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Donare il sangue non è per tutti

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

134935386-b81d9e36-e654-4ebb-bb80-6a1285860c2cI requisiti per poter donare il sangue sono pochi, semplici e ti consentono, se vuoi, di aiutare il prossimo: è richiesto un peso corporeo di 50 kg, diciotto anni di età, assenza di patologie croniche e di patologie infettive trasmissibili, <<né comportamenti a rischio per queste ultime>>.

E qui si inserisce l’argomento di cui tratta questo articolo. Ebbene in moltissimi Paesi membri dell’Unione Europea la donazione del sangue non è aperta a tutti i cittadini. Al contrario ne resta esclusa una buona parte della comunità, ovvero quella gay. Questo trattamento impari sarebbe giustificato da vecchie convinzioni ancora molto radicate, secondo le quali tutti gli MSM (Men who have sex with men) cambierebbero in continuazione i loro partner sessuali senza utilizzare alcuna protezione ed esponendosi quindi a maggiori rischi di contrarre il virus dell’HIV.

Partiamo dalla Francia. In questo Paese tale divieto è tutt’oggi esistente, giustificato dal fatto che il pericolo di contagio tra omosessuali sarebbe venti volte più alto che tra eterosessuali. L’opinione pubblica, però, non ha sempre accettato a testa bassa questo divieto. Ricordiamo infatti che nel 2009 un cittadino francese ha sporto denuncia contro tale disciplina al tribunale amministrativo di Strasburgo che ha poi trasmesso la denuncia alla Corte di Giustizia dell’UE, che ha però statuito che gli omosessuali possono essere esclusi dalla donazione del sangue. Le ragioni della sentenza sono state giustificate sulla base della situazione sanitaria del singolo Paese. In Francia, in particolare, è stato dimostrato statisticamente che la metà di nuove infezioni si manifestano proprio negli omosessuali, il livello più alto fra tutti gli Stati membri. Nonostante questa sentenza, si è tentato di superare tale esclusione proponendo di modificare il questionario (da compilare prima della donazione) sostituendo la domanda sul proprio orientamento sessuale – infatti fortemente discriminatoria – con quella sul comportamento sessuale, ponendo così una totale equiparazione con gli eterosessuali in quanto anche questi ultimi ben potrebbero aumentare le possibilità di contagio nella misura in cui assumano un comportamento molto promiscuo e non protetto. In aggiunta, ad oggi esistono misure molto più moderne per diagnosticare con sicurezza la contrazione o meno del virus dell’HIV (e di tutte le MST interessate), e quindi solo in quel caso escludere la donazione del sangue, invece che porre il divieto a priori.

donazione-sangue-gayIn Germania la situazione non cambia. E qui arriva la notizia forse più clamorosa. L’Italia, notoriamente Paese bigotto e fortemente influenzato dalla Chiesa Cattolica – basti pensare che appena due mesi fa è stato reso legale l’unione civile fra persone dello stesso sesso – fa parte di quei soli cinque Stati dell’UE nei quali tale donazione non è esclusa. Questo trattamento è stato reso possibile da un decreto del Ministero della Salute (a firma dell’allora Ministro Umberto Veronesi) che ha precisato una domanda del questionario nel seguente modo: <<Negli ultimi dodici mesi ha avuto rapporti sessuali a rischio?>>, non distinguendo più dunque fra omosessuali ed eterosessuali, ed in caso di risposta affermativa il donatore verrà rinviato per quattro mesi. Stessa normativa soltanto in Spagna, Polonia, Portogallo e Lettonia, dove però gli omosessuali non devono nemmeno attendere un paio di mesi dall’ultimo rapporto a rischio.

Dove invece l’attesa è più lunga di un anno, ma la donazione non è comunque esclusa, è nell’ormai ex Paese membro Gran Bretagna, poi in Svezia, Finlandia, Repubblica CecaUngheria. In tutti gli altri Paesi dell’Unione la donazione per un omosessuale è del tutto esclusa.

Negli USA la situazione non è migliore: anche lì vige il medesimo divieto in molti Stati. Questa normativa non è soltanto un insieme di regole astratte ma si tratta di qualcosa che ha immediato impatto nella vita concreta di tutti i giorni. Per riportare un esempio recente e tristemente noto, rifacciamoci ai fatti di Orlando, a quella strage consumatasi proprio in un locale gay, ebbene proprio lì subito dopo la sparatoria è stata avanzata una richiesta urgente di donazioni e accolta, naturalmente, da moltissimi omosessuali. I quali però, a causa di una legge federale, non hanno potuto rendersi utili in tal senso e aiutare quella parte di comunità a loro più vicina. In Florida, infatti, non è possibile per gli MSM donare se non sono trascorsi almeno dodici mesi dal rapporto sessuale a rischio. Il peggiore di tutti rimane però ad oggi il Canada, dove per donare il sangue bisogna attendere ben cinque anni dall’ultimo rapporto.

In tutti questi Paesi il motivo è lo stesso: una normativa antiquata, basata su convinzioni per lo più reali ma ancorate a metodi ormai superati e che consentirebbero quindi di scavalcare un trattamento del tutto discriminatorio. In passato, infatti, non esisteva ancora un test in grado di verificare se era stato contratto il virus oppure no e dunque escludeva a prescindere, per evitare ogni forma di contagio, l’ipotesi di donazione. Ad oggi tale motivazione non regge più, motivo per cui anche la disciplina in tal senso dovrebbe andare di pari passo all’evoluzione e ai cambiamenti del Paese e dunque superare il suddetto divieto, riuscendo così a soddisfare le nuove esigenze comunitarie.

Qualcosa si sta muovendo in Europa e forse – chi lo avrebbe detto – arriverà una normativa pari almeno a quella italiana, eliminando l’ennesimo esempio di trattamento impari che gli omosessuali sono costretti a subire.

<<Il divieto è una misura appropriata per le persone che hanno partner sessuali a destra e a manca, ma questo tipo di comportamento non ha nulla a che vedere con l’omosessualità>>.

Chissà che il messaggio non venga finalmente recepito.

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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