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Erasmus a Bruxelles: tutto il mondo in una sola città

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

erasmusVenerdì sera, 20 anni e una tazza di tè davanti alla tv. Non esattamente quello che ci si aspetterebbe da una giovane italiana in Erasmus. E invece eccomi qua: seduta sul divano del mio kot (così si chiamano gli appartamenti affittati agli studenti), a guardare una serie televisiva belga estremamente noiosa, col mio primo raffreddore da Europa Centrale. Una ferita da battaglia, la conseguenza di un’escursione termica che a un mediterraneo può regalare qualche acciacco.  Ma non importa, perchè oggi è una giornata vittoriosa, di quelle che ricordi per tutta la vita, perchè si sa: sopravvivere alle procedure burocratiche a cui sono sottoposti gli studenti Erasmus, senza rimanere seppellita tra le carte da firmare per la Home Institution e la Host Institution, è uno dei più grandi obiettivi che uno studente fuori sede possa prefissarsi.

Venerdì sera. 20 anni e una tazza di tè nel Paese che ospita quella che può essere definita, de facto, la capitale europea: l’eurocrate, seria, ma affascinante Bruxelles. Mi trovo a Louvain La Neuve, ad una mezz’oretta di treno dalla città che viene costantemente citata nei telegiornali per essere associata al grigiore burocratico delle sessioni parlamentari, alla Troika e alle magliette di Matteo Salvini che invitano chissà chi ad unirsi alla sua battaglia per uscire dall’euro. E invece, quella che sarà la mia città per un bell’annetto accademico, è un tripudio di gioia e di gioventù: 30.000 studenti, 127 nazionalità diverse, 5 Continenti. La sera ci si incontra nei cercle (una sorta di circoli per studenti, che possono anche assomigliare alle confraternite che si vedono nei film americani) oppure nei locali dove si può sorseggiare la celeberrima birra belga: 12% di gradazione alcolica, colore rosso che mi sembra dire <<Alessia, non ce la farai mai a bermi. Provaci, ma domani non prendertela con me se ti sveglierai in Cile, Pakistan o chissà dove senza essertene nemmeno accorta>>. Louvain è  un sogno tutto da vivere per chi, come me, ama gli ambienti internazionali e parlare cinque lingue in un’unica serata. Mi ritrovo nella piazzetta principale ad ascoltare, chi, con un accento completamente diverso dal mio, mi racconta le tradizioni del suo Paese, i cibi tradizionali, i suoi sogni e le sue avventure in un posto che regala tante emozioni. Un posto di cui non vedo l’ora di conoscere tutte le sfaccettature. C’è chi ha sempre vissuto a Barcellona e mi dice quanto gli ultimi fatti scozzesi abbiano entusiasmato gli indipendentisti catalani. Chi viene dal Giappone, dalla mitica Osaka, e entusiasta afferma quanto bella sia l’Italia e quanto forte sia il suo desiderio di visitare the city of the Leaning Tower. Chi, invece, è di Liegi e mi augura un soggiorno da favola nel suo Paese. E poi c’è  Stefàn, che partirà per l’Australia domani perché, lui ne è sicuro, la terra dei canguri sarà la sua “America”.

erasmus (1)Venerdì sera. 20 anni, una tazza di tè da lavare poggiata sul lavandino e i pensieri che affollano la mia mente: la prima settimana lontana da casa. No, non quella distanza che può essere colmata da quattro ore di intercity (studio a Pisa, ma sono della Provincia di Latina), ma quei i 4.000 chilometri che mi separano dal mio lungomare, dalla luna che si riflette sul mare e il gelato a mezzanotte e che alla fine non sembrano poi così tanti quando i tuoi amici, per farti sentire la loro presenza, ti inviano costantemente le foto delle loro serate nel posto che dove sei cresciuta, aggiornandoti sulle ultime vicende italiche. Nel mio appartamento siamo in otto, tutte ragazze: io, due ragazze spagnole e cinque belghe. L’accoglienza è stata di quelle migliori: appena conosciuto il mio nome, mi invitano ad unirsi a loro per festeggiare la mia prima sera Erasmus. Viviamo a pochi passi da un laghetto che, nelle giornate di sole (poche), si riempie di giovani universitari che fanno jogging, mangiano le tipiche baguette e studiano, tra le paperelle e le anatre che rivendicano il possesso del territorio marciando in fila, con un’aria che potrebbe anche apparire vagamente minacciosa.

Venerdì sera. 20 anni, una tazza di tè e un gruppo di belgi che intona l’inno nazionale con qualche boccale di birra dorata nelle mani, a pochi passi da me e dal mio kot. La settimana più emozionante, più vissuta della mia vita e una meravigliosa sensazione: the best is yet to come.

Le Roi, la Loi, la Liberté.

 

 

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About Alessia Del Vasto

COLLABORATRICE | Classe 1994, di origini partenopee. EU Studies Fair Ambassador per POLITICO Europe, studia Scienze Politiche Internazionali presso l'Università di Pisa. Ha trascorso quest'anno accademico in Belgio, tra gaufres e case con i mattoncini rossi, per vivere quello che le piace definire "il sogno europeo".

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