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Desiderio di desideri: la malinconia attraverso la musica

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«Un desiderio di desideri: la malinconia».

(Lev Tolstoj)

019-RiflessioniSecondo gli antichi greci, l’indole di una persona era determinata dal rapporto tra diversi umori presenti nel suo corpo: sangue, flemma, bile gialla e bile nera. Le persone nelle quali prevaleva quest’ultima erano caratterizzate dalla melancolia. Questo modo di essere era tipico di figure capaci di grandi gesti (Aiace Telamonio ed Eracle, per rimanere nella mitologia), a seguito dei quali subentrava uno stato di riflessione. Concepita come la pensiamo noi al giorno d’oggi, la malinconia è qualcosa di diverso, ma in qualche modo collegata al passato. Molti grandi artisti, infatti, affermano che questo stato d’animo, un misto tra riflessione, tristezza e meditazione, è un formidabile carburante per la creazione artistica. E d’altronde se pensiamo a Vincent van Gogh, Fëdor Dostoevskij o Charles Baudelaire, non possiamo certo dire che fossero persone allegre.

Senza volerci accostare a questi mostri sacri, nel nostro piccolo capita anche a noi di essere malinconici. Quando accade, spesso nasce l’impulso di estraniarsi dal resto del mondo con della buona musica. A questo punto, le strade sono due: far partire un pezzo energico, che ci tiri su di morale; oppure ascoltare una canzone che ci faccia galleggiare nella nostra malinconia, senza farci disperare di più, ma che ci permetta di godere il momento. Perché solo gli imbecilli sono sempre allegri. Dunque, tutto ciò premesso, ecco a voi la mia lista (incompleta, ovviamente) di canzoni da ascoltare quando, mutatis mutandis, vi sentite un po’ van Gogh:

 

  • “YOUR HAND IN MINE” – EXPLOSIONS IN THE SKY

Un’alba dapprima timida, poi accecante, incornicia un orizzonte di montagne innevate e annulla ogni pensiero – permette di sentire, prima ancora di vedere, uno degli spettacoli più straordinari che la natura possa offrire. È questa l’immagine che visualizzo quando ascolto questa canzone, che con il suo incedere dolce e il suo crescendo lento ma costante accompagna perfettamente il sorgere del sole. In questi momenti, oltre alla fascinazione totale per ciò che abbiamo davanti agli occhi, non possiamo che ascoltare i pensieri crescere dentro di noi. E senza dubbio, tra loro, si farà spazio qualche riflessione malinconica, che ci permette di riconsiderare alcune scelte fatte e decisioni prese nel corso della vita, chiedendoci però, inevitabilmente, cosa sarebbe successo se avessimo preso una direzione diversa.

 

 

  • “NOTHING MAN” – BRUCE SPRINGSTEEN

The Boss non poteva mancare. Autore di pezzi trascinanti che hanno fatto cantare e ballare intere generazioni, il buon Bruce sa tirare fuori dal cappello anche delle ballate intense come questa. Personalmente, questo pezzo mi fa pensare all’infanzia, a quando si era piccoli e il pensiero più gravoso era se fosse più figo Sterzo o Turbo (se non sapete di cosa sto parlando, avete avuto un’infanzia molto triste). In poche parole, questa è la canzone della nostalgia. D’altronde, durante la strofa iniziale Springsteen canta «I never thought I’d live to read about myself In my hometown paper how my brave young life was forever changed in a misty cloud of pink vapor».

 

 

  • “SORROW” – THE NATIONAL

Il titolo dice già molto (tradotto in italiano, sorrow significa dolore). La prima volta che ho ascoltato questa canzone avevo da poco conosciuto i The National ed è stato amore al primo ascolto. Il gruppo inglese offre una vasta gamma di canzoni malinconiche tra le quali scegliere (I need My Girl, Lemonworld, Afraid of Everyone, Heavenfaced solo per citarne alcune), ma Sorrow è di gran lunga la mia preferita. La voce di Matt Berninger, accompagnata da una melodia tanto semplice quanto struggente, conferisce a questo pezzo una profondità e un pathos davvero sorprendenti. «I don’t wanna get over you» si dice a un certo punto della canzone. Se non farlo ti permette di scrivere piccoli capolavori come questo, Matt, capiamo perché non vuoi.

 

 

  • “WINTER” – JOSHUA RADIN

La canzone perfetta per le serate buie di Gennaio e Febbraio, quando i primi giorni di Primavera sono ancora lontani e un sottile strato di neve copre il terreno. Il dolce arpeggio di chitarra accompagna la voce calda e triste di Joshua Radin, che nell’aria fredda e pungente dell’Inverno canta «Your voice is all I hear somehow». C’è dunque qualcosa che può scalfire il buio delle giornate invernali, una voce che osa sfidare la stagione fredda e la sua solitudine. Una canzone che quindi cela, dietro la coltre di una melodia essenziale e insieme affilata come una lama di ghiaccio, una piccola luce, seppur fioca.

