Giuramento allievi Accademia Aeronautica di Pozzuoli

E’ ancora possibile la Repubblica?

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

Se c’è una parola (insieme a tassa) che l’italiano medio generalmente non sopporta, questa è Repubblica. Guai a voi se anche solo osate parlarne: “ma quale democrazia, ma quale repubblica, in parlamento sono tutti ladri” dice l’italiano medio, in preda ad un fastidioso prurito intimo. Eppure, volenti o nolenti, oggi festeggiamo la data più storica (a mio personalissimo avviso) tra le tante date storiche che hanno costellato la vita politica italiana.
No, non sto parlando della condanna di Berlusconi, né della vittoria del Partito Democratico alle ultime elezioni europee: il 2 ed il 3 Giugno del 1946, ben 12.718.641 cittadini (e, finalmente, cittadine), scelsero di esiliare i Savoia e di dare vita al meccanismo politico più antico e complesso che esista: la Repubblica.
I nostri nonni hanno vissuto quella scelta come una faticosissima e straordinaria conquista, arrivata dopo un periodo nero e cupo della Storia, dopo i campi di concentramento, il nazismo, Mussolini e la bomba atomica. Una scelta incerta fino alla fine (ricordo che furono circa in 10 milioni a votare per la Monarchia), celebrata con una festa sentita e gioiosa, simbolo di una lotta per la libertà.

Viene spontaneo chiedersi, 68 anni dopo, se sia ancora possibile “tifare” per la repubblica. Se davvero possiamo credere nella democrazia come modello di governo per uno Stato in un clima di antipolitica esagerato ed eccessivo, tra chi si astiene, si disinteressa, non partecipa, e chi urla e nasconde dietro la schermata di un computer il suo volto ferocemente autoritario.

Certo, è vero che la democrazia ha in sé un grande limite, quello che il filosofo Alexis de Tocqueville chiamava la dittatura della maggioranza: in un sistema democratico, la maggior parte della popolazione “decide” per l’insieme degli individui senza considerare l’opinione della minoranza, che può invece essere più giusta e lungimirante per un certo contesto.

Un esempio immediato? Gli anni del berlusconismo. L’Italia  ha scelto, votato e voluto fortemente la presenza, sulla scena politica, di un personaggio assolutamente controverso e dannoso, che ha preferito i festini privati alle emergenze italiane, le parole ai fatti, la forma alla sostanza, le bugie alla verità. La res publica ne è uscita fortemente provata e danneggiata, le occasioni di partecipazione sono diminuite, il sistema democratico si è quasi del tutto alterato. Eppure, Berlusconi (che è solo l’ultimo di una lunga serie di nomi)  l’abbiamo votato e rivotato noi.

Io, che sono nata e cresciuta negli anni ’90, posso ora toccare con mano i disastri compiuti da una Destra dannosa ed una Sinistra incapace di reagire con forza (disoccupazione giovanile, assenza di partecipazione politica dei miei coetanei, decadimento culturale, tanto per citare qualche piccolo problema) , ma non per questo non vedo una possibilità di miglioramento. E’ ancora Tocqueville a correre in mio soccorso quando, nel suo trattato La democrazia in America (la cui lettura renderei obbligatoria a chiunque accarezzi l’idea di entrare in Politica), dopo aver analizzato i limiti del sistema repubblicano, ci espone le sue teorie su come rivitalizzare e “guarire” (usa proprio questo termine) la Democrazia. Non pensate ad astruse teorie politiche od economiche, ciò che sostiene il Filosofo è decisamente più semplice: bisogna investire sulla partecipazione e sull’Istruzione.
Come si guarisce una società ignorante? Puntando sulla Scuola.
Serve una riforma immediata ed efficace che abbia come scopo il risanamento totale dell’Istruzione, che oggi purtroppo ha perso il suo ruolo formativo ed è diventata semplicemente un luogo fisico in cui lasciare i ragazzi mentre i genitori lavorano. Gli studenti che oggi finiscono la scuola dell’obbligo non hanno nessuna formazione civica che li aiuti ad orientarsi nel mondo, non sono capaci (per la maggior parte) di essere cittadini attivi e consapevoli: vengono gettati in una società ignorante, egoista e conformista, senza gli strumenti necessari per comprenderla e, quindi, superarla.
Di conseguenza, anche la partecipazione è del tutto compromessa,  e se viene a mancare la partecipazione, la Democrazia muore, lasciata in mano ai pochi esperti del settore, ai gattopardi democratici che cambiano tutto per non far cambiare niente.

Ritorno, allora, alla mia domanda iniziale: è ancora possibile la Repubblica?
Sì, lettori appassionati, è ancora possibile. Anzi, continuo a credere che sia la nostra unica speranza e che dobbiamo impegnarci a fondo per arginare ogni fenomeno autoritario, ogni pericolosa deviazione personalistica, ogni tentativo di indifferenza.
La Democrazia sopravvive in un mondo depravato, costellato da guerre ed intrighi, circondato da un decadimento culturale senza precedenti, resiste a fatica, ma resiste. Esiste.

Ed io, oggi, la voglio festeggiare.

Auguri mia bellissima Repubblica, che mi permetti di partecipare attivamente alla vita politica, che rendi me, giovane studentessa disoccupata, uguale, dinanzi alla legge, al ricco imprenditore, che ripudi la guerra ed ogni forma di discriminazione.

Ma, soprattutto, auguri a noi, sciocchi italiani inconsapevoli della fortuna che abbiamo, auguri ai nostri nonni che sono morti in guerra per un’ideale di libertà, auguri a tutti quelli come me che, nonostante tutto, continuano a sperare.

 

e_nata_la_repubblica_italiana-2

About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *