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Elezioni Amministrative 2016: i risultati al termine del primo step

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  • BREVE ANALISI A LIVELLO NAZIONALE (a cura di Emanuele Grillo) : 

Domenica 5 Giugno sono andate in scena le Amministrative 2016. I comuni chiamati alle urne ammontano a 1342, tra cui sette capoluoghi di Regione (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari Trieste). Nell’Urbe l’affluenza si è arrestata al 57,19% (+5% rispetto alle precedenti amministrative), 54,66% (-13%) nel capoluogo lombardo e 54,14% (-6%) in quello partenopeo, 57,19% (-9%) a Torino e 59,75% (-12%) a Bologna, 60,19% (-11%) a Cagliari ed infine 53,45% (-3%) a Trieste. L’affluenza nazionale si attesta al 62,14% – a riguardo non vengono considerate le Regioni Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia. Tra le numerose città che superano i quindicimila abitanti, la tornata elettorale appena trascorsa rappresenta soltanto un primo step di votazioni che si concluderanno Domenica 19 Giugno, la data designata per i ballottaggi. Non sono mancati i/le commenti/reazioni politici/politiche, di un risultato che – a sorpresa o meno – ha evidenziato alcuni aspetti, di caratura locale e nazionale. Scricchiola il Partito Democratico, dai piccoli centri alle città metropolitane: in questi ultimi mesi il Premier Matteo Renzi aveva trasmesso una sensazione di distacco dalle seguenti elezioni, e il fatto che il PD abbia faticato a raggiungere i ballottaggi (83/111 presenti) lo dimostra chiaramente. Ma c’è di più: oltre alla sufficienza di un Governo indaffarato a pubblicizzare il al referendum popolare confermativo previsto il prossimo Ottobre, emerge la sfiducia degli elettori nei riguardi di un Partito della Nazione che in ambito locale non attecchisce, provocando una (non grave quanto vogliono far credere, il PD ha vinto al primo turno in più di 800 comuni) débâcle che rischia di minare le fondamenta territoriali del partito. La ricetta del renzismo, capace di ratificare e avvalorare una dipendenza politica nazionale – facilitata dalla mancanza di una seria alternativa – nei confronti del PD, allo stesso tempo sembrerebbe nuocere alla sua ramificazione nei singoli circoli.

<<Renzi dà l’impressione di non aver l’ambizione di guidare il PD, ma soltanto di comandarlo>>, scrive il giornalista Ezio Mauro in una sua analisi per La Repubblica. E difatti, il quadro che ne viene fuori (finora) sembrerebbe suggerirci proprio questo: l’assenza di un centrosinistra e di un’anima, nonché l’impressione di un contenitore che in ambito amministrativo dimostra d’essere alquanto scarno. Ecco spiegata la sofferenza in tutta la Penisola – più al Sud che al Nord, ma soprattutto nelle città nevralgiche per il nostro Paese – di una formula che mal convince l’elettorato comunale. Una crisi di rappresentanza che fa comodo tanto al centrodestra quanto al MoVimento 5 Stelle: Roma vede il M5S come primo partito, a Torino i pentastellati insidiano persino un politico di lunga esperienza come Piero Fassino, a Bologna il PD perde una fetta cospicua di elettori e senza contare lo psicodramma di Napoli. Il M5S esplode dove il sentimento di protesta trova terreno fertile – Roma è il caso emblematico – a suon di scandali e scempi di vario genere, ma anche dalla fusione con alcune aree di ultradestra presenti nei nuclei di molti centri urbani (più o meno) diffusi in Italia. Il renzismo sembrerebbe affermarsi soltanto a Milano ma nulla, si sa, è da ritenersi scontato nei ballottaggi.

Una cosa, però, è certa: nel Paese manca un riferimento chiaro nei riguardi del Partito Democratico, ma soprattutto della concezione di sinistra. Renzi non sembrerebbe preoccuparsene molto, o forse interpreta bene il ruolo del minimizzatore per nascondere il timore di una possibile disfatta che – di tanto in tanto – ha lanciato qualche segnale durante gli ultimi due anni, e che è possibile avvertirne la presenza sulla propria pelle. Indifferenza o paura celata, resta il fatto che il Presidente del Consiglio sta lasciando indietro una parte del suo elettorato divenuto ormai orfano e, per certi versi, imprevedibile. Così facendo, la crisi del PD rinvigorisce le trame di Silvio Berlusconi e di Forza Italia (devono ringraziare questi ultimi se Giorgia Meloni non ha raggiunto il ballottaggio nella capitale), così come tutti quei movimenti e liste civiche che ormai tanto abbondano nelle città italiane.

