arthur-rimbaud-9458957-1-402

Enfant prodige, poeta e genio maledetto: la vita di Arthur Rimbaud

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Pathos, Recenti
La Place Ducale, Charleville-Mézières - Francia
La Place Ducale, Charleville-Mézières – Francia

Jean Nicolas Arthur Rimbaud (18541891) è considerato uno dei poeti più rivoluzionari del suo tempo: giovane artista controcorrente, prese parte ai fermenti sociali e politici del suo Paese, influendo con le sue idee nella produzione di profondi cambiamenti in ambito letterario e artistico. Come un boomerang di sovversione ed irrequietezza, egli contribuisce alla creazione di espressioni rivoluzionarie che incideranno su tutte le correnti artistico-letterarie seguenti.

 

  • BIOGRAFIA DEL POETA

Rimbaud nasce da una famiglia borghese in una piccola cittadina delle Ardenne, Charleville-Mézières. Il padre, uno dei più noti capitani dell’esercito che partecipò alla guerra in Algeria, abbandonò la famiglia a seguito della nascita della quinta ed ultima figlia. Rimbaud crebbe sotto la severa guida della madre, la cui preoccupazione principale per i propri figli era l’educazione civica e la rispettabilità della famiglia nella società: una delle più note vicende che si raccontano sull’infanzia di Rimbaud, ricorda infatti il divieto della madre imposto ai figli di parlare o avere contatti con altri bambini di classi sociali inferiori.

Alunno modello fin da bambino, il giovane Rimbaud entra giovanissimo al College di Charlesville, presentandosi con diverse note di merito e undici premi vinti nella scuola dov’era iscritto precedentemente. Nel 1869, all’età di quindici anni, Rimbaud pubblicherà tre componimenti in latino ottenendo così il primo premio al College dov’era iscritto. L’anno successivo, Rimbaud ha il primo incontro con un professore di retorica, Georges Izambard, che lo avvicinerà allo studio di autori come François Rabelais, Victor Hugo, Théodore de Banville e in generale i parnassiani. Tra i sedici e i diciannove anni Rimbaud scriverà il maggior numero di poesie, tra cui, nel Maggio 1870, i primi versi dell’opera Ophélie, sottoposti alla revisione del suo professore di fiducia. La passione per la poesia cresceva sempre di più in Rimbaud, grazie soprattutto alla conoscenza dei parnassiani e all’ammirazione che lui nutriva per loro. Nello stesso anno, Rimbaud progettò una delle sue tante fughe, arrivando fino a Parigi, dove venne incarcerato per vagabondaggio. Dopo qualche settimana, il professor Izambard pagò la sua cauzione, ospitandolo nella sua casa a Douai. Qui, Rimbaud scrisse per il giornale Le Libéral du Nord e continuò la sua produzione personale di opere: Ma Bohème, Au Cabaret-Vert, Rêvé pour l’hiver; ma non vi restò per molto.

Nel Febbraio dell’anno seguente, Rimbaud non aveva alcuna intenzione di continuare gli studi così vendette il suo orologio di famiglia e prese un treno per Parigi, dove il 18 Marzo venne proclamata la Comune. Egli aderì ad essa e si arruolò come volontario tra i franchi tiratori. Alla Comune, Rimbaud dedicò tre poesie note: Chant de guerre parisien, L’Orgie parisienne, Les Mains de Jeanne-Marie. La situazione socio-politica a Parigi non era certo delle più serene: molti lavoratori e studenti morivano nelle continue lotte e a questo punto, Rimbaud si dichiarò «in sciopero» entrando nella fase che lui definì «veggente». In questo periodo egli fece ritorno dalla madre nella sua città natale e si dedicò alla conoscenza di sé, indagando nella sua anima per poterla coltivare continuamente. Abbandonati in via definitiva gli studi, scrisse a Verlaine, spedendogli alcune poesie. Il poeta, entusiasta, gli rispose con un biglietto ferroviario per Parigi, incitandolo al trasferimento nella capitale francese. Una volta a Parigi, Rimbaud visse a Montmartre nella casa dei suoceri di Verlaine e iniziò a frequentare i Vilains Bonshommes, un circolo di poeti parnassiani. Tra loro troviamo anche il fotografo Étienne Carjat, che lo immortalò in due ritratti famosissimi. Dopo screzi con i parenti di Verlaine, Rimbaud si trovò a vagabondare per la città mantenendosi vendendo portachiavi agli angoli delle vie e offrendo ai giornali articoli che gli vennero sempre rifiutati. Nel 1738 Verlaine lo ritrovò all’Hotel des Etrangers e lo portò a vivere con lui. I due non nascosero mai la loro relazione, facendosi vedere abbracciati sia nelle occasioni più importanti che nella vita quotidiana ai café. Nel Marzo 1872, Rimbaud scrisse una delle sue poesie più importanti e complesse, Mémoire. Gli anni seguenti, Verlaine e Rimbaud li passarono tra Londra, il Belgio e Parigi, restando tuttavia sotto una ferrea vigilanza da parte della polizia di tutti i Paesi (a causa della partecipazione alla Comune). I continui litigi tra i due poeti culminarono con dei colpi di pistola procurati da Verlaine al suo amante e il rapporto si incrinò in via quasi definitiva. Dal 1875 in poi, Rimbaud intraprese una serie di viaggi, avviandosi a piedi per Stoccarda con la convinzione di imparare il tedesco, attraversò poi in treno la Svizzera, l’Italia e il Mar Nero, per fare ritorno solo nell’anno successivo a Parigi. Nel 1877 seguì il circo itinerante di Copenaghen, lasciandolo a Stoccolma con l’intento di imbarcarsi a Marsiglia per raggiungere Alessandria d’Egitto. L’anno seguente, a ventiquattro anni, l’«homme aux semelles de vent» (come lo chiamava Verlaine) si iscrisse alla Facoltà di Matematica di Saint-Laurent, con l’intento di conseguire una laurea in campo scientifico. Progetto che durò ben poco, in quanto nell’Estate dello stesso anno si diresse a piedi in Italia, a Genova, si imbarcò per Alessandria d’Egitto e giunse nel Dicembre a Cipro, come costruttore per un’impresa inglese che si occupava di cave. Nel 1880, a causa di un pesante incidente di lavoro, decise di andare in Egitto. Una volta attraversato il canale di Suez, si aggirò sulle coste del Mar Rosso in cerca di un lavoro, spostandosi da Massaua al Sud, fino ad arrivare nello Yemen. Con un contratto di nove anni, Rimabud lavorò ad Aden (Yemen) dove convisse con un domestico e una ragazza di cui si innamorò, pensando di sposarla. Il 5 Maggio 1884, Rimbaud scriveva alla famiglia in toni pessimistici: «sto per arrivare a trent’anni (la metà della vita!) e mi sono molto affaticato a girare il mondo, senza risultato alcuno». Tuttavia, negli anni passati in Africa, Rimbaud conobbe figure quali l’Imperatore di Etiopia nonché sovrano Menelik II, aiutando quest’ultimo nel suo progetto di unificare l’Abissinia assoggettando le diverse tribù. Mentre gli affari in Africa si mantenevano finalmente prosperi per Rimbaud, in Francia iniziò a diffondersi la sua fama di poeta. Di fronte a ciò, il poeta non fece una piega, scartando l’ipotesi di fare ritorno in Francia e riprendere con la letteratura. I piani cambiarono, a seguito di quello che sembrava essere un tumore diffuso al ginocchio e la prospettiva dell’amputazione di una gamba. Rimbaud salpò per Marsiglia il 7 Maggio 1891, dove venne ricoverato e, da medici formati e competenti, gli venne confermato lo stato di una cancrena avanzata al ginocchio destro. Nel mese di Ottobre, al suo 37° compleanno, il poeta si ritrovava ormai magrissimo, sottoposto a dosi massicce di morfina quotidianamente. Il 10 Novembre si spense e il suo corpo giunse a Charleville, dove venne sepolto dalla madre e da una delle sorelle nella tomba di famiglia.

 

  • IL POETA “VEGGENTE” E LA SUA MÉMOIRE
Una parte del testo originale del componimento Mémorie
Una parte del testo originale del componimento Mémorie (1872)

A soli diciotto anni, Rimbaud scrive quella che sarà una delle poesie più complesse della corrente dei decadentisti europei: Mémoire (trad: Ricordi). Bisogna innanzitutto accennare al Decadentismo.Quest’ultimo è caratterizzato da quella che è una nuova tipologia di poeta. Non si parla più di una guida all’intelletto e alla razionalità umana (Illuminismo) o di un’esaltazione della bellezza quale principale canone di valutazione (Rinascimento). Questa corrente, che interessa l’Europa per tutto il XX secolo, vede nell’artista un lupo solitario a caccia del mistero offerto dall’ignoto. Il poeta diventa quasi un Virgilio dantesco, che accompagna il lettore nella più profonda interiorità umana, quella composta non solo da sentimenti ma soprattutto da sensazioni. L’importanza della poesia per i decadentisti è proprio questa: essa è un mezzo che consente di esprimere l proprio intimo attraverso differenti nuances, non si parla più di sentimenti vedendoli come compartimenti standard “bianchi o neri” (odio, amore, passione); si tratta di rivelazioni interiori all’animo umano che assumono nella poesia ritmi liberi, rompendo con la metrica rigida preesistente. Per la sua propria costituzione intrinseca, il Decadentismo diede vita perciò a poetiche quali il simbolismo, l’estetismo, il maledettismo, il surrealismo, il panismo, il dadaismo, il futurismo, l’impressionismo.

Arthur Rimbaud ricorda vagamente la figura di Charles Baudelaire, considerato da lui prima un modello da seguire, poi uno da rinnegare a causa della sua carenza di «sensazione pura». Mémoire è composta da cinque stanze che raccontano dell’infanzia del poeta:

 

I

L’acqua chiara! come il sale di lacrime infantili,

l’assalto al sole dei corpi biancheggianti delle donne;

la seta, in ressa e di giglio puro, degli orifiammi

sotto le mura che un giorno difese una pulzella;

i sollazzi degli angeli; – No… la corrente d’oro in moto,

muove le braccia, nere, e pesanti, e fresche soprattutto, d’erba.

Oscura, col Cielo blu come cielo d’alcova, vuole per cortine

l’ombra del colle e del ponte.

II

Eh! il vetro umido stende le sue limpide bolle!

L’acqua arreda d’oro pallido e senza fondo gli strati pronti.

Le vesti verdi e stinte delle fanciulline

fanno i salici, donde sbrigliati scattano gli uccelli.

Più pura d’un marengo, gialla e calda pupilla,

la ninfea – è la tua fede coniugale, o Sposa! –

Nel lesto meriggio, dal suo specchio appannato, invidia

al cielo grigio d’afa la sfera rosa e cara.

III

La Signora sta troppo in piedi nella prateria

vicina su cui nevicano i fi li del lavoro; coll’ombrello

fra le dita calpesta l’umbella; troppo fi era per lei;

in quel fiorito verdeggiare, fanciulli leggono

il libro di marocchino rosso! Ahimè, Lui, come

mille angeli bianchi che si separano per via,

s’allontana al di là della montagna! Lei,

freddissima, e nera, corre! dopo la partenza dell’uomo!

IV

Rimpianto delle braccia sode e fresche d’erba pura!

Oro delle lune d’aprile nel cuore del letto santo! Gioia

dei cantieri rivieraschi in abbandono e in preda

alle sere d’agosto che facevano germinare le putrescenze!

Che adesso ella pianga sotto i bastioni! l’alito

dei pioppi di lassù è per la sola brezza.

Poi, la distesa, senza riflessi, senza fonte, grigia:

un vecchio draga e, nella barca immobile, s’affatica.

V

Zimbello di quest’occhio d’acqua, io non posso prendervi,

o canotto immobile! oh! braccia troppo corte! né l’uno

né l’altro fiore: né quello giallo che mi infastidisce,

là; né quell’azzurro, amico dell’acqua color della cenere.

Ah! la polvere dei salici scossa da un’ala!

Le rose dei giunchi da tempo divorate!

Il mio canotto, sempre fisso; e la sua catena trascinata

in fondo a quest’occhio d’acqua senza sponde, – verso quale fango?

 

Nelle prime strofe si nota un’esaltazione di colori, che spaziano dal bianco dei corpi di donna all’oro della corrente nel fiume fino al blu terso del cielo e il verde delle vesti delle donne che ricordano il fiorire delle valli. Da questo mondo in pace e in armonia si passa alla vita reale, dove Rimbaud scrive che una signora viene abbandonata insieme coi figli dal marito (la madre, nel momento in cui il padre di Rimbaud decide di non fare mai più ritorno). Il poeta sembra osservare da lontano il suo passato con quei colori sgargianti che vede da lontano, mentre si trova accerchiato dall’acqua su un canotto. La sua volontà protende verso il colore ma la corrente spinge il suo mezzo verso il buio, ovvero la tragedia. Sono stata fornite numerose interpretazioni di questa poesia, chiaramente di stampo maledetto. Per esempio Suzanne Briet, una scrittrice francese, propone di intitolare questa poesia: Il doppio senso del ricordo del passato e il memorandum di una situazione del presente. Da una parte, infatti, la memoria sembra ripristinare le sensazioni e gli eventi sperimentati dal poeta, dall’altra, il dramma evocato è l’esposizione poetica di un dramma personale sempre presente: quello evocato da Rimbaud, è un dramma familiare che non si può cancellare. Il canotto sempre fisso e il sottolineare questo fango (nella parte conclusiva della poesia) ci fa percepire il peso della sofferenza del poeta, la zavorra che è questo lato oscuro per lui da trascinarsi dietro tutti i giorni. Una metafora che può far sfociare interessati riflessioni in ambito psicoanalitico, se vogliamo, ma per il momento limitiamoci all’ambito poetico. Questo fango malsano, la sporcizia che è fonte del malessere, risulta tuttora vivente, lega passato e presente di Rimbaud in una morsa intima e profonda.

Rimbaud con l’arroganza e la sfrontatezza tipica dei vent’anni (nemmeno) volle rinnovare la poesia, intraprendendo un percorso di scrittura senza precedenti: egli non ebbe discepoli o seguaci noti ma la sua genialità, il rifiuto della logica borghese predominante e la sua potenza immaginativa diedero vita a una rinnovata forma poetica più profonda, che ci permette di adottare una chiave di lettura fino alle viscere dell’esperienza umana.

 

tombe_rimbaud_photo_jean_marie_lecomte

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Erica Ceola

REDATTRICE | Classe 1994, veneta. Laureata in Relazioni Internazionali, è iscritta alla magistrale in Storia dei conflitti contemporanei presso l'Università di Bologna. Attualmente vive a Parigi, dove frequenta l'Università "La Sorbona". Topo di biblioteca, appassionata di vini e film Anni '50, ha deciso di dare forma al suo fanatismo per la storia scrivendo per "La Voce del Gattopardo".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *