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Diritti civili: i limiti e le speranze dell’Australia

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

coppia-omosessuale-discriminataCapita quasi distrattamente, nel primo pomeriggio e per le principali vie della città, di ritrovarsi nel bel mezzo di un pacifico e colorato corteo per i diritti della comunità LGBT. Capita di vedere passanti ed automobilisti fermarsi ad applaudire questo enorme arcobaleno musicale e si arriva così a constatare che, fortunatamente, la maggior parte delle persone non ha alcun problema a mostrare pubblicamente il proprio consenso o non ha alcun minimo pregiudizio nei confronti di chi, nel 2016, deve ancora dover manifestare per qualcosa che è suo di diritto e che interessa esclusivamente la sfera privata e personale del singolo individuo.

Tutto questo è successo un Sabato di Primavera a Melbourne. Le temperature cominciano davvero ad anticipare quel che sarà il protagonista dei prossimi mesi, ma le correnti oceaniche riportano all’attesa dell’Estate. In tutto questo naturale tripudio di rinascita, il clima è reso ancora più caldo da una situazione politica che sembra prestare non troppa attenzione a ciò che invece è la volontà di molti e diritto di tutti. Ogni discussione sull’uguglianza tra i matrimoni di coppie etero con quelli di persone dello stesso sesso sta diventando quasi una commediola, atta a perdere altro tempo e a non trarre alcun tipo di conclusione. Sebbene lo Stato del Victoria sia una delle giurisdizioni più progressive dell’Australia e abbia nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender – la comunità LGBT, per l’appunto – un’apertura tale da garantire molti degli stessi diritti riservati alle coppie etero, il matrimonio gay è ancora vietato e soprattutto una questione di competenza della giurisdizione federale.

L’omosessualità è stata considerata un crimine fino al 1980, quando avvenne l’abrogazione da parte del Governo liberale delle leggi sulla sodomia dello Stato. Bisognerà comunque attendere il mese di Marzo del 1981 affinché questo provvedimento entri in vigore e diventi realmente effettivo. L’attivismo gay in Australia iniziò nel Gennaio del 1970 (proprio in questa città) con le Daughters of Bilitis, primo gruppo attivista per i diritti gay e prima organizzazione politica apertamente omosessuale, che ha preso ispirazione dall’americana ed omonima Daughters of Bilitis. Da questo momento in poi fu un susseguirsi di formazioni per i pari diritti, tra cui si può ricordare la Society Five, l’Homosexual Law Reform Coalition e il Gay Teachers Group.

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“Gay Rights march” per le strade di Sidney – 15 Luglio 1978

La strada è ancora lunga e difficile: soltanto il 24 Maggio 2016 il Governo del Victoria ha esposto in Parlamento delle scuse formali alla comunità LGTB, con particolare attenzione nei riguardi di coloro che erano stati accusati di reati omosessuali nello stato prima del 1981. «Australia post-war was a very, very intolerant place towards gay people, particularly gay men, and today we are going to apologize for that / trad: L’Australia del dopoguerra è stata un posto molto, molto intollerate nei confronti dei gay, specialmente nei riguardi degli uomini, ed oggi noi ci scusiamo per questo».

Queste sono state le parole pronunciate da Matthew Guy, leader dell’opposizione. Nell’Aprile 2007, la città di Melbourne ha istituito una sorta di registro di dichiarazione di relazione – Relationship declaration Register – nel quale chiunque si iscriva può dimostrare di avere una relazione de facto e ed ottenere, quindi, i diritti di amministrazione, successione e collaborazione domestica. Tutto questo, però, non implica nessun diritto legale per l’unione matrimoniale civile che, anzi, è vietata dagli oltre duemila emendamenti della legge federale sul matrimonio del 1961.

Nel Dicembre 2013, l’Australian Capital Territory – ovvero il territorio federale australiano, diretto dipendente del Governo Federale e luogo in cui si trova la capitale Canberra – ha approvato una legge per la legalizzazione delle unioni all’interno di esso, spronando così il Governo a lanciare una sorta di sfida all’Alta Corte. Ciò è stato rigettato sulla base della definizione di matrimonio come un qualcosa di esclusivo tra uomo e donna, data proprio dalla legislazione federale. Dal Settembre 2016, ben ventuno progetti di legge sono stati proposti al Parlamento australiano e nessuno di loro è passato.

Il Governo di coalizione, da poco rieletto, ha proposto un plebiscito nazionale per chiedere un’opinione cittadina e tentare di trovare una soluzione al fine di dare una svolta ad una questione considerata tanto spinosa quanto sentita, ma tutto ciò viene visto come un bieco tentativo di sabotare quella che è la volontà della stra grande maggioranza dell’elettorato australiano, che in passato si espresse già con la volontà di approvare le unioni civili, e quindi far perdere tempo ritardando la valutazione e l’approvazione della nuova legge che potrebbe davvero entrare in vigore in brevissimo tempo. In migliaia sono scesi per le strade manifestando contro il referendum, chiedendo un voto parlamentare decisivo ed immediato, esprimendo il loro diritto sulla parità del matrimonio e per il voto libero di tutti i deputati, i quali sono talvolta costretti a dover seguire le decisioni politiche dei capi-partito. Tra tutte queste persone vi erano anche coppie etero, famiglie “tradizionali”, tanta gente comune che ha capito quale grave discriminazione si stia facendo da troppo tempo nei confronti di chi ha solamente deciso di voler passare la propria vita avendo a fianco la persona che ama.

Indipendentemente da qualsiasi credo, qualsiasi posizione sociale, qualsiasi ideologia politica, il libero arbitrio dovrebbe essere difeso senza doverci minimamente pensare. Anzi, per quanto mi riguarda, questioni del genere non dovrebbero nemmeno esserci in una società moderna. Totalmente a favore delle unioni civili, trovo quasi inconcepibile che vi possano essere ancora così tante restrizioni su un diritto inviolabile di ogni essere umano. Mi riferisco al diritto di vivere liberamente la propria vita nel modo in cui si desidera, di potersi sposare, di poter adottare dei figli e di non dover dare spiegazioni o giustificazioni della propria vita privata. Il diritto, cioè, di essere felici. Bisognerebbe lavorare sullo snellimento della pratica sulle adozioni, sulla reale tutela della persona. Si dovrebbero reimpostare leggi più dure ed inflessibili per quanto riguarda gli abusi sulle minoranze, sulle donne e sui bambini.

A me non importa sapere chi va a letto con chi. Se loro sono felici, non vedo perché non dovrei esserlo anch’io per loro.

 

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About Francesca Bux

COLLABORATRICE | Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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