 

 

  • ROMA (a cura di Federico Sensi) :
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Amministrative 2016: i tredici candidati nella città di Roma

A Roma la campagna elettorale è stata particolarmente vivace e infiammata. I suoi protagonisti hanno dato vita ad un’intensa battaglia, senza esclusione di colpi. Il clima del dibattito politico è ultimamente molto pesante e i cittadini sono molto divisi. La campagna ha preso avvio a Gennaio, a seguito della caduta di Ignazio Marino (PD). Il Sindaco uscente non è stato capace di soddisfare le aspettative nutrite nei suoi confronti dai romani. D’altronde, camminando per le strade della capitale, non è difficile avvertire la rabbia del popolo nei confronti della classe dirigente. Questo clima ha giocato a favore della candidata del MoVimento 5 Stelle Virginia Raggi, che ha ottenuto il 35% dei voti, superando persino le aspettative.  Roberto Giachetti (PD) si è invece fermato al 24,80%, riuscendo ad accedere al ballottaggio, a cui infatti si ricorre se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta. La destra, incapace di unirsi in sostegno di un unico candidato, ne ha presentati tre. Tra questi Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), che ha raggiunto il 20%, un risultato discreto ma non sufficiente per sfidare la Raggi al ballottaggio. Stefano Fassina (Sinistra Italiana) ha ottenuto il 4,46% dei voti, mentre Alfio Marchini (Alfio Marchini Sindaco) il 10,96%.

La Raggi ha dominato soprattutto in periferia, mentre Giachetti ha sconfitto la candidata grillina solo in centro e nel quartiere Parioli.

I candidati si sono confrontati su molti problemi della capitale: dai trasporti pubblici all’immondizia, dall’assenteismo nel pubblico impiego alle buche, e sulla preparazione di Giachetti ha prevalso la sfiducia nei confronti del Partito Democratico. Resta da chiedersi chi governerà se la Raggi dovesse vincere anche al secondo turno, dato che il contratto che la lega al M5S sottopone ogni decisione rilevante al volere delle alte sfere del MoVimento, la cui organizzazione interna è molto discutibile quanto a democraticità.

 

 

  • MILANO (a cura di Marco Pucciarelli) :
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Amministrative 2016: i nove candidati nella città di Milano

A Milano, il voto dei cittadini non ha riservato alcuna sorpresa: al ballottaggio andranno Giuseppe Sala (41,7%) e Stefano Parisi (40,7%). I due candidati si presentano come il doppione dell’altro, figli del medesimo centrismo politico. Ma la partita politica del capoluogo lombardo è estremamente importante, nonostante possa sembrare meno “romantica” di quella capitolina. L’importanza di questa elezione arriva dal fatto che il Presidente del Consiglio ha scommesso molto sulle votazioni all’ombra della Madunina e l’impressione generale, nemmeno troppo velata, è che Beppe Sala fosse il suo cavallo migliore per queste amministrative.

