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Da Tangentopoli a Mafia Capitale: cos’è che non va nel nostro Paese?

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Mafia Roma, la lupa capitolina vista attraverso le luci di un mezzo dei Carabinieri31 Dicembre 2014. A reti unificate va in onda il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’ultimo, perché l’ormai ex Capo dello Stato ha annunciato le sue dimissioni. Un messaggio alla Nazione, pieno di sentimento ed orgoglio, da parte di un Presidente che per nove lunghi anni ha guidato lo stivale. Un Paese che sopporta come un macigno la mancanza di posti di lavoro, la disoccupazione giovanile, la lente ed estenuante ripresa. E ad un’Italia già presa ed amareggiata da questi eventi, il 2014, come se non bastasse, ha lasciato una scia di scandali: dall’EXPO di Milano, all’ultima e fresca indagine di Mafia Capitale. Gli anni di Tangentopoli sembrano essere lontani. Quegli anni di indagini – compiute in varie Procure d’Italia – portarono a galla un sistema di concussione, corruzione, finanziamento illecito ai partiti e “gestione” degli appalti che coinvolsero imprenditori, politici di alto livello, ex Presidenti del Consiglio. Tangentopoli lasciò una forte impronta sulla società: vi era ormai la certezza che tutto il sistema fosse imperniato dalla corruzione. La tangente serviva a far andare avanti le cose per come si voleva.

Ma il dopo Tangentopoli, purtroppo, non è stato da meno. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da un sentimento di difesa e stima da parte della società civile nei confronti della Magistratura. Gli ultimi decenni sono stati segnati dalla nascita di nuovi partiti politici: la Lega al Nord, vari movimenti d’autonomia al Sud (morti sul punto di nascere) e confluiti con le ideologie di un nuovo Partito nazionale, Forza Italia, capitanato da Silvio Berlusconi (lo stesso che passa la sua vecchiaia additando la Magistratura come il male del Paese, dando del comunista ad ogni giudice). Senza dimenticare che i germogli di Tangentopoli comparvero nel Febbraio del’92, anno della convalida in Cassazione delle sentenze del maxiprocesso (1986). È l’anno degli attentati ai Giudici Falcone e Borsellino. L’anno delle dimissioni del Presidente della Repubblica e l’anno di una forte crisi politico-istituzionale. E fu proprio in questo fervore che la società civile vide nei Magistrati degli angeli custodi.

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Marcello Dell’Utri: uno dei fondatori di Forza Italia, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Poco prima che venisse spiccato un provvedimento di arresto nei suoi confronti, è stato rintracciato ed arrestato dalle forze libanesi a Beirut

Ma il rispetto per la toga e le istituzioni durarono poco, come ogni causa che viene sposata dalla società civile. E così cominciarono gli anni delle bombe, l’inizio della Trattativa Stato-Mafia, dell’affermazione politica di quel Premier che additò la Magistratura come il male del Paese e ritenne sane le leggi “ad personam”. Tangentopoli non è mai finita. Essa rivive in tutte le grandi opere incompiute che sono disseminate nel nostro Paese. Rivive nel 2005 nell’inchiesta Bancopoli )la scalata della Banca Antonveneta) possibile solo grazie a tangenti ed inciuci tra politici e banchieri. La scia di Tangentopoli giunge al 2014, fino ad abbracciare l’EXPO del capoluogo lombardo.

Quasi tutti i nomi sono gli stessi di ventidue anni fa. Il sistema è sempre lo stesso: tangenti per pilotare gli appalti, per accordare dirigenti e politici. Più di duecento arresti. Una forte indignazione da parte degli italiani e l’arrivo di un Commissario per la Legalità. Ma è troppo tardi. L’Expo è una vetrina sul mondo e noi, ancor prima dell’apertura, abbiamo mostrato qual è il miglior prodotto del Made in Italy: la corruzione.

Dopo qualche settimana i riflettori si spostarono in Veneto. Altro scandalo. Questa volta si parla della grande opera infrastrutturale in realizzazione per la difesa del litorale di Venezia, il MOSE. La vicenda ha la stessa trama e gli stessi personaggi di sempre: politici, tangenti, fatture false, dirigenti ed appalti truccati. Risultato? Trentacinque arresti e più di cento indagati. E proprio quando eravamo già stufi di sentir parlare di appalti pilotati e corruzione, viene fuori la “teoria del mondo di mezzo” di Massimo Carminati che, a pari modo degli Illustri ed antichi filosofi della Magna Grecia, spiega ai suoi discepoli come se “Magna” Roma. Mafia Capitale trascina con sé destra e sinistra, appaltatori ed imprenditori, tangenti e cooperative: nulla è cambiato.

Quello che in Italia non va, quindi, è proprio la corruzione. È un cancro che si espande in ogni settore e coloro che lo diffondono rappresentano una metastasi da bloccare. È il tradimento all’elettore, la furbizia che ci si sente nell’armare sempre più un vero sistema del malaffare, anche al costo di gravare sul più bisognoso. È la convinzione di non essere mai scoperti e di passarla sempre liscia.

Non mi va di vivere in un’Italia dove il Presidente della Repubblica, nel suo ultimo messaggio alla Nazione, omette un augurio a chi di Trattativa se ne occupa ogni giorno. Non mi vivere in una Sicilia soggiogata dalla mafia; in un Paese con ancora i corpi dei ragazzi sotto le macerie della casa dello studente, imprenditori che si telefonano gioiosi di poter mettere le mani su nuovi appalti. Mi indigno nel sentir dire da gente, senza dignità, che con gli extracomunitari si fanno più soldi che con la droga.

Attraversiamo una crisi politico-istituzionale di ingente misura. Sembra di essere tornati nel lontano 1992. Nuovi partiti, nuovi scandali e future quirinalizie. Solo una cosa mi auguro: di cambiare rotta. Di non commettere più gli errori del passato. E se si parlerà di Terza Repubblica, mi auguro che non sia un continuo sugli errori delle prime due.

Perché le etichette cambiano. Ma a quanto pare, i nomi e le dinamiche sono sempre gli stessi.

 

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About Chiara Grasso

COLLABORATRICE | Classe 1991, studia legge presso l’Università degli Studi di Catania ed è militante nei GD. Il suo sogno è una Sicilia dove si possa respirare il fresco profumo della libertà, liberi dalle mafie.

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