosa diventare, quali battaglie combattere. Sta al PD rimettersi in discussione, superare una volta per tutte le varie fratture e correnti interne e ritrovare se stesso attraverso un nuovo equilibrio tra democrazia e solidarietà, tra economia e società, ricostruendo l’alleanza tra politica e elettorato ritornando ad ascoltare la gente, ritornando nelle periferie. Il PD, se vuole essere davvero il principale soggetto politico del centrosinistra, deve ritrovare la propria centralità politica ma soprattutto la propria centralità sociale ripartendo dal problema delle disuguaglianze sociali sempre crescenti, dall’affrontare le paure e l’insoddisfazione dei cittadini, dalla riorganizzazione di un pensiero proprio che rimetta al centro il lavoro e la precarietà di destino delle giovani generazioni. Il PD deve ritornare con umiltà tra i cittadini, uscire dalle proprie stanze e tornare amico dei ragazzi – riformulando quanto scrisse il poeta della Rivoluzione d’Ottobre, Vladimir Vladimirovič Majakovskij – facendo memoria di quanto Enrico Berlinguer (storico segretario del Partito Comunista Italiano) disse nel suo ultimo discorso a Padova nel 1984:

«E ora compagne e compagni, vi invito a impegnarvi tutti, in questi pochi giorni che ci separano dal voto, con lo slancio che sempre i comunisti hanno dimostrato nei momenti cruciali della vita politica. Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà!».

 

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Enrico Berlinguer (1922-1984) è stato un politico italiano, segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE:

– I. Diamanti, Mappe dell’Italia politica, Bologna, Il Mulino, 2009.

 


 

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About Martina Ortolani

COLLABORATRICE | Classe 1996, maceratese. Diplomata al Liceo Scientifico "Galileo Galilei" di Macerata, è iscritta presso la Facoltà di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Alma Mater di Bologna - Campus di Forlì. Juventina, curiosa, determinata, semplicemente innamorata dell'Italia e appassionata per caso alla politica, milita nel Partito Democratico e ricopre il ruolo di Responsabile alla cultura, ai diritti, all'associazionismo e al terzo settore nella Segreteria Regionale dei Giovani Democratici. Ha una grande passione per la musica classica, il teatro, l’opera lirica. Ama leggere e viaggiare. Le piace dedicarsi al volontariato con l’AIRC, in parrocchia come educatrice e all’attivismo con Amnesty International.

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