Beppe Sala è l’uomo dell’EXPO 2015 e già questo contribuisce molto alla sua figura, in negativo e in positivo. Stefano Parisi è certamente un candidato meno conosciuto, ma che è riuscito a catalizzare su di sé una grossa fetta di elettorato. Il punto è questo: come voteranno, ora, i cittadini al ballottaggio? I due candidati come si procacceranno quella grossa fetta di elettori fuori dai loro recinti naturali? E gli elettori che non hanno appoggiato al primo turno i due candidati, come si schiereranno? Ragioneranno sui due programmi elettorali, o trionferà il voto di protesta? Personalmente, ritengo che giocherà un ruolo cruciale il voto di protesta, poiché Giuseppe Sala rappresenta appieno il PD renziano di oggi. Non è detto che molti elettori del M5S decidano di porre la crocetta sul nome di Parisi, soltanto per sabotare <<l’uomo dell’EXPO>> e recare danno al grande nemico nazionale, il Partito Democratico e il suo leader. Matteo Renzi ci ha messo la faccia su queste elezioni milanesi e questa mossa potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Tuttavia anche per Parisi il destino non è del tutto chiaro. Cosa ha da offrire il target elettorale della sua coalizione? Andrà a cercare il voto della destra xenofoba e razzista? In un comune centrista e moderato come quello di Milano, una mossa simile potrebbe rivelarsi un azzardo. La rincorsa alla fascia da Sindaco, per Parisi, dovrà essere studiata nei minimi dettagli poiché Sala rappresenta davvero l’uomo del fare, pacato e moderato che piace tanto al milanese tipo. Inoltre, da questo primo turno apprendiamo ancora che la Lega Nord e Fratelli d’Italia non possono imbastire una fazione politica sul modello del Front National francese, per cui l’aiuto di Berlusconi è ancora essenziale, nonostante siano ormai lontani i fasti del Caimano.

 

 

  • NAPOLI (a cura di Gianmarco Botti) :
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Amministrative 2016: i dieci candidati nella città di Napoli

Il voto di Napoli non ha riservato nessuna sorpresa rispetto a quanto era stato previsto dai sondaggi. Il Sindaco uscente, Luigi de Magistris, ha conquistato una nettissima prima posizione con il 42,57%: il candidato, tra quelli delle grandi città italiane, che ottiene il risultato migliore. La sua lista civica, col 13,66%, è la più votata in città. Nella storia di Napoli è la prima volta che un Sindaco uscente non viene riconfermato al primo turno, ma de Magistris arriverà al ballottaggio del 19 Giugno in una posizione di forza, sfidando come già cinque anni fa il candidato del centrodestra Gianni Lettieri, che ha ottenuto al primo turno il 24,10%. Forza Italia, principale sponsor della candidatura dell’imprenditore, si è attestata al 9,58%. Resta fuori dal ballottaggio la candidata del centrosinistra Valeria Valente che raccoglie il 21,24% mentre il suo partito, il PD, si ferma all’11,75 perdendo quattro punti rispetto alla pur non brillante performance di cinque anni fa.

Allora il partito scontò la scelta del candidato dell’ultimo minuto, l’ex prefetto Mario Morcone, dopo l’annullamento delle Primarie disputate da Andrea Cozzolino e Umberto Ranieri per diverse irregolarità. Oggi ha pagato Primarie altrettanto controverse, quelle che hanno visto la Valente prevalere per meno di 500 voti sull’ex Sindaco e Governatore campano Antonio Bassolino, sulle quali le immagini di alcuni tentativi di offrire denaro fuori ai seggi hanno gettato un’ombra difficile da dissipare. Fuori dai giochi resta anche il MoVimento 5 Stelle, che solo un anno fa alle regionali era risultato primo partito in città, ma che oggi ottiene con l’ingegnere brianzolo Matteo Brambilla un esiguo 9,70%.

La scelta di una sostanziale desistenza nei confronti di de Magistris, con il quale il MoVimento condivide buona parte del suo bacino elettorale, appare piuttosto evidente. Nel complesso, alla base del successo di de Magistris si può individuare da un lato la crisi sempre più grave dei partiti tradizionali, dall’altro il ruolo di anti-Renzi per eccellenza che egli sta interpretando in città da diverso tempo e che, c’è da scommetterci, proverà a spendere in futuro anche sul piano nazionale.

 

 


 

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PROFILO MULTIPLO | Sostenere la cultura, in tutte le sue forme, è per noi fondamentale: per questo scriviamo di arte, musica, libri, filosofia, storia e cinema: è da essa che si parte per cambiare veramente le cose, per argomentare con coscienza la realtà che ci circonda. Il titolo dell’opera del celebre Tomasi di Lampedusa è indubbiamente un punto di inizio - quasi provocatorio - da cui partire per dare una svolta con professionalità, cultura, passione e impegno, ignorando i richiami dei finti Gattopardi che mutano le forme, senza cambiare la sostanza delle cose, pur di sopravvivere.

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