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#èOra di lottare – Giornata Internazionale della lotta all’omofobia

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L’appello di oggi, Giornata Nazionale contro l’Omofobia la Transobia e la Bifobia, è di lottare, ogni giorno. E non sto parlando agli omosessuali, perché essi lottano già ogni giorno con tutte le loro forze, alcuni con la loro stessa semplice esistenza, perché essere omosessuali nel 2014 è esso stesso una lotta.
Il mio invito è rivolto ai tanti eterosessuali che ancora brancolano nell’indecisione di questa malsana società. Chi lotterà per i vostri figli, per i vostri fratelli e le vostre sorelle, chi combatterà per i vostri amici e le vostre amiche?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Kinsey) stima la popolazione della comunità LGBTI intorno al 5%. Siamo all’incirca 350000000. Trecentocinquanta milioni di esseri umani. Praticamente tutta la popolazione degli Stati Uniti d’America più l’intera Germania. E perché nel mondo dovrebbero ancora esserci negati i diritti che ci spettano? 

La situazione italiana

Nel 2012 l’ISTAT ha pubblicato un’indagine, svolta tra giugno e luglio del 2011, che ha coinvolto più di 7000 famiglie in 660 comuni italiani, riguardo la percezione dell’omosessualità tra gli abitanti della penisola. Sono stati intervistati individui tra i 18 e i 74 anni.  I dati sono allarmanti perché se da una parte il 74,8% della popolazione non è d’accordo con l’affermazione “l’omosessualità è una malattia“, dall’altra quasi il 60% si dichiara d’accordo con l’affermazione “se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati“, mentre solo il 20% si ritiene favorevole all’adozione dei figli. Come è possibile che quasi l’80% degli intervistati sia concorde nel non attribuire l’aggettivo “malato” ad una persona omosessuale mentre solo il 20% di questi intervistati si manifesta d’accordo a che le coppie LGBTI possano adottare dei figli? Se le due parti coincidono (80% d’accordo che l’omosessualità non sia una malattia e 80% contraria alle adozioni) siamo di fronte ad una abissale incoerenza. Quale delle due parti mente? La prima appare più come uno scudo, una sorta di malcelato perbenissimo che attraversa e irriga, come un fiume sotterraneo, le tristi colline dell’omofobia, tutta italiana. E pensate quanto sia ridicolo che solo l’80% pensi che l’omofobia non sia una malattia; evidentemente il restante 20% non crede affidabile il fatto che nel 1990 l’OMS abbia eliminato l’omosessualità dalla lista delle patologie umane.

La situazione italiana appare frammentata in alcuni specifici comportamenti omofobi, ma mi sono permesso di elaborare una sorta di “Teoria dei comportamenti omofobi”:

– di 1° Livello: “Si sposino pure, ma che non mi vengano a parlare di figli“;
– di  Livello: “Il matrimonio è tra uomo e donna, gli omosessuali non potranno mai essere una famiglia“;
– di 3° Livello: “L’omosessualità è contro natura e diritti dei gay distruggeranno le famiglie“;
– di 4° Livello: “Gli omosessuali mi fanno schifo“.

Ogni livello di questa scala ascensionale di violenza porta in sé le negazioni del precedente, le ingloba e la esacerba fino all’estremo. Esiste, a mio parere, anche un Quinto Livello che prevederebbe la condanna aperta e l’invito all’uccisione, ma è un lembo di drammaticità tale da non essere rivendicato con orgoglio, solamente perché sarebbe troppo ovvio agli occhi di tutti e condannato nel peggiore dei modi. La maggior parte degli omofobi dei livelli 1 e 2 accusano spesso gli altri di essere, loro, immeritatamente etichettati come omofobi, eppure non è possibile trovare altre parole per descrivere un individuo che discrimina, senza alcuna risposta logica, l’altro.  I 4 livelli dell’omofobia, in Italia, sono popolati dalla peggiore specie di essere umano che questa Nazione abbia mai potuto creare. Esempi cristallini di omofobia di 1° e 2° livello sono frasi come quelle che avete visto nelle prime immagini della galleria qui sopra. Come commentare, per esempio, “sì all’amore verso i bambini, ma no all’affido”? Oppure ancora “non è giusto legalmente le vostre volontà […] ma la crescita di un bambino non va assolutamente violata, non stupriamo la natura!”. Cosa trarreste fuori da questi argomenti? Pensereste mai che “i bambini hanno bisogno di una paterno e di uno materno. Rispetto per i gay ma la famiglia è sacra”? E come non scampare alla logica di questa affermazione: “oltre all’amore che anche una coppia di gay possono dare, bisogna essere d’esempio, qui la coppia gay non può di certo esserlo!!!”. Perché? Perché una coppia gay non può essere d’esempio per un bambino?
L’omofobia, come detto, si manifesta sotto vari ed eterogenei aspetti, ma non vogliono stare qui a commentare le innumerevoli foto che ho raccolto e condiviso con voi: parlano da sole.

Chi, ancora, sostiene che la libertà d’espressione possa giustificare gli exploit che avete letto nella galleria fotografica non ha ben chiaro di cosa stiamo parlando. Siamo dinanzi ad una vera e proprio persecuzione. E non mi si dica di essere catastrofico. La battaglia propugnata ogni giorno dai bigotti e dai cattolici estremisti contro gli omosessuali ha confini indefiniti, contenuti confusi ma incisivi e tinte fosche da Terzo Reich. La negazione dei diritti alla persone della comunità LGBTI ha assunto proporzioni mastodontiche e si muove ormai sempre più verso una continua negazione a priori, sotto miserrime spinte religiose.

Ogni giorno, individui come quelli, gli sfoghi dei quali avete letto prima, affondano sempre di più la lama della violenza nel cuore pulsante di un Paese che stenta ad evolversi verso una modernità con più pluralità, con più democrazia e con meno disuguaglianze. La campagna di discriminazione dei bigotti più recidivi passa soprattutto attraverso la rete, dentro la quale un branco di cani instupiditi ringhia e abbaia a vanvera, ad ogni ora del giorno della notte. Dall’altro lato esiste una frangia dura di persone che si espongono, nel tentativo, vano, di rigettare nell’abisso i mostri del no, perché i froci fanno schifo. E, a ben vedere, questa è l’unica matrice che potrebbe spingere questi individui ad una così tenace guerra nei confronti dei diritti degli altri, diritti che, in quanto tali, non tolgono niente a nessuno. I più furbi, come avete visto nella prima parte di questa (piccola, ahimé!) galleria, utilizzano sarcasmo e perbenissimo per nascondere i più terribili intenti e i loro più veritieri pensieri.

“I froci mi fanno schifo” è la chiave di volta di una lotta che altrimenti parrebbe completamente fuori luogo. Sul perché di queste matrice la mia analisi si ferma, perché non avrebbe senso esplorare delle così futili, povere e patetiche motivazioni.

La lotta per i diritti degli omosessuali chiede una cosa semplicissima: stessi diritti degli eterosessuali. Nessun favoreggiamento, nessun particolarismo, nessuna diversificazione di trattamento.

Personalmente, continuerò a lottare soprattutto per messaggi come questo:

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About Filippo Giampapa

COLLABORATORE | Nato in Sicilia nel 1990, coltiva da sempre l'amore per l’arte in genere, soprattutto per la scrittura. Dal 2009 studia presso l'Università degli Studi di Torino. "Germogli Secchi" e "Numeri" sono le sue pubblicazioni disponibili su Amazon in ebook e brossura.

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