Emmanuel Macron, head of the political movement En Marche !, or Forward !, and candidate for the 2017 French presidential election, attends a political rally in Paris, France December 10, 2016. REUTERS/Benoit Tessier

Emmanuel Macron: la rinascita moderata

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Palais de l’Élysée – Parigi

Una nebbia fitta e disorientante. È quanto ci troviamo davanti quando proviamo a comprendere lo scenario politico contemporaneo. Se è chiara la crisi dell’establishment e dell’Unione Europea quale istituzione sovranazionale, meno evidenti sono gli orientamenti politici e le reali intenzioni tanto di coloro che – in sella alla rabbia e al malcontento – desiderano abbattere il sistema attuale, quanto di coloro che si dichiarano a favore del riformismo e si allontanano da posizioni estremiste. Dopo aver assistito ai primi passi dell’amministrazione targata Donald J. Trump negli Stati Uniti d’America (qui l’articolo sulle prime scelte del Tycoon), l’attenzione non può che rivolgersi alle elezioni presidenziali francesi.

«La divisione non è più tra destra e sinistra, ma tra globalisti e patrioti». Così Marine Le Pen, leader indiscussa del Front National, apre la sua campagna elettorale auspicando il tramonto della NATO e dell’UE. Perde consenso nei sondaggi il candidato repubblicano François Fillon, travolto dall’inchiesta mediatica sugli incarichi – apparentemente fittizi – assegnati a sua moglie Penelope, mentre Benoît Hamon, vincitore delle primarie del Parti Socialiste, viene dato al rialzo nel suo tentativo di riportare il partito “a sinistra”, ossia alla socialdemocrazia classica. In questo burrascoso conflitto politico si inserisce la proposta europeista e moderata di Emmanuel Macron, candidato indipendente nella corsa per l’Eliseo. Macron nasce ad Amiens nel 1977. Laureatosi in Public Affairs presso l’istituto di studi politici di Parigi, ottiene un diploma post-laurea in Filosofia all’Università di Parigi-Nanterre ed entra alla prestigiosa École Nationale d’Administration. Lavora nel settore dell’investment banking presso Rothschild & Co, dove chiude un importante contratto tra la Nestlé e Pfizer. A questo e alle sue doti da pianista deve il soprannome di «Mozart della finanza». Iscritto al Parti Socialiste tra il 2006 e il 2009, ottiene la nomina a Ministro dell’Economia nel 2014. Nell’Aprile 2016 fonda il movimento En Marche!, per poi rassegnare le dimissioni ad Agosto e infine annunciare la candidatura a Presidente della Repubblica in Novembre.

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Il politico francese Emmanuel Macron (1977) con il Presidente della Repubblica François Hollande (1954)

Macron ha voluto prendere le distanze dal sistema partitico tradizionale e – quale carismatico oratore – ha carpito le attenzioni di molti moderati. Europeista convinto, l’ex Ministro dell’Economia si è espresso favorevolmente alle scelte di Angela Merkel sull’accoglienza dei migranti, ma ha evidenziato la necessità di riformare la struttura dell’Unione, altrimenti destinata a crollare su se stessa. Del resto, in Europa, Macron piace più di Fillon, non intrattenendo alcun rapporto con Vladimir Putin. Ha denunciato l’ingiusto accanimento della Francia contro la comunità musulmana in tema di sicurezza nazionale. «Nessuna religione è un problema in Francia» ha dichiarato sottolineando la laicità dello Stato e il dovere di questo di garantire a tutti i cittadini la libertà di praticare le proprie fedi religiose con dignità. Mirando al cuore del secolarismo, Macron ha richiesto però il rispetto delle leggi della Repubblica da parte di tutte le comunità religiose. Il Mozart della finanza ha fatto spazio nel suo programma alle idee ecologiste, mostrando preoccupazione per il riscaldamento globale e auspicando maggiori investimenti nelle energie rinnovabili. Tuttavia, in quanto sostenitore del libero mercato, ha rimarcato la necessità di un equo bilanciamento tra le esigenze della crescita e quelle dell’ambiente.

Dare una definizione degli orientamenti politici di esponenti del calibro di Macron può apparire come una forzatura, dato che lui stesso rifugge l’idea di inquadrarsi in uno schieramento preciso, consapevole che ciò potrebbe avere un effetto negativo sull’elettorato. Tuttavia è fuori discussione l’importanza di chiarire la visione della realtà di un politico. E colpisce che Macron non incentri la propria propaganda sulla denigrazione degli altri candidati ma, principalmente, sulla proposta di un progetto nuovo. I suoi comizi si basano sullo stretto contatto con lo spettatore, il che può far pensare ad una tendenza populista. Oggi, questo termine è usato come spregiativo, perché divenuto sinonimo di demagogia. Originariamente aveva un’accezione più positiva: populisti erano coloro che si proponevano di andare dal popolo ed educarlo. Certo, l’ex Ministro dell’Economia piuttosto che inseguire il consenso cerca di rendere convincenti le proprie idee e questo è sufficiente a distinguerlo dai populismi oggi diffusi in Europa. Le idee del candidato indipendente sono distanti tanto dalla destra nazionalista ed euroscettica, quanto dalla sinistra di Hamon, che tenta di riesumare lo statalismo dell’economia e del mercato. È da quest’ultimo che provengono le critiche più aspre ricevute da Macron, infatti definito come una «creatura del sistema», un «Gattopardo» per cui tutto deve cambiare affinché non vi sia reale cambiamento. L’indole moderata del leader di EM! – tale da esporlo alle critiche della socialdemocrazia classica francese – induce a vederlo come un social liberal.

Espressione di uso comune in altri Paesi europei e d’Oltreoceano, il social liberalism non ha avuto fortuna in Italia. Si tratta di una linea politica spesso confusa con il neoliberalism. In realtà, invece, la distinzione è netta. Il neoliberismo consiste in una ripresa del liberalismo classico a cui il liberalismo sociale si contrappone. Nel primo caso emerge una concezione negativa della libertà, come libertà da vincoli, che lo Stato non deve imporre al mercato. Nel secondo caso prevale una concezione positiva della stessa, come libertà di autodeterminazione, il che non può avvenire senza che lo Stato debelli attivamente la povertà e l’ignoranza, garantendo maggiore giustizia sociale ed uguaglianza. Quest’ideologia si sviluppa nell’ambiente progressista come anche la socialdemocrazia, ma si pone su linee più moderate e centriste. È il punto di partenza a cambiare: se la socialdemocrazia del secondo dopoguerra nasce dal socialismo per giungere all’accettazione della libertà di iniziativa economica e opporsi alla lotta di classe, il liberalismo sociale nasce dalla separazione dal liberalismo classico. Emmanuel Macron sembrerebbe assestarsi su simili posizioni ed è per questo che alcuni giornalisti inglesi considerano la sua proposta di parziale deregolamentazione del mercato come sintomo del suo centrismo, mantenendo invece una posizione più progressista nelle politiche sociali. Liberale sociale è, ad esempio, Justin Trudeau, Primo Ministro canadese e leader del Liberal Party of Canada (qui un’analisi delle recenti politiche del Canada).

Anche se permane lo scetticismo su una possibile vittoria di Macron alle elezioni presidenziali, i più recenti sondaggi vedono il candidato indipendente al secondo posto nel primo turno, dopo Marine Le Pen, e trionfante su di questa nel ballottaggio. Eleggere Macron sarebbe una vera e propria scommessa politica e certamente un personaggio così interessante e giovane ha davanti a sé un futuro nel contesto politico francese. Nel 1983 il filosofo tedesco Ralf Dahrendorf preannunciava la fine della socialdemocrazia classica, ormai in difficoltà nell’affrontare i problemi economici e sociali del tempo. Oggi si parla di un secondo declino della socialdemocrazia, nel suo trend di ritorno alle idee del passato.

Il percorso di rinnovazione della sinistra non potrà che essere determinante nel prossimo futuro e dai suoi risultati dipende, quindi, la sorte della lotta ai populismi.

 

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Ralf Dahrendorf (1929-2009) è stato un filosofo, sociologo e politico tedesco

 

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, diritto costituzionale e commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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