Recipient of the 1997 Nobel Prize for Literature, Dario Fo attends a press conference at the Foreign Press club in Rome on December 3, 2015. 
Dario Fo, is an Italian actor-playwright, comedian, singer, theatre director, stage designer, songwriter, painter and political campaigner. His plays have been translated into 30 languages and performed across the world. Fo's solo pièce célèbre, titled Mistero Buffo is recognised as one of the most controversial and popular spectacles in postwar European theatre.   / AFP / Gabriel BOUYS        (Photo credit should read GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Dario Fo: morte accidentale di un anticonformista

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Dario Fo che abbraccia la madre alla prima de "Gli arcangeli non giocano a flipper"
Dario Fo (1926-2016) mentre abbraccia la madre alla prima de “Gli arcangeli non giocano a flipper”

Dario Fo nasce nel 1926 a Sangiano, un piccolo comune in Provincia di Varese. Studia Architettura, senza laurearsi, a Milano. Durante la Seconda Guerra Mondiale milita nelle file della Repubblica di Salò. Acquista una prima notorietà con due spettacoli musicali di satira politica e sociale, Il dito nell’occhio (1953) e Sani da legare (1954), nei quali può lavorare con il celebre mimo francese Jacques Lecoq.

Nel 1954 sposa l’attrice Franca Rame, con cui fonda una compagnia che allestisce diverse sue commedie (Gli arcangeli non giocano a flipper, 1959; Chi ruba un piede è fortunato in amore, 1961), da lui dirette e interpretate assieme alla moglie. Nel 1962 partecipa alla trasmissione televisiva Canzonissima; ma dopo sette puntate rompe il contratto con la Rai per protesta contro la censura a cui sono sottoposti i suoi testi. Scrive nuove commedie: Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), Settimo: ruba un po’ meno (1964) e La colpa è sempre del diavolo (1965), ispirate da una comicità quasi surreale; la divisione in atti e scene viene superata da un collage cinematografico di scene in sequenza. L’ultimo lavoro di Fo per il teatro borghese, quello scritto e rappresentato secondo le normali convenzioni sceniche, è La signora da buttare (1967), bloccato dalla censura per offesa al Presidente statunitense Lyndon B. Johnson.

Nel 1969 nasce il “progetto” di Mistero buffo. Nel 1970, sciolta la loro compagnia, Fo e la Franca Rame fondano il collettivo teatrale La Comune, legato alla sinistra extraparlamentare e alla Rivoluzione culturale cinese; gli spettacoli della Comune sono allestiti alla Palazzina Liberty di Milano e in sale alternative. Nascono così L’operaio conosce 300 parole (1970), Fedayn, Morte accidentale di un anarchico, Pum, Pum! Chi è? La polizia, Ordine per dio.ooo.ooo.ooo! (tutti del 1971); Guerra di popolo in Cile e Il Fanfani rapito (entrambe del 1973), Non si paga, non si paga (1974). Sono testi ben documentati, finalizzati alla controinformazione, che seguono uno schema fisso: derisione del nemico politico e celebrazione dei miti rivoluzionari (la lotta dei vietcong, il “Che” Guevara, le Guardie rosse di Mao, la congiura mondiale dei capitalisti).

Negli Anni Settanta, Fo torna a recitare nei grandi teatri che aveva abbandonato; si ripresenta anche in televisione (Mistero buffo è trasmesso nel 1977). Per il Teatro alla Scala di Milano rielabora l’Historie du soldat di Igor’ Fëdorovič Stravinskij nel 1978, riprende figure e momenti del passato in Elisabetta la grande (1984) e in Johan Padan e la descoverta de le Americhe (1991), rivisitazione dell’impresa di Cristoforo Colombo. In qualità di regista allestisce alcuni testi di Franca Rame. Nel 1997 vince il Premio Nobel per la Letteratura. È morto il 13 Ottobre a Milano a causa di problemi respiratori.

Dario Fo in scena a teatro
Dario Fo in scena a teatro

Mistero buffo nasce nel 1969 come spettacolo “aperto”, da rielaborare e aggiornare ogni volta. Fo, autore e attore, unico interprete (a eccezione di alcune parti recitate da Franca Rame) su una scena vuota, ricopre il ruolo di vari personaggi, modificando espressione e tono di voce. Il suo lungo monologo propone via via episodi della vita di Cristo, inglobando suggestioni dei Vangeli apocrifi e testi antichi e pseudo antichi. Il Mistero del titolo va inteso come “mistero medievale”, cioè “rappresentazione sacra”, dramma sacro sulla vita di Gesù recitato da attori improvvisati; l’aggettivo buffo dichiara il carattere grottesco dello spettacolo. Il punto di partenza è il tentativo, da parte dell’autore, di immaginare come potrebbe aver reagito un uomo comune di duemila anni fa davanti ai fatti di cui Cristo fu protagonista. L’obiettivo è denunciare, con le armi della satira, l’asservimento del popolo alla Chiesa-istituzione, bollata come l’organizzazione che da duemila anni manipola, per fini di solo potere, il consenso delle masse. A tale scopo il giullare-Fo rielabora la narrazione evangelica, dando voce non al punto di vista della storiografia ufficiale, bensì a quello, basso del popolino. Perciò utilizza una lingua popolare padana nella quale confluiscono dialetti diversi; lo stesso Fo ha curato una traduzione del testo in lingua italiana.

Dario Fo insieme all'amico Enzo Jannacci
Dario Fo insieme all’amico Enzo Jannacci (1935-2013)

Le regole e i comportamenti dettati dalla morale e dalle convenzioni sociali spesso suscitano nell’uomo il desiderio di ribellarsi. Nei secoli passati l’opposizione verso i poteri costituiti appariva in tutta la sua forza nella festa del Carnevale, dove si assisteva a una momentanea sospensione delle gerarchie: i potenti erano scherniti, mentre, disdegnando i princìpi della morale e della religione, gli uomini si abbandonavano ai piaceri del cibo e del sesso. Un filone della letteratura ha accolto queste manifestazioni dello spirito popolare, esprimendo in forme comico-realistiche gli aspetti meno nobili ed edificanti dell’uomo, i suoi bisogno e i suoi desideri più nascosti. Nella contemporaneità, per esempio, ha reso omaggio alla rappresentazione degli istinti più vitali dell’uomo proprio il moderno giullare Fo, mentre lo scrittore statunitense Philip Roth, senza finzioni o ipocrisie, ha messo in caricatura la rigidità morale di una famiglia ebrea e dato voce alle fantasie che possono celarsi nell’animo umano. Ma già dal Duecento il poeta Cecco Angiolieri capovolgeva la rappresentazione cortese della donna “angelicata” e dichiarava apertamente le proprie preferenze: donne, vino e gioco d’azzardo. Il riso liberatorio – che ha caratterizzato molte opere di Fo – ha una funzione sociale molto importante, come sottolinea il filosofo francese Henri Bergson: correggere e castigare quelle rigidità e quei comportamenti meccanici che non consentono agli uomini di immergersi nel flusso vitale dei cambiamenti.

Guardare la realtà da un punto di vista diverso da quello comunemente accettato è un’operazione che ha richiesto coraggio e un certo anticonformismo: può essere difficile schierarsi, in modo costruttivo, contro valori consolidati o visioni del mondo condivise dalla maggioranza.

È proprio la morte di Dario Fo a privare l’Italia di una grande voce critica, di una guida civile e spirituale.

 

 

 


 

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About Enrico Riccardo Montone

REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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