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Dublino: una capitale atipica, tra contraddizioni e trasformazioni

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti
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Docklands – Dublino, Irlanda

Vecchi mattoni rossi, vetro, cemento e una foresta di metallo. Una selva di gru si è levata, nel giro di pochissimo tempo, nei punti nevralgici di Dublino. Il centro e le Docklands, laddove vi era il vecchio porto. La città è, al momento, un enorme cantiere. La trasformazione iniziata con la Tigre celtica – il periodo d’oro vissuto a inizio millennio, il boom economico dei primi anni dell’euro arrestatosi nel 2008 con la crisi economica – continua ora, con la graduale ripresa in corso a seguito degli aiuti europei e al trasferimento in loco della sede di Google e altre grosse multinazionali dell’IT.

Ma in cosa consiste, esattamente, il cambiamento di Dublino? In che modo la città sta dismettendo i vecchi abiti da capoluogo portuale e commerciale, indossando quelli nuovi da piccola capitale della finanza e dell’IT? Le contraddizioni tra il vecchio e il nuovo sono in atto, ora più che mai. Innanzitutto, Dublino è rimasta (nel bene e nel male) la più inglese tra le città irlandesi. Colei che più delle altre, anche dopo il lunghissimo divorzio dalla Corona (iniziato nel 1916 con la Rivolta di Pasqua e finito nel 1949 con la fuoriuscita dal Commonwealth, mentre il pound come valuta ha cessato di esistere solo nel 2002 con l’avvento dell’euro) ha conservato sotto diversi aspetti il retaggio culturale britannico.

Si tratta, in sostanza, di una capitale molto atipica, difficile da definire/paragonare ad altre città europee dello stesso rango. Una capitale autonoma da poco meno di un secolo (lo Stato Libero d’Irlanda fu istituto nel 1922), che deve ancora consolidare i tipici tratti da capitale. Singolare, poco appariscente: quel che resta della vecchia anima di questa città si intravede nelle sue tracce culturali. La vecchia Dublino si conserva e allo stesso tempo va pian piano scomparendo, adattandosi alla nuova economia. La vecchia Dublino è una città di porto, fatta di storie raccontate nei pub. Una centro abitato caratterizzata dal working class, dagli operai e dai commercianti. La vecchia Dublino è musica improvvisata e poesia tra i fiumi dell’alcol per dimenticare l’oppressione, la povertà e la fatica.

La parte più antica della città – col nuovo che avanza – diviene un appannaggio per turisti, e l’irlandesità diviene un fatto commerciale. Nella realtà, quella di chi ci vive e non di chi è in vacanza, la vecchia Dublino è fatta di luoghi rimessi a nuovo perché frequentati da studenti e turisti (come i temple bar) ma anche di pub storici che chiudono, edifici abbandonati a se stessi, musica tradizionale che viene praticata dagli stranieri ancora più che dai nativi, paradossalmente. Il dublinese moderno nei pub pian piano abbandona il trad (la musica tradizionale) a favore del rock, degli Eagles, degli Oasis, dei The Beatles, di Simon & Garfunkel. E purtroppo anche la tradizione del busking – il suonare per strada – così comune anche ai tempi di James Joyce è soggetto a regolamenti sempre più severi da parte del Dublin City Council (il loro comune), e in giro si vedono molti meno musicisti di quanti ce ne fossero qualche tempo fa. Segno delle tendenze che cambiano, della tradizione che diviene sempre più ͚di nicchia͛ a favore del nuovo.

La nuova Dublino, da città di passaggio e porto di mare, vuol diventare una un luogo che accoglie tutti. Una realtà dinamica, moderna, una Silicon Valley del Vecchio Continente che pian piano nasce sotto la mole delle gru. Il problema, però, è che questa crescita così veloce ha messo in evidenza ancora un punto debole e una grande contraddizione di questa giovane capitale: l’insufficienza di alloggi. Nella sola Dublino si sono recentemente trasferite diverse persone: laureati in Informatica, studenti di lingua inglese, operai e professionisti con o senza famiglia, spesso giovani, attratti dalla possibilità di un futuro migliore in una città a misura d’uomo.

 

 

Una città a misura d’uomo che, come già detto, non è ancora pronta ad accogliere tutti. La poca disponibilità di alloggi ha fatto sì che nell’ultimo anno i prezzi degli affitti salissero alle stelle. Un posto letto in camera doppia in una shared vacancy (trad: casa condivisa) arriva a costare oltre i 300 € al mese. Un appartamento alle Docklands, il quartiere moderno che ospita Google e altre aziende, può raggiungere anche la cifra di 4500 € mensili. Per diverse famiglie – anche irlandesi – gli sfratti e gli aumenti sugli affitti (tuttavia regolamenti dalla legge) sono all’ordine del giorno. Il problema degli homeless, quindi, è l’altra faccia della medaglia di una città in ripresa ma che tuttavia si dimostra impreparata a rivestire il ruolo di metropoli, visto che non ha ancora spazio per tutti. A riguardo, il Governo irlandese ha varato un piano che prevede la costruzione di nuove unità abitative: nella sola Summerhill Road, una via sita nel Nord della città, stanno sorgendo ben due grossi blocchi di appartamenti, uno dei quali adibito a studentato.

Un altro enorme limite nonché contraddizione della nuova Dublino è il non possedere una vera metropolitana così come un sistema di mezzi efficiente. Esistono la DART e la LUAS, rispettivamente un servizio via treno e via tram che funge da metropolitana di superficie. Ciononostante le linee sono poche e il potenziamento della LUAS è un altro dei motivi per cui il centro di Dublino appare come un infinito cantiere. Oltre alle palazzine degli uffici nelle Docklands, i blocchi di appartamenti e gli studentati sotto le gru si trovano anche, lungo la strada, i nuovi binari del tram. È possibile trovare, poi, i Dublin bus a due piani come quelli di Londra, ma di colore giallo. Hanno il Wi-Fi a bordo e servono più o meno tutta la città. Il problema, però, è che dopo le 23:30 vanno in rimessa e chi finisce di lavorare di notte è costretto a pagare il taxi se non possiede un auto. Altra prova che la nuova Dublino vuole disfarsi sempre di più del suo vecchio volto working class, a favore di una gentrificazione sempre più capillare.

La gentrificazione, infatti, è nei centri commerciali e nelle grosse catene che poco spazio lasciano alla piccola imprenditoria. La gentrificazione sono i pub storici che chiudono per far spazio a catene di caffetteriefast food o negozi di abiti firmatiGrafton Street, storica via popolata anche da tanti musicisti di strada, è diventata la via dello shopping griffato. Alcuni locali storici sono diventati costosi o sono, in parte, diventati club di un certo livello.

Ma a fronte di prezzi alti, alloggi, trasporti insufficienti e under construction, cosa offre Dublino di positivo? Innanzitutto un ambiente che se si è molto giovani, di solito studenti, può essere ideale per farsi un’esperienza. A Dublino non manca la vita notturna e si può sempre avere modo di parlare con qualcuno e praticare l’inglese. Le tasse sono basse e le offerte di lavoro sono parecchie rispetto al contesto di crisi generale e alle dimensioni della città, e mettersi in regola è molto semplice. Una volta che si trova lavoro, infatti, è sufficiente chiedere al proprio datore una lettera di referenze e al proprio padrone di casa una prova di residenza, per poi fissare un appuntamento online sul sito Department of Social Protection ed ottenere in pochi giorni il PPSN, l’equivalente del Codice Fiscale. Anche per aprire il conto in banca, una volta che si ha il lavoro, ci vuole poco tempo: massimo due settimane. Si possono richiedere agevolazioni, rimborsi per le tasse, se si vuole fondare una società non occorre un capitale minimo obbligatorio, la burocrazia è molto più veloce e meno tortuosa di quella che troviamo in Italia. Si ha modo di interagire con gente di diversa provenienza – polacchi, italiani e brasiliani in testa – anche se purtroppo pochi restano a Dublino in pianta stabile. Si vive in una città che, per chi non ama le metropoli e gli spazi dispersivi, è l’ideale in quanto la si può girare anche a piedi. La Dublino bene è composta da impiegati, studenti e gente della upper class. La Dublino peggiore invece è caratterizzata dalla microcriminalità, dall’emarginazione, dagli knackers (così si chiamano gli zingari irish), dall’alcolismo, dalla droga. E la gentrificazione crescente aumenta questo contrasto invece di sanarlo.

La nuova Dublino, tornando agli aspetti positivi, è anche una sede aeroportuale di tutto rispetto: collegata al resto d’Europa tramite voli low cost e via diretta per gli USA attraverso l’Aer Lingus, la compagnia di bandiera irlandese. Se si vive a Dublino si ha quindi il vantaggio di girare il nostro Continente e, perché no, anche una parte del mondo con relativa facilità. Tenendo conto del fatto che sono proprio i collegamenti dall’aeroporto al pieno centro che non mancano e che, a differenza dei collegamenti normali di cui abbiamo già parlato, sono fruibili anche a notte inoltrata.

Per concludere, si può dire che sono poche le città che in Europa stanno subendo ricostruzioni e cambiamenti così radicali. Le contraddizioni di questa capitale rientrano in una fase storica per lei così delicata. Dublino è una città dall’evoluzione e dal futuro ancora piuttosto incerti: sarà il tempo a delinearci il suo avvenire.

 

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Cartina politica dell’Irlanda

 


 

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About Valeria Martucci

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Classe 1988, è nata a Brindisi. Sin dall'adolescenza, coltiva la passione per la scrittura. Nel 2007 si trasferisce a Genova per studiare Architettura e "respirare il mondo", sperando di trovare nel capoluogo ligure un'aria cosmopolita e una dimensione "di confine", Qui incontra le altre sue grandi passioni: il cibo, il vino e i viaggi. Nel 2016 approda poi a Dublino, dove attualmente risiede e lavora. La sua vita è in eterno movimento e sempre alla ricerca di una evoluzione. La tappa successiva sarà Londra, dove spera di coronare il sogno della sua vita: un locale all'insegna del cibo, del vino, della letteratura e dei viaggi.

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