 

 

  • “LA TERRA, L’EMILIA, LA LUNA” – LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

«Madonna che silenzio che c’è stasera sotto un cielo d’argento tra la ferrovia e la nuova moschea. Da una macchina arriva della musica elettronica del Nord Africa, io cerco un centro di gravità almeno momentanea. La terra, l’Emilia, la Luna io e te in un temporale interminabile in Sudamerica». Basterebbe riportare questo pezzo di testo per spiegare perché ho selezionato questo pezzo. Se avete bisogno di una canzone che vi accompagni durante un viaggio e che vi permetta di cantare e allo stesso tempo di perdervi nei vostri pensieri, questa è l’ideale. La base quasi sovrasta e allo stesso tempo completa la voce di Vasco Brondi. L’ascolto è fatto apposta per quando si guarda fuori dal finestrino, in treno o in macchina, in viaggio dalla Terra alla Luna, passando per l’Emilia.

 

 

  • “CONSEQUENCE” – THE NOTWIST

Personalmente, questa è una delle canzoni che mi rende più malinconico in assoluto. Forse la numero uno, in un’ipotetica classifica. Tutto il pezzo si struttura intorno a una base minimale, pochi accordi che si ripetono ossessivamente per tutto il pezzo, sullo sfondo ma ben udibili, a formare la vera colonna portante della canzone. La voce malinconica di Markus Acher fa il resto: sembra quasi che cantare sia per lui uno sforzo – oppure la risposta ad una necessità. Come si diceva in precedenza, questa canzone è costruita e forse pensata come il risultato di uno sfogo inevitabile, traduzione in musica di un mondo interiore che, in questo momento, ha partorito una gemma, da ascoltare e riascoltare, adattandolo alle nostre esigenze per fare in modo che, anche per noi, ascoltare Consequence sia un momento di vera e propria catarsi.

 

 

  • “ÍSJAKI” – SIGUR RÓS

Lo ammetto: non ho cercato la traduzione del testo. Ma d’altra parte, come spesso accade con i Sigur Rós, la traduzione dei loro testi dall’islandese non è necessaria. Non serve capire le parole: anche solo ascoltando la canzone ci si immagina sulla spiaggia di qualche isola, molto a Nord, il fiato che si ghiaccia ad ogni respiro. Lo sguardo corre lungo l’orizzonte, nemmeno lui sa bene a cercare cosa. Forse la risposta a qualche domanda esistenziale, forse semplicemente la sagoma di una nave, per immaginare di essere a bordo e non avere altro che mare intorno, e poter cambiare in ogni momento decisione su che direzione prendere.

 

 

  • “THE WEIGHT OF THE WORLD” – EDITORS

Una canzone elegante e intensa. La band di Tom Smith è maestra nel rivisitare in chiave moderna un suono molto Anni ’80 (Papillon, Life Is A Fear), ma qui ci troviamo di fronte a un pezzo a suo modo classico, fondato su una batteria importante e un riff di chitarra azzeccatissimo. Come afferma il titolo, il brano ci fa sentire novelli Atlante, a sopportare il peso del mondo sulle spalle giorno dopo giorno. Ma questo peso è sopportabile, avendo vicino le persone che valgono davvero la pena, coloro che amiamo e per le quali – per dirla con il cantante – ogni pezzo della nostra vita significa qualcosa.

 

 

  • “A MESSAGE” – COLDPLAY

Concludo questa lista, sicuramente parziale, con una canzone sulla nostalgia di casa. Tutti siamo stati (o siamo) lontani da casa per periodi più o meno lunghi. E anche se ci troviamo bene, anche se abbiamo ottenuto successi e passato momenti indimenticabili, prima o poi sentiamo la mancanza dei nostri luoghi e delle persone che abbiamo lasciato a casa. Questa canzone cavalca la malinconia di chi avrebbe voglia di abbracciare una persona o riempirsi gli occhi di un luogo dai quali, in quel momento, è lontano. Ma già nella parola nostalgia è contenuta la soluzione: nostos, in greco, significa ritorno.

Prima o poi, quindi, torneremo a quei luoghi e a quelle persone.

 

 


 

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About Martino Ferrari

REDATTORE | Classe 1990, laureato in Giurisprudenza, nasce e vive a Trento, dove lavora. La sua passione per la lettura ha fatto nascere, durante gli anni del liceo, quella per la scrittura. È convinto che scrivere sia un modo per evadere, creare e dare libero sfogo al proprio mondo interiore. Negli anni si è occupato di attualità, cinema e musica - altro suo grande interesse - ed ha scritto alcuni racconti. Con il lavoro il tempo da dedicare a se stessi è sempre meno, ma per lui basta avere sempre carta e penna a portata di mano: una suggestione, un'idea, anche una sola parola vanno appuntate, affinché non si perdano. Benzina fondamentale per la creatività è il viaggio: quando può, infatti, cerca sempre di visitare posti nuovi ed immergersi in culture e lingue diverse dalla sua, per confrontarsi e crescere.

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