image-6-red

Dalla parte delle spose bambine

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

Nel libro Mille splendidi soli di Khaled Hosseini c’è una scena in particolare che mi fa rabbrividire: Mariam, ragazza e sposa diciassettenne, ha preparato il riso per la cena; quando suo marito Rashid lo assaggia, sostiene che il riso sia duro come le pietre. Mariam si difende, mangia un po’ di quel riso e ribatte che non è assolutamente cotto troppo poco. Allora Rashid con calma glaciale esce fuori, in cortile, prende un secchio, lo riempie di pietre, poi rientra in casa e costringe con la forza la sua giovanissima sposa a mangiare quelle pietre affinché lei non osi più contraddire quello che lui dice, perché è lui che comanda e lei deve solo sottomettersi al suo volere.

 

Sposa-bambina-2
Una tipica sposa bambina del Medio Oriente

 

 

Ho voluto iniziare questo articolo rifacendomi a questo famoso libro per offrirvi una possibile dinamica di violenza domestica nei confronti delle giovani donne, costrette a sposarsi in un’età inferiore ai 18 anni, fin dai primi anni del loro matrimonio forzato con un uomo che la maggior parte delle volte si rivela un bruto. Mariam e tantissime altre spose bambine come lei sono cedute in sposa a uomini molto più vecchi di loro, quasi fossero una vacca da mungere o una gallina dalle uova d’oro. Questi matrimoni precoci colpiscono soprattutto le ragazze del Global South ( Asia meridionale e Africa sub-sahariana): secondo i dati UNICEF, sono circa 70 milioni le donne costrette a sposarsi in età minorile. Le conseguenze per queste spose bambine sono l’abbandono della scuola,  gravidanze precoci, pericolose sia per le neo-mamme sia per il loro bambine. Sempre secondo l’UNICEF, ogni anno 70000 ragazze, in un’età compresa tra i 15 anni e i 19 anni, muoiono di parto, perché il loro fisico è troppo debole per uno sforzo del genere o sorgono delle complicazioni che chi assiste la ragazza durante il parto non è in grado di risolvere. Secondo l’articolo 12 e l’articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ogni essere umano al di sotto dei 18 anni ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione e ha il diritto ad essere protetto da violenze e sfruttamenti. Ma questi articoli, pur essendo delle leggi riconosciute a livello internazionale, sono come aria fritta in Paesi in cui un potere di tipo patrimoniale ha la priorità, quindi quell’ambiente che dovrebbe proteggere le bambine e le ragazzine è il punto di partenza per una vita fatta di sottomissione e in cui è severamente vietato ribellarsi, pena una crescita delle violenze o la morte.

 

burka

 

 

L’ultimo caso a noi noto è avvenuto in Iran: una giovane donna rischia il patibolo, perché a 17 anni ha ucciso il marito, dopo che quest’ultimo l’aveva nuovamente picchiata e aveva abusato di lei. A denunciarla è stato suo padre, perché nulla è peggio del disonore e chi se ne frega se sua figlia dovrà morire perché si è legittimamente difesa da un bruto che aveva sposato contro la sua volontà. Le associazioni in difesa dei diritti umani come Human Rights Watch si sono schierate dalla parte dell’imputata e stanno cercando in tutti modi di salvarla dalla pena di morte. Ma questo è solo uno dei tanti episodi spiacevoli che colpiscono le spose bambine e che continueranno a colpirle se non si agisce in loro difesa. Come? Innanzitutto, attraverso una campagna di sensibilizzazione delle comunità in cui il matrimonio in età minorile è ancora diffuso attraverso il dialogo con i leader religiosi e i genitori delle bambine. Associazioni come Plan Italia affiancano le persone che cercano nella loro comunità di creare consenso tra i loro membri attorno alla parità di genere e quindi a consentire alle ragazzine di completare i loro studi senza doverli bruscamente interrompere perché è stato stabilito che vadano in sposa a questo o a quell’uomo.

prima-le-ragazze_713203

 

 

Già, l’istruzione, il perno attorno a cui ruotano episodi come quello del lavoro minorile o delle spose bambine, frutto delle mancanze dello Stato e delle comunità locali nel promuovere la via dell’istruzione per tutti, bambine incluse. Spesso si tende ad attribuire alla religione la causa di violazioni dei diritti umani come quelli prima citati dagli articoli elaborati dall’ONU, ma in realtà il fattore povertà gioca un ruolo importante nell’incapacità di dare a tutti le stesse opportunità, perché alla povertà segue come una fedele compagna la mancanza di alfabetizzazione e per questo ci si rifugia nelle tradizioni sbagliate come i matrimoni precoci.

La campagna contro il fenomeno delle spose bambine non deve essere una guerra contro la religione, ma contro la povertà e l’ignoranza, affinché ci siano persone capaci di comprendere da sé le leggi e non qualcuno che le interpreti al loro posto e in maniera sbagliata (come accade per certi versetti del Corano) e affinché sorga una morale che, prima ancora che lo dicano le leggi, faccia rifiutare con fermezza ad ogni membro della comunità ogni proposta di matrimonio rivolta alle sue giovani figlie.

About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *