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Da negri a cittadini americani, passando per il “black history month”

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Recenti, Sabbie del Tempo

blackGli episodi di violenza, purtroppo, non sorprendono. Ci sono da sempre e sempre ci saranno. I motivi che ne stanno alla base possono essere i più disparati: dalla religione, all’ideologia politica ed alla razza. Da quest’ultima sorge quella tendenza che favorisce ogni tipo di discriminazione basandosi su un credo di superiorità razziale qual è, appunto, il razzismo. La sua patria è stata per lungo tempo (e saltuariamente lo è a tutt’oggi) il Nord America, dove della differenza tra etnie si è creato un business per secoli riducendo addirittura – a fronte di questo abisso razziale fra neri e bianchi – gli uomini di colore in schiavitù. E dalle origini di questo fenomeno si sentono, ancora, alcune ripercussioni sulla società civile: è proprio di due giorni fa l’ennesima notizia di violenza subita da ragazzi di colore.

Siamo in una cittadina del Texas, da una festa in piscina si sentono degli schiamazzi che portano alla stessa denuncia da parte di alcuni vicini. Questi disordini sarebbero causati da ragazzi di colore, che alla festa non sarebbero stati invitati; una volta sul posto la polizia allontana i giovani con estrema violenza. In particolare, un poliziotto stende una ragazza per terra cercando di tenerla ferma mantenendo una gamba piegata sopra la sua schiena, un altro ancora estrae la pistola minacciando gli altri. Tutta la vicenda è stata filmata da un ragazzo che si trovava alla festa ed ha portato, per adesso, alla sospensione del poliziotto che brandiva la pistola per proteggersi dalla “terribile rivolta del pool party”. Questo è soltanto uno dei tanti casi di aggressività ingiustificata, L’anno scorso, infatti, è stata organizzata una marcia su Washington per ribellarsi alle discriminazioni razziali in modo pacifico e chiedere uguaglianza di fronte alla giustizia.

Eppure, le origini della storia afroamericana hanno poco a che vedere con la questione razziale. Il loro inizio è certamente stato sin da subito connotato dalla limitazione dei loro diritti, ma per motivi diversi da quelli di superiorità/inferiorità di etnia. Tutto inizia con la tratta dei neri, quindi la deportazione di questi dall’Africa alle Americhe da parte dei colonizzatori per impiegarli sul lavoro (si pensa che il primo gruppo fosse formato da soli venti uomini). Le origini della vera e propria schiavitù non avevano infatti basi razziali bensì economiche, a causa di un grande bisogno di manodopera poiché sembrerebbe che gli indigeni non si fossero rivelati dei grandi lavoratori. Il fenomeno crebbe e si sviluppò soprattutto al Sud, dove i deportati erano stanziati nelle grandi piantagioni, mentre andò sfiorendo in quel Nord più dedito al commercio. Ci si liberò da questa oppressione, si sa, solo con la fine della guerra civile americana quando venne introdotto il XIII emendamento per volere del Presidente Abraham Lincoln.

13th Amendment
13th Amendment

Ma secoli di asservimento hanno creato degli effetti, delle conseguenze e delle concezioni talmente radicate da non poter di certo esser spazzate via grazie ad un pezzo di carta. Per moltissimo tempo, è stato come se i neri non fossero mai esistiti, non avessero avuto mai vita o rilevanza. Nei libri di storia americana non se ne fece alcun cenno per lungo tempo, se non in riferimento solo ed esclusivo alle vicende della schiavitù o della segregazione razziale. Di questo, fece perno della sua protesta lo storico e giornalista Woodson che, nei primi del secolo scorso, dichiarò come nei testi di storia ogni contributo degli afroamericani fosse del tutto ignorato. Conseguenza di questa presa di coscienza è stata la fondazione nel 1926 del negro history week celebrato la seconda settimana di Febbraio perché coincidente con il giorno della nascita di Lincoln e di Frederick Douglass (che da schiavo divenne, poi, leader del movimento abolizionista).

La celebrazione, in seguito, si estese all’intero mese di Febbraio prendendo il nome di black history month, durante il quale si ricorda il contributo degli afroamericani in qualsiasi evento verificatosi in America o si ripercorrono episodi che hanno coinvolto la comunità di colore, come ad esempio la UGRR che è un percorso che commemora l’omonima rete clandestina di itinerari usata nel XIX secolo dai neri americani per sfuggire alla schiavitù prima ed alla guerra civile dopo, e grazie alla quale trentamila uomini riuscirono a scappare per raggiungere gli Stati liberi. La ricorrenza è stata riconosciuta ufficialmente solo nel 1976 dal Presidente Gerald Ford, in tempi relativamente recenti se si pensa alle sue origini.

La commemorazione non è, però, priva di problematiche. E non è apprezzata da tutti. Se, infatti, fino al secolo scorso era necessaria una spinta per svegliare il popolo e le autorità americane sulla totale indifferenza che regnava su questa parte di storia – e che per fare ciò movimenti del genere, di certo, ebbero il merito di centrare questo obiettivo – è anche vero che bisogna pur adattarsi alla mutevolezza che il tempo e gli eventi creano nelle società e nelle coscienze. Ed essendo gli afroamericani parte stessa della popolazione statunitense, questo evento resta forse oggi più motivo di differenza e divisione dai bianchi, che simbolo della presenza negli USA dei neri, ormai di certo asserita.

Avranno a questo proposito del vero le parole dell’attore Morgan Freeman che, dell’African-American history month dice: <<I don’t want a black history month. Black history is american history>>.

Insomma, l’uno integra e forma l’altro. E nessun segno di divisione vuole più, forse, essere ribadito.

 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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