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L’Eco dei complotti: le teorie cospirative da “Il pendolo di Foucault” a “Numero zero”

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Umberto Eco (1932-2016) è stato un semiologo, filosofo e scrittore italiano
Umberto Eco (1932-2016) è stato un semiologo, filosofo e scrittore italiano

Umberto Eco viene definito in molti modi: semiologo, filosofo, trattatista, esperto del Medioevo in ogni sua forma. Ma se non tutti, anzi, in pochi, hanno letto queste sue opere tanto difficili e complesse, almeno in molti avranno sugli scaffali qualcuno dei suoi romanzi: infatti, la veste con cui forse Umberto Eco è maggiormente conosciuto dal grande pubblico è quella di romanziere.

La fortuna come romanziere per Eco arriva nel 1980, quando, con Bompiani, pubblica il suo meritatamente celebre Il nome della rosa, un giallo storico in cui, seppur mescolate, emergono le notevoli competenze dello scrittore: l’ambientazione medievale ben realizzata, il giallo ben costruito, le riflessioni filosofiche ben riuscite, nonostante l’errore di chiusura del romanzo, già notato dalla medievista Chiara Frugoni.

Il secondo romanzo di Eco esce ben otto anni dopo il successo de Il nome della rosa: Il pendolo di Foucault diventa, a causa dell’immensa celebrità dell’autore, il cui nome sembra essere già diventato garanzia di vendita, un vero e proprio caso editoriale su cui viene costruita una immane propaganda, vedendo addirittura la luce prima ancora che nasca fisicamente come libro grazie alla potenza irresistibile dei media.

Ne Il pendolo di Foucault le ambizioni rispetto al Il nome della rosa sembrano enormemente cresciute, nonostante la trama sia, essenzialmente, molto esile. I protagonisti sono tre amici che, a causa dell’apparizione di un personaggio decisamente ambiguo, il colonnello Ardenti, vengono spinti ad approfondire l’esistenza di una storia segreta il cui obiettivo è la conquista del mondo, tramandata di anno in anno, di secolo in secolo, ad una setta di iniziati. Certamente, ognuno dei tre personaggi vive una vera e propria storia nella storia, ma non sono i protagonisti a costituire la vera base del romanzo: le parti più convincenti sono, infatti, quelle che riguardano la Costruzione del Piano, ossia la descrizione e la narrazione del modo in cui i tre amici, attraverso ricerche, decrittazioni e conoscenze quantomeno ambigue, si avvicinano sempre di più alla perfezione di un disegno complottistico che, inizialmente immaginario, comincia a vivere di vita propria: e così Templari, Massoni, Kabalisti, Sionisti, Gesuiti diventano le parti fondamentali di un piano volto a raggiungere il dominio del mondo.

Il Pendolo di Foucault fu concepito come un esperimento per dimostrare la rotazione terrestre attraverso la forza di Coriolis
Il pendolo di Foucault fu concepito come un esperimento per dimostrare la rotazione terrestre attraverso la forza di Coriolis

Con Il pendolo di Foucault, insomma, Umberto Eco apre la via a una sua quasi ossessione per la materia complottistica, una sorta di filo rosso che sembra legare i suoi futuri romanzi più riusciti. Il cimitero di Praga esce nel 2010 e, questa volta, la teoria del complotto viene scomodata per spiegare alcuni fatti della storia dell’Ottocento che videro, come protagonista primario, Simone Simonini, personaggio della fantasia di Eco. Simone Simonini è un falsario e un agente segreto al servizio, rispettivamente, dei Governi piemontese, francese, tedesco e russo. La trama del romanzo è particolarmente fitta, vale la pena ricordare solo i complotti più celebri nati dalla fantasia di Eco. Il primo riguarda la morte, effettivamente non chiarita, di Ippolito Nievo: questo, vice cassiere di Giuseppe Garibaldi nella spedizione dei Mille, avrebbe conservato tutta una serie di documenti compromettenti che spiegherebbero come le camicie rosse siano riuscite a sconfiggere l’esercito borbonico non grazie al valore militare, bensì grazie ad una serie di trame massoniche finanziate dal governo piemontese: Simonini, ingaggiato proprio dai Savoia, avrà il compito di togliere di mezzo il custode di questi segreti, cioè Ippolito Nievo. Dopo questo incarico, Simonini entrerà a lavorare per il governo francese: il suo odio verso gli ebrei lo renderanno il responsabile della stesura dei documenti falsi volti ad inchiodare il capitano ebreo dell’esercito francese Alfred Dreyfus, accusato di spionaggio. Sempre a Simonini si deve il confezionamento dei Protocolli dei Savi di Sion, presunta prova di un complotto ebraico per conquistare il mondo.

Anche il suo ultimo romanzo, Numero zero, ha al centro della narrazione le teorie complottistiche, che riguardano, questa volta, la storia italiana contemporanea, dalla morte di Mussolini all’assassinio di Aldo Moro, messe in bocca ad un personaggio secondario del romanzo, Braggadocio, termine che significa millantatore, bugiardo: un espediente letterario già caro alla letteratura, quello di far dire ad un personaggio poco raccomandabile le idee più scomode, come per prenderne subito le distanze.

Numero zero è ambientato nella Milano del 1992: protagonista del romanzo è Colonna, un giornalista fallito che viene ingaggiato nella redazione del giornale Domani, un giornale che, in realtà non uscirà mai: Domani è infatti un mezzo utilizzato da un Commendatore, sempre assente nel romanzo, per entrare nei salotti buoni della politica, per usarlo come merce per ricatti: non è infatti il giornale in sé che deve far tremare, quanto la paura che il giornale esca, un giornale che verrà presentato come luogo dove non esiste censura dell’informazione. Dalle discussioni dei giornalisti, Eco fa emergere i fatti che precedono la storia italiana del 1992 e il tutto, guarda caso, sembra risolversi in un enorme complotto, a partire dalla certezza che il cadavere esposto in piazzale Loreto non sarebbe veramente appartenuto a Benito Mussolini, ma a un suo sosia. L’ex duce sarebbe invece fuggito in Argentina grazie all’aiuto del Vaticano e sarebbe stato pronto a tornare proprio in occasione del progettato golpe, per il quale piazza Fontana avrebbe fornito la giustificazione.

Umberto Eco è stato certamente uno fra i più importanti uomini di cultura in Italia durante il XX secolo
Umberto Eco è stato certamente uno fra i più importanti uomini di cultura in Italia durante il XX secolo

L’Eco romanziere è il più famoso, ma certamente non il più riuscito. Il pendolo di Foucault è un romanzo davvero noioso, ne troverete pochi che possano ammettere, senza mentire, di essere riusciti a finirlo. Numero zero, invece, sembra scritto quasi frettolosamente, con un finale che lascia quantomeno l’amaro in bocca, ed è inoltre eccessivamente paranoico, con i continui suggerimenti a <<sospettare, sospettare sempre>> perché <<i giornali non sono fatti per diffondere, ma per coprire le notizie>>. Dei tre, il prodotto letterario migliore è Il cimitero di Praga.

I romanzi cospirativi sono interessanti, in ogni caso, perché Eco analizza piuttosto meticolosamente i modi in cui, tali complotti, vengono costruiti. Per prima cosa, per funzionare al meglio, la tesi sulla cospirazione deve essere semplice, deve avere un solo bersaglio e deve avere soprattutto una finalità: spiegare ai falliti perché nella vita non hanno avuto successo, così che i loro fallimenti vengano in qualche modo giustificati dalla presenza di qualcuno di misterioso che ci manipola senza che noi ne possiamo essere pienamente consapevoli. I protagonisti delle tesi cospirative rivelano, inoltre, il bisogno primordiale dell’uomo di trovarsi un nemico, sempre individuato nel diverso: per questo gli ebrei sono scelti quasi sempre come carnefici, arrivando addirittura a sospettarli per l’attentato alle Torri Gemelle. Ancora, per essere credibili, i complotti devono sempre basarsi sulla teoria della verosimiglianza: si tende infatti a riporre fiducia nelle notizie già note.

Certamente, Eco non vuole dire che i complotti non esistono. In un’intervista e in La bustina di Minerva, ora raccolta in Papè Satan Aleppe, Eco afferma che le cospirazioni esistono e che si dividono in due categorie: i complotti riusciti, come quello contro Giulio Cesare e che, proprio per il fatto di essere stati portati a termine, sono noti a tutti; e quelli non riusciti, come quello di Catilina, che, a sua volta, viene scoperto proprio per il fatto di essere fallito. Eco, quindi, non si scaglia contro i complotti, ma contro le bufale cospirative, quella ratatouille occultistica che si sente tanto in televisione e che postula che qualcuno, dietro di noi, muova le fila del mondo.

D’altra parte, Eco, sempre in La bustina di Minerva, si esprime così: <<Siccome ritengo che il nostro mondo sia nato per caso, non ho difficoltà a ritenere che per caso o per concorso di varie stupidità vi avvengano la maggior parte degli avvenimenti che l’hanno tormentato nel corso dei millenni, dalla guerra di Troia ai giorni nostri, e quindi sono per natura, per scetticismo, per prudenza, sempre incline a dubitare di qualsiasi complotto, perché ritengo che i miei simili siano troppo stupidi per concepirne uno alla perfezione>>.

Lo sprezzo di Eco per le cospirazioni è piuttosto evidente, pure ne ha fatto il terreno fertile dei suoi romanzi. Verrebbe da domandarsi se Eco, in fondo, ne parli per ammonirci sulla loro esistenza, in modo da indurre il sospetto che effettivamente qualcosa di losco esista, prendendo poi le distanze perché, in fondo non può fare altro.

Può anche darsi, ma, come lui stesso scrisse: <<Non vogliamo essere così complottardi>>.

 

 


 

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About Martina Zerbinati

COLLABORATRICE | Classe 1991, piemontese di accento, di lingua e di fatto. Continua gli studi con un dottorato in epigrafia greca. Il greco antico è d'altra parte la sua vera passione, perché come disse Marguerite Yourcenar: "Quasi tutto quel che gli uomini hanno detto di meglio è stato detto in greco". Dirige il sito "Hellopapers".

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