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Il derby dei libri: e-book VS cartaceo

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

librosÈ ormai in corso da anni una querelle fra i sostenitori dell’e-book, alfieri della tecnologia e del progresso, che al grido di «efficienza!» esaltano le doti di compattezza e funzionalità del libro elettronico, e i nostalgici apologeti del cartaceo, ultimi difensori di un passato glorioso fagocitato dal trascorrere del tempo e dalla rivoluzione nella fenomenologia della lettura.

Di qualsiasi schieramento si faccia parte, qualsiasi partito si sostenga, bisogna cercare di essere obiettivi. Effettivamente l’e-book è molto più pratico, leggero e maneggevole del vecchio cartaceo; non è da sottovalutare l’ecologia del libro elettronico, eroico salvatore di centinaia di alberi innocenti, e nemmeno ci si deve dimenticare che il tempo è denaro, e che i minuti risparmiati ad andare in libreria scegliendo il nostro prossimo titolo comodamente spaparanzati sul divano in futuro potremmo trovarceli per caso in tasca e utilizzarli come meglio vogliamo, ringraziando il giorno in cui nostro cugino ha avuto la bella pensata di regalarci un Kindle (o Kobo, non vogliamo far pubblicità a nessuno). E molte lodi ancora si potrebbero tessere in favore del libro elettronico: mettiamo che si faccia, di sera, un lungo viaggio in autobus; le luci sono spente, il movimento dondolante del mezzo sembrerebbe favorire l’assopimento, ma l’anziano signore seduto accanto a noi ieri sera ha mangiato pesante e russa fragorosamente; non ci riesce prendere sonno, e allora pensiamo che qualche pagina del romanzo iniziato l’altro ieri e che sulle prime non ci aveva appassionato più di tanto possa aiutarci a scivolare fra le braccia di Morfeo. Il lettore tradizionale, tirando fuori dalla borsa il suo libro tradizionale, alza un braccio e accende le tradizionali lampadine poste sopra ogni sedile. A questo punto l’anziano signore accanto a noi mugugna qualcosa, interrompe il suo roboante russare e, in un dialetto che sembra un misto fra il klingon e il turpiloquio, ci intima poco cortesemente di spegnere la luce. Siamo costretti allora a rinfoderare il nostro libro e cercare altri metodi meno fastidiosi, contare le pecore o canticchiare dentro di noi una vecchia ninna nanna, per addormentarci. L’e-reader, invece, sarebbe immune da questi inconvenienti: il sonno e il russare dell’anziano signore non verrebbero scalfiti dalla tenue retroilluminazione del libro elettronico, permettendo al lettore 2.0 di svolgere la propria attività in santa pace e di prepararsi a quel riposo ristoratore negato al reazionario amante della carta.

E i vantaggi non finiscono qui. Siete stanchi di spolverare quelle pachidermiche librerie cariche di volumi? Comprate un e-book! Le mille pagine de I pilastri della Terra di Ken Follett sono troppo pesanti da portare in spiaggia? Comprate un e-book, i 4103 kb del formato Kindle sono leggerissimi! Siete stufi dei taglienti attentati della carta ai vostri polpastrelli? Comprate un e-book!

e-readerTutte queste sono considerazioni sacrosante dettate da una lucida razionalità, ma non ci si deve dimenticare che il lettore, quello vero, il bibliofilo, ha un rapporto molto più complesso coi propri libri; non è un ragioniere, non soppesa i pro e i contro, non fa considerazioni assennate. No, il bibliofilo assapora ogni singolo gesto: entrare in libreria, camminare tra gli scaffali, perdersi tra i colori delle copertine, sentire tra le mani la massa e la consistenza di un libro vero. Ci sono tutta una serie di caratteristiche organolettiche che lo sfortunato e-reader non potrà mai gustare: la sfumatura di bianco o l’odore della carta non sono fattori secondari, come non lo è se la copertina sia rigida o flessibile, lucida o opaca. Certo, ci si può attendere che, prima o poi, la tecnologia riuscirà a simulare l’odore dolce e pungente della carta di un vecchio libro o il colore ingiallito delle sue pagine, ma fino ad allora l’e-book rimarrà un aggeggio freddo e asettico, inadatto all’animo ardente del bibliofilo.

Il lettore vero, come il buongustaio col cibo, ha un rapporto di tipo fisico, quasi erotico coi propri libri; l’e-book sta al libro cartaceo come l’hamburger di seitan sta a un controfiletto al pepe verde (o a un’orata all’isolana, se preferite il pesce). Sia il seitan che il controfiletto assolvono lo stesso compito di nutrire il nostro organismo, ma lo fanno in modi obiettivamente molto diversi; leggere Pastorale americana di Philip Roth su un e-book non è lo stesso che farlo sul libro cartaceo, con la sua copertina falsamente carbonizzata e la costola rossa. Come non è la stessa cosa acquistare Pastorale americana in uno store multimediale dando due colpetti col polpastrello dell’indice sul link delle offerte del giorno, o farlo in libreria scegliendo il volume meno sgualcito, e sempre con la possibilità di lasciarsi distrarre dall’ultima pubblicazione di Jonathan Franzen che, un metro più a destra, giace sul tavolo delle novità. Piegare il lembo delle pagine per tenere il segno, sebbene crimine contro l’umanità, ha un sapore diverso dall’apporre uno sterile segnalibro elettronico.

In queste righe non abbiamo voluto snocciolare dati e statistiche, che sarebbero molti ed eloquenti, sulle vendite dell’e-book in Italia e in Europa, sul destino delle librerie reali, sui futuri cambiamenti nelle strategie commerciali delle case editrici. Leggere è bello in sé, ma farlo su carta rimane una scelta di cuore, un po’ come ascoltare un vinile in un vecchio giradischi o ordinare un piatto di spaghetti alla carbonaraTrastevere invece di provare l’ultima eclatante novità di McDonald’s alla Stazione Termini. L’unico consiglio sensato che si può dare è, in definitiva, semplicemente quello di leggere: leggere ovunque, su carta, su tablet, su pietra o tavolette d’argilla.

Ma se siete degli inguaribili romantici, o se semplicemente amate le cose belle della vita, la vostra scelta dovrebbe essere piuttosto semplice.

 

 

 

P.S. Parental advisory – Ironic content: non si offendano gli e-reader, i vegetariani amanti del seitan o gli anziani signori che russano; chi scrive è solo un noioso amante della carta che scribacchia (non su carta) un proprio nostalgico canto del cigno.

 


 

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About Marco Del Colombo

REDATTORE | Toscano, nato prematuro ma ormai venticinquenne. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università di Pisa con una tesi su Massimo Bontempelli e il Realismo magico. Attualmente frequenta la magistrale di Italianistica. Lettore onnivoro, ama il cinema, i cani, il calcio e il pane con la finocchiona.

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