GRILLO INSISTE SU FARAGE, TENSIONE CON BASE

Dimmi con chi ti allei e ti dirò chi sei

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In questi ultimi giorni post-elezioni europee, più di una volta il mio pensiero si è rivolto a loro: i pentastellati. E non mi riferisco ai cinque volte campioni della Seleção, in vista dei Mondiali di calcio che si preparano ad affrontare tra soli sette giorni in Brasile, quanto agli attivisti del MoVimento 5 Stelle e in particolar modo ai suoi due leader, nonché co-fondatori, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Il tonfo dei grillini al 20,8%, per alcuni – me compreso, lo dico senza esaltazioni e millanterie – già impercettibilmente udibile ancor prima del contatto a terra, altro non è in verità che l’effetto di una serie intrecciata e congiunta di cause che hanno osteggiato ed appestato la campagna elettorale del movimento italiano più seguito ed influente, in maggior misura commesse proprio dai più alti esponenti della sopraindicata azione politica. Un eccessivo innalzamento dei toni, una persistente (quasi maniacale) rivisitazione misera e grottesca delle esperienze di Primo Levi nel campo di concentramento ad Auschwitz e della figura storica di Adolf Hitler, una semplificazione delle argomentazioni quotidiane evidenziate per le piazze e per i media – i quali adesso, piuttosto singolarmente, non vengono più identificati come gli strumenti del maligno, oltre che finti e decisi a tavolino – che si tramutavano nei soliti attacchi velleitari e populisti rivolti al Premier Renzi ed a Berlusconi, gli altri due principali corridori per l’Europa.

 

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Il giorno dopo le elezioni europee, Grillo prova a calmarsi ingerendo una pillola di maalox. Consigliandola, poi, all’amico Gianroberto Casaleggio, che analizza con cura le cause di questa sconfitta.

 

Ma la goccia, anzi, le gocce che hanno fatto traboccare il vaso della scelta finale da parte degli elettori sono stati certamente il clima di ansia e di paura che Grillo ha generato attorno a sé, con i suoi discorsi apocalittici e privi di qualsiasi ricetta per risolverli, l’eccessiva sicurezza dell’hashtag lanciato su Twitter #vinciamonoi (definito dagli attivisti interni come perverso) ed ancora gli atteggiamenti di alcuni parlamentari più fidati e in vista di altri – uno vale uno, ma qualcuno vale anche di più – ritenuti saccenti, privi d’umiltà ed autoreferenziali dalla lunga e vertiginosa arringa stilata dallo staff comunicazione del MoVimento 5 Stelle, che mal si concilia con le scelte adottate dal duo Grillo&Casaleggio, nelle fasi antecedenti al voto. I candidati M5S alle europee sono stati poco visibili. Si è rifiutato il buon vecchio metodo dei voti porta a porta (adoperato invece dagli altri Partiti), ci si è allontanati dai veri bisogni del cittadino, non si è provato a conquistare il terreno mediatico degli avversari. Pur con l’evidente stratagemma degli 80 euro, Matteo Renzi e il suo Partito Democratico sono riusciti ad impostare un dialogo sereno e costruttivo – comprovare la sua effettiva validità, poi, è tutta un’altra questione – che ha iniettato fiducia nel cuore degli italiani, storicamente permissivi nel lasciarsi tentare dal sogno sempre nuovo, promesso ed annunziato da figure o compagini autoritarie e decise (per citare qualche esempio, basti pensare al ventennio fascista di Benito Mussolini, al lungo periodo di dominio della Democrazia Cristiana ed all’ascesa di Silvio Berlusconi nella Seconda Repubblica).

Il copione utilizzato da Grillo sugli spalti, ai microfoni e davanti agli obiettivi dei giornalisti sembra non ripagare più il MoVimento 5 Stelle: colui che si limitava – almeno così ha sempre ribadito – ad esserne il portavoce e il trampolino di lancio per dei giovani ragazzi dalla faccia pulita, si è lentamente trasformato in un dittatore che non si è sottratto alle numerose espulsioni fascistoidi degne delle proscrizioni sillane e che nel giro di un anno hanno logorato gli animi e la circolazione democratica delle idee tra gli attivisti, i gruppi parlamentari, il leader maximo. L’inamovibile e presuntuosa scelta di non allearsi con nessuna forza presente in campo (sprecando, di sostanza, il 25% ottenuto alle ultime elezioni politiche nazionali del 2013), l’estenuante accentramento del potere in un blog, gli sconfortanti (e bellicosi allo stesso tempo) poteri decisionali affidati alla rete sovrana – composta da una miriade di persone di cui spesso si conosce ben poco – che a ragion veduta sembrano “sovrastare” quelli della Corte Suprema di Cassazione e della Corte Costituzionale messi insieme, lasciando dunque l’ultima parola ad un popolo informatico di cui non si conoscono né i numeri né le reali competenze, trascinano la cavalcata del cambiamento targato cinque stelle verso il caos, l’infondatezza, l’idea che sia nato per business aziendalistico e non per impegnarsi seriamente, al fine di migliorare la situazione del Paese.

 

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Dopo l’Übermensch e l’oltre Hitler, Beppe Grillo si cimenta persino nell’oltre Cristo. Munito di corona di spine, cuffie e ray-ban.

 

<<Ti sbagli su Beppe, lui non assume caratteri dittatoriali. Il M5S è pulito e fa bene a non immischiarsi con nessuno>>, potrebbe dirmi un normale attivista.

Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, confermate poi dallo stesso Grillo in pompa magna, sembrerebbe però che manchi poco alla prima alleanza che il MoVimento 5 Stelle si prepara a sostenere: quella con l’United Kingdom Independence Party (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, UKIP) di Nigel Farage, conosciuto in tutta Europa per le sue qualità xenofobe, misogine, nucleariste e che vuole cacciar via dalla Gran Bretagna tutti i cittadini nati altrove (italiani compresi). Come ha scritto, poi, Marco Travaglio nel suo articolo per Il Fatto Quotidiano  di qualche giorno fa (e conosciamo tutti la simpatia del giornalista torinese per il movimento grillino):

<<Ci sono tre modi per riaversi da una sconfitta. 1) Negarla, autoconsolandosi con formulette e scuse da Prima Repubblica (la sostanziale tenuta, lo zoccolo duro, il consolidamento della base, la presenza sul territorio, la stampa cattiva, gli elettori che non hanno capito, il destino cinico e baro). 2) Piangersi addosso, crogiolandosi, arroccandosi e incattivire in un dorato e sdegnoso isolamento dal mondo esterno, visto immancabilmente come ostile e incomunicabile. 3) Analizzare le cause dell’insuccesso, magari con l’aiuto di qualche esperto vero, e ripartire di slancio per rimuoverle, facendo tesoro degli errori e guardando avanti. Le prime due reazioni non portano lontano: sia i comodi alibi sia le lacrime appannano la vista. Eppure è proprio altalenando fra la prima e la seconda che si muovono i 5 Stelle dopo la batosta europea>>.

(Marco Travaglio – Il Grillotalpa)

Il MoVimento 5 Stelle e i suoi leader dovrebbero cercare di ripartire dai propri errori, rispettando innanzitutto il risultato delle elezioni: denunziare gli estenuanti brogli e “complotti”, accusare i cittadini di non aver capito è un atteggiamento deplorevole e denota un sintomo di incapacità politica e di saper fare autocritica. Dopo aver chiuso tutte le porte a Bersani, a Letta e ai già citati Berlusconi e Renzi, Grillo dichiara: <<Nigel è simpatico>>. Una frase che fa scivolare il M5S dalla padella alla brace, che umilia gli attivisti che credono nel suo progetto e che non si sarebbero mai sognati di dover dialogare con un politico i cui obiettivi mirano all’uscita del Regno Unito dall’European Union. Il programma pentastellato avrebbe certamente trovato maggior punti di contatto con l’European Green Party (Partito Verde Europeo), nell’eurogruppo V-ALE; ma alla notizia dell’incontro tra Grillo e Farage, questi ultimi hanno dichiarato tempestivamente che non sono interessati ad alcuna forma di dialogo con il movimento italiano.

 

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Nigel Farage, attuale leader dell’United Kingdom Independence Party (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, UKIP).

 

<<Farage? Leader lungimirante, ci garantisce libertà di voto>>.

(Luigi Di Maio – esponente del M5S, vicepresidente della Camera dei Deputati)

L’Europa e l’Italia necessitano di un forte cambiamento, ora più che mai, insieme: dal verdetto delle ultime elezioni comunitarie, l’euroscetticismo è dilagato in molti Paesi (tra cui la Francia, con il Front National di Jean-Marie Le Pen) e non sarà facile costruire un piano di ripresa che miri all’unione piuttosto che alla divisione auspicata dai numerosi nazionalismi in rinascita. Sui programmi elettorali, il M5S e l’UKIP britannico non hanno niente da dirsi: eppure, i loro leader stringono amicizie.

Avevamo ragione quando davamo a Grillo del fascistoide.

Perché alla fine, si sa: dimmi con chi ti allei e ti dirò chi sei”.

 

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