A Greek policeman tries to hold migrants behind a fence as they wait for a registration procedure outside a police station at southeastern island of Kos, Monday, Aug. 10, 2015.  Greece's coast guard rescued more than 1,400 migrants in nearly 60 search and rescue operations near several Greek islands in the eastern Aegean Sea over the past three days as the pace of new arrivals increase, authorities said Monday. (AP Photo/Yorgos Karahalis)

Crisi migratoria o crisi europea?

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CRISI MIGRATORIA O CRISI EUROPEA?

Il filo spinato sulla frontiera ungherese.
Il filo spinato sulla frontiera ungherese

Recentemente il Generale Philip M. Breedlove – Comandante supremo della NATO in Europa – ha affermato, dinnanzi alla Commissione dei Servizi Militari del Senato USA, che la Russia e la Siria starebbero intenzionalmente perseguendo il piano di utilizzare l’arma dell’immigrazione clandestina al fine di destabilizzare l’Europa. Un’affermazione tale, chiaramente polarizzata e provocatoria, pone in ulteriore evidenza la crisi politica che sta attualmente affrontando l’Europa.

Nemmeno un anno fa i media di tutto il mondo ci presentavano un’Europa sull’orlo della disgregazione economica, profilando una possibile uscita della Grecia dall’unione monetaria in contemporanea allo sbarco delle prime migliaia di migranti in fuga dalla Siria e dalla Turchia. Non era difficile, dunque, prevedere l’acuirsi delle politiche autoprotettive dei Paesi lungo la rotta Balcanica, così come le reazioni conservatrici – prime fra tutte il referendum sul Brexit – che hanno portato la settimana scorsa al trionfo del candidato del Partito Libertà (FPÖ), estrema destra e schierato contro l’afflusso dei migranti, Norbert Hofer al primo turno delle elezioni presidenziali austriache.

Difatti, se la mancanza di una politica fiscale coerente (e, soprattutto, unitaria) aveva posto in dubbio l’unione economica europea, ovvero il primario legame degli Stati, risulta ovvio che la perenne mancanza di un’unione politica, specialmente per quanto riguarda la difesa e gli esteri vincolati al voto unanime, avrebbe presto compromesso il SLSG – Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (Articolo 3, paragrafo 2 del TUE – Trattato sull’Unione Europea – recita: <<L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, che garantisce la libera circolazione delle persone, insieme a misure appropriate in materia di controllo delle frontiere esterne, d’asilo, d’immigrazione, oltre alla prevenzione della criminalità e la lotta contro questo fenomeno>>).

La situazione che ne risulta è l’estremo e reale rischio di una crisi umanitaria in Grecia, come esposto dal UNHCR – United High Commissioner for Refugees (trad: Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Il fattore esasperante dell’aspetto umanitario di tale crisi è costituito anche dalla decisione unilaterale degli stessi Stati europei, violando sia il diritto internazionale che quello europeo, di reintrodurre controlli alle frontiere. Per esempio, pur essendo la Germania il Paese con più richieste di asilo, l’Ungheria sembra essere stata la più colpita dall’immigrazione rispetto alla sua popolazione (1.800 rifugiati ogni 100 mila abitanti), da cui la decisione di chiusura della frontiera con la Croazia per rallentarne l’afflusso.

Immigrati sull'isola di Lesbo
Immigrati sull’isola di Lesbo

Ne consegue che dei 54 mila migranti attualmente in Grecia, 24 mila profughi hanno tutt’ora bisogno di alloggio mentre quasi 9 mila si trovano bloccati a Idomeni, sul confine tra Grecia e Macedonia. Ovviamente il sovraffollamento non solo provoca scarsità di viveri, ma agevola anche le attività dei trafficanti di esseri umani. La Grecia da parte sua, già afflitta da una profonda crisi economica interna e temendo anche une recessione in termini di affluenza turistica nelle isole, ha più volte invocato l’assistenza europea (Alexis Tsipras: <<Noi non pretendiamo nulla più della solidarietà, che è un principio fondamentale dell’Unione europea. Esigiamo che sia condivisa dagli stati la gestione di una crisi che è superiore alle nostre forze>>).

Il medesimo appello emerge dalla dichiarazione congiunta di Papa Francesco e dei patriarchi ortodossi Bartolomeo e Ieronymos durante la visita all’isola-simbolo dell’affluenza migratoria, ossia Lesvos (in lingua italiana, Lesbo): <<La tragedia della migrazione e del dislocamento forzati si ripercuote su milioni di persone ed è fondamentalmente una crisi di umanità, che richiede una risposta di solidarietà, compassione, generosità e un immediato ed effettivo impegno di