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Emmanuel Macron: le scelte di uno stratega

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Il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron (1977) insieme con il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Paolo Gentiloni (1954)

Sono passati ormai sette mesi da quando Emmanuel Macron ha festeggiato con sua moglie Brigitte e i suoi collaboratori l’elezione a Presidente della Repubblica francese. Una campagna elettorale emozionante, che ha visto crescere gradualmente il consenso del candidato di En Marche! (trad: In Marcia!). L’ex Ministro dell’Economia ha saputo conquistare i francesi riportando il dibattito politico alle idee e i programmi, rianimando la speranza di un futuro migliore per tutta la Francia. Eppure, a distanza di pochi mesi la sua popolarità sembra essersi dissolta in una nube di fumo, passando dal 54% al 37%, in modo inaspettato e quasi preoccupante. Il giovane Presidente rappresenta infatti l’ultima speranza moderata e riformista di un popolo che rischia di propendere sempre di più per l’estrema destra, rappresentata da Marine Le Pen.

Si possono cogliere almeno due cause della sua repentina perdita di gradimento, tra loro strettamente connesse. In primo luogo, parte di coloro che hanno votato per Macron ed En Marche! non ne condividono completamente la linea politica. La stupefacente vittoria di Macron non è dovuta soltanto alla sua abilità di attrarre il consenso popolare con proposte nuove. Il neopresidente ha infatti beneficiato di una netta convergenza di consensi di centrodestra e centrosinistra in chiave oppositiva all’estrema destra. È quel che emerge dal confronto del primo turno con il secondo turno, sia delle elezioni presidenziali che parlamentari. Alle presidenziali, Macron è passato dal 24,01% del primo turno al 66,06% del ballottaggio. Alle parlamentarie, la coalizione del Presidente ottiene il 32% dei voti al primo turno, mentre nei ballottaggi conquista il 49%. Se ne deduce che gli elettori meno centristi e più conservatori o socialdemocratici, pur avendogli concesso la preferenza nei ballottaggi, potrebbero non condividerne le scelte politiche.

In secondo luogo, l’ex Ministro dell’Economia ha iniziato immediatamente l’attuazione del suo programma politico attenendosi alla sua linea centrista, allo scopo di trasformare radicalmente l’ordinamento francese rendendolo più moderno, competitivo e liberale. Il leader di En Marche! non è paragonabile a quei celebri personaggi politici – come ad esempio Barack Obama – che hanno perso gradimento proprio perché in difficoltà nel mantenere le loro promesse elettorali. La perdita di gradimento è ascrivibile anche al fatto che il neopresidente abbia portato avanti le sue istanze politiche coinvolgendo inevitabilmente interessi di categoria.

Emmanuel Macron ha ottenuto una schiacciante vittoria sulla sfidante Marine Le Pen (1968) il 7 Maggio 2017
Emmanuel Macron ha ottenuto una schiacciante vittoria sulla sfidante Marine Le Pen (1968) il 7 Maggio 2017

Le prime sfide di Macron sono state quelle dell’immigrazione e del mercato del lavoro. In campagna elettorale l’inquilino dell’Eliseo ha espresso solidarietà ai richiedenti asilo – protetti dall’ordinamento unioniale e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite – ma ha altresì rimarcato la chiusura ai migranti economici, ossia immigrati clandestini che non hanno diritto di asilo politico. Tuttavia non sempre è facile qualificare un migrante e stabilire se si tratti o meno di un rifugiato politico. La strategia sul fronte immigrazione del Presidente si scinde quindi in due linee di intervento. Nel breve termine egli ha affrontato il problema chiudendo i porti agli sbarchi e spingendo per l’adozione del codice di condotta italiano delle ONG, rassicurando in tal modo il vasto elettorato conservatore. Nel lungo periodo, però, la soluzione non può ridursi alla chiusura delle frontiere e per questo Macron si è attivato per un grande progetto europeo che prevede l’istituzione di un ufficio unico europeo per le domande di asilo; una forza comune europea di intervento; un bilancio comune per la difesa europea; un’accademia europea per i servizi di intelligence; una protezione civile comune europea per eventi catastrofici come terremoti.

Forte della maggioranza parlamentare garantitagli dal maggioritario francese, il leader di En Marche! ha voluto riformare profondamente il Diritto del Lavoro, come del resto aveva annunciato prima delle elezioni. La riforma introduce maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro e mira a indebolire i sindacati sul fronte della contrattazione collettiva. I rapporti tra azienda e dipendenti sono regolati dai contratti collettivi nazionali di settore, i quali erano in larga parte inderogabili. Le nuove norme consentono alle imprese che hanno tra i venti e i cinquanta dipendenti di negoziare importanti aspetti del rapporto, tra cui l’orario di lavoro, con un rappresentante eletto dai lavoratori, non necessariamente affiliato ad un sindacato. Le imprese che impiegano fino a venti dipendenti potranno negoziare tali aspetti con il singolo lavoratore per poi estendere le regole concordate agli altri dipendenti tramite referendum aziendale. I sindacati subiscono così un duro colpo – il che spiega la loro forte opposizione alle nuove norme e le numerose manifestazioni di piazza da loro organizzate – ma dall’altro lato sarà ora possibile adeguare i termini del rapporto alle concrete esigenze aziendali. La riforma introduce poi un limite minimo ed un limite massimo all’indennità risarcitoria che spetta al dipendente in caso di licenziamento senza giusta causa, sul modello del Jobs Act italiano, allo scopo di garantire più flessibilità in uscita del rapporto di lavoro, favorire le assunzioni e rendere più certe le conseguenze della violazione. Vengono poi liberalizzati i contratti a tempo determinato, la cui durata e rinnovabilità potranno essere negoziate a livello aziendale. Macron ha ottenuto anche l’eliminazione della clausola della salute globale dell’impresa, che impediva i licenziamenti collettivi nel caso in cui l’impresa complessivamente considerata avesse i conti in attivo. Da ora in poi si terrà conto esclusivamente della situazione economica della sezione francese dell’impresa presso cui il lavoratore è impiegato. Il giovane Presidente ha portato avanti la sua rivoluzione liberale senza indugi, nel tentativo di mantenere le sue promesse e trasformare il volto di un Paese indebolito dalla crisi, ferito dal terrorismo islamico e diviso su molti temi importanti. Non ha avuto timore di sacrificare interessi di categoria e affrontare i contrasti conseguentemente suscitati dalle sue iniziative.

Il piano di intervento che l’«estremista di centro» aveva attentamente preparato per i francesi gli è costato il consenso di quegli elettori poco convinti che si sono espressi in suo favore per mancanza di alternative.

Ma il coraggio, la dedizione, l’ambizione e la volontà di migliorare il proprio Paese ne fanno un potenziale statista alle prese con le prime difficili fasi della sua avventura politica.

 

I manifestanti protestano contro la riforma del lavoro voluta da Emmanuel Macron
I manifestanti protestano contro la riforma del lavoro voluta da Emmanuel Macron

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, Diritto Costituzionale e Commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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