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“Drive”: un ragazzo senza nome e una Mustang nera

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Ryan Gosling (1980) in una scena del film “Drive” (2011), diretto dal regista danese Nicolas Winding Refn (1970)

Drive è un lungometraggio del 2011. Un film dedicato al piacere visivo, piuttosto che al cuore e ai sentimenti che rimangono solo in superficie, diretto da Nicolas Winding Refn. La pellicola è stata presentata in concorso alla 64ª edizione del Festival di Cannes il 20 Maggio 2011, aggiudicandosi il Prix de la mise en scène per la Miglior Regia.

Un ragazzo senza nome e una Mustang nera. Il suo capo Shannon, interpretato da Bryan Cranston, lo chiama Kid e lo considera come suo figlio adottivo. Ma andiamo a lui: di giorno, è un autista/controfigura per quello che probabilmente finirà per essere l’ennesimo film d’azione di Hollywood. Di notte, è un guidatore a servizio di chi è in fuga per rapina, furto o altro. Mentre guida, scivola tra gli ostacoli e le strade scrollandosi di dosso ogni inseguitore, rallenta e accelera, ma sembra mantenere sempre una frequenza cardiaca costante nonostante la tensione. Shannon, che gestisce il garage in cui il ragazzo è anche un meccanico, ha un piano. Egli immagina che può trasformare il suo dipendente in un campione di corse automobilistiche. Il ragazzo ha talento, sembra non avere un passato, è una figura solitaria senza connessioni familiari, ma con competenze che sfidano ogni spiegazione. Freddo e sicuro di sé. Tutto ciò che serve sono solo un po’ di soldi per una macchina da corsa.

E poi? Carey Mulligan che interpreta Irene, una mamma che lotta con un marito, Standard (interpretato da Oscar Isaac), in carcere da un paio di anni. Lei non parla molto e sembra quasi un piacevole e dolce ornamento più che un vero e proprio personaggio; in realtà, dalla seconda metà del film tutte le azioni del protagonista ruotano intorno alla sua vita. Irene entra nelle simpatie del guidatore, che è felice di giocare con il suo giovane figlio, Benicio, e disposto ad aiutare il marito, Standard. Ma le cose vanno male anche a causa dei sentimenti che il ragazzo senza nome prova per Irene e infine, viene fuori il killer spietato che dorme dentro di lui.

Le battute sono poche, anzi sono essenziali: Hossein Amini, lo sceneggiatore, ha spogliato questo romanzo noir di James Sallis fino all’osso. Inoltre, Ryan Gosling è un attore poco loquace; e qui questa sua caratteristica è estremizzata da un modo di parlare che è più un sussurro. l silenzi lunghi e le pause del film, talvolta anche esagerati, si contrappongono a sobbalzi di azioni violente, veloci e inaspettate.

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Irene (Carey Mulligan) con il figlio Benicio ed il guidatore senza nome (Ryan Gosling)

Il personaggio di Ryan Gosling si presenta come un bravo ragazzo che vuole trovare la sua stabilità, forse però non abbastanza ambiguo e inquietante. Tuttavia, con il suo mezzo sorriso, porta un’aria di complessità interessante al film. Egli mantiene il controllo, lavorando per mezzo di norme rigorose con i criminali che hanno a disposizione solo cinque minuti per i loro colpi. L’attore è adatto per interpretare il protagonista, ma a mio parere la vera star di questo film è il direttore della fotografia, Newton Thomas Sigel. Crea simmetrie, colori e costruisce bagliori di luce e aloni, si preoccupa dello spazio che diventa cornice fondamentale di questo film. Quando la tensione si intensifica, la fotografia resta magistrale ed incornicia nel sangue anche la bellezza. 

La pecca di Drive è che è un film fatto di atteggiamenti e stile, punteggiato da scoppi di violenza: il regista non si sofferma certo sul raccontarci una storia. Il ragazzo indossa una giacca trapuntata con uno scorpione ricamato su tutta la schiena, e continua a indossarla anche quando il tessuto è ormai imbrattato di sangue, solo per mantenere la sua identità, solo per il piacere di mantenere lo stile a cui Refn ha deciso di dare grande importanza. Irene, bionda e lucente, è l’unico punto d’innocenza nel finale del film che ho trovato un po’ deludente.

Drive mantiene una qualità visiva di una favola noir, dove il sentimento di protezione e attrazione del protagonista per la sua famiglia surrogata trasuda per tutta la durata del lungometraggio. La parte più riuscita del film rimane quella iniziale, che tiene incollato lo spettatore grazie allo scenario e ai dettagli creati da fotografia e montaggio, categoria per la quale il film ha ottenuto una nomination a Premio Oscar nel 2012. Con un budget attorno ai 15 milioni di dollari, infine, il film è stato girato interamente a Los Angeles.

 

 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana di Roma in Comunicazioni, Media e Marketing. Durante gli studi ha vissuto prima a New York e poi a Miami, dove ha sviluppato la sua passione per la fotografia e la recitazione. Attualmente vive a Venezia.

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