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Elezioni politiche italiane 2018: chi votare?

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

Da qualche mese una certa domanda aleggia nell’aria. Durante un aperitivo, mangiando il dessert dopo una cena tra amici, o semplicemente quando cala il silenzio e si vuole trovare un nuovo argomento di discussione: «Maaa voi chi votate???» si chiedono tutti. Io stessa ponevo la questione per due ragioni. Da una parte, volevo sentirmi meno sola nell’incapacità di decidere e nella paura di chi possa essere votato dagli altri. Desideravo osservare il mio interlocutore e vedere la stessa, familiare confusione. D’altro canto, una speranza rimaneva: che dibattendo qualcuno mi offrisse una risposta sul piatto d’argento. Poi, d’un tratto, è arrivata l’illuminazione.

 

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Ieri sera ero al telefono con la mia amica Caterina, con cui ho condiviso la stanza a Trento per tre anni di università. Entrambe ci siamo laureate in Scienze Politiche. Spesso ci siamo ritrovate a condividere l’indecisione prima di un voto e a decidere insieme come fosse meglio procedere. Ieri, parlavamo del più e del meno, quando è arrivata la domanda. Ci stavamo dicendo: «Vabbè, è normale non sapere chi votare. Prima del 4 Marzo studieremo bene la situazione e troveremo una risposta». Quest’affermazione avrebbe dovuto tranquillizzarmi. D’altronde è quello che ho sempre fatto ad ogni elezione: qualche giorno prima del voto faccio una lista dei pro e dei contro dei candidati e scelgo di mettere la croce sul nome del meno peggio.

Eppure no, non mi sentivo più tranquilla. Ed è lì che la fredda realizzazione è arrivata: nel 2018 non abbiamo il diritto all’ignoranza. Perché se due ragazze con una laurea in Studi Internazionali, con un’elevata consapevolezza politica e con tematiche che stanno a cuore, non sanno chi votare, come possiamo biasimare chi vota per il leader con la voce più grossa e il programma più vuoto?

 

 

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In Italia possiamo anche raccontarci che la colpa di come vanno le cose è delle fake news, dei politici populisti e corrotti, della popolazione ignorante… ma, secondo me, il problema più profondo è che la nostra democrazia non è programmatica: i partiti che si candidano alle elezioni non discutono i programmi, ma le reciproche personalità.

In una democrazia rappresentativa, come quella nostrana, la popolazione è chiamata a scadenze più o meno regolari per votare i propri rappresentanti. Questi dovrebbero essere scelti sulla base di due fattori:

  1. i loro programmi;
  2. le promesse che hanno saputo mantenere nella legislatura precedente. Le elezioni sono un modo per premiare o punire i rappresentanti politici, per dimostrare loro che, se non mantengono ciò che era stato detto in campagna elettorale, ci saranno delle conseguenze: loro perderanno il loro posto in poltrona e, con esso, il lauto stipendio che li mantiene.

In questo senso, la campagna elettorale è cruciale per far funzionare la democrazia: è il momento per discutere i programmi e per influenzarli. Ma come si può fare questo se, a parte i due o tre punti che fanno più scalpore, questi programmi noi non li conosciamo? Se noi non conosciamo i programmi non possiamo contribuire a elaborarli, non possiamo fare scelte ragionate sui candidati e, soprattutto, non possiamo chiedere responsabilità politica ai nostri rappresentanti della scorsa legislatura per le promesse non mantenute.

Ci ritroviamo, così, in balia di un dibattito elettorale che è guidato dai media mainstream e riempito dalla voce di pochi candidati e poche idee. Nel 2018 questo è inaccettabile. È inammissibile non solo perché dovremmo aver imparato qualcosa dagli errori commessi, ma anche perché oggi più che mai abbiamo gli strumenti per fare la differenza. In che modo?

Primo, dobbiamo informarci: con le informazioni a portata di un click e un livello di istruzione nella popolazione senza precedenti, l’ignoranza non ha scuse. Nel 2018 non è nemmeno più necessario leggersi pagine e pagine di documenti con scritto nero su bianco i buoni propositi dei partiti per la nuova legislatura. Esistono piattaforme come OpenPolitici che offrono facile accesso a tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno per conoscere i nostri rappresentati, o come Politicamente Corretto che raccoglie le promesse elettorali da tenere sott’occhio. Inoltre, quiz come quello I side with e Voi siete qui possono aiutare ad inquadrare la propria affinità politica con i partiti in base ad una vasta gamma di tematiche che non stanno venendo discusse in campagna elettorale.

Leggere e raccogliere informazioni è essenziale per conoscere quali sono le nostre opzioni al di là dei soliti noti, i quattro o cinque partiti che si mettono in mostra in televisione. Ci sono molti altri candidati, molti altri partiti che potrebbero offrire alternative più vicine alla nostra sensibilità politica. Ed è vero che la legge elettorale costringe a creare grandi coalizioni, ma, proprio per questo, votare un piccolo partito in minoranza all’interno di una coalizione significa non perdere voti e dargli maggior potere negoziale per indirizzare le posizioni della coalizione durante la legislatura.

Secondo, dobbiamo riappropriarci del dibattito elettorale. Iniziamo discussioni informate con altri elettori indecisi. Dibattiamo non le personalità papabili alle elezioni, ma le politiche che ci stanno a cuore. La campagna elettorale è il momento in cui farlo, perché i programmi sono ancora in fase di elaborazione e sono influenzati dagli umori popolari. Nel 2018, nell’era dell’interconnessione permessa da internet e dai social network, per raggiungere i candidati e altre persone con idee simili basta avere iniziativa. Esistono piattaforme come Avaaz per raccogliere firme e per discutere di questioni politiche in modo costruttivo. Tali strumenti ci permettono di non essere solo consumatori di politiche lanciate dai candidati, ma di influenzare le discussioni, farci portavoce di proposte costruttive e dare visibilità a candidati meno conosciuti.

Questo non significa dover essere esperti di ogni disciplina delle politiche pubbliche e voler avere voce su ogni decisione. Piuttosto, è essenziale comprendere quali siano le proprie priorità. Ognuno di noi può dare un contributo specifico in diverse aree: dalle politiche familiari all’alimentazione, da questioni morali alla politica estera.

Nel 2018, non abbiamo il diritto all’ignoranza. Non abbiamo il diritto all’inerzia. Non abbiamo il diritto al lamento e alla de-responsabilizzazione. Abbiamo, però, gli strumenti e abbiamo le conoscenze per fare una piccola differenza. La domanda è: abbiamo l’iniziativa?

 

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About Giada Negri

REDATTRICE | Classe 1994, lombarda. Laureata in politica economica eurasiatica ed energia al King's College London, è un'irrimediabile ottimista. Appassionata di geopolitica, ama conoscere nuove culture attraverso le storie della gente. Attualmente lavora a Bruxelles come Campaign Officer per lo European Civic Forum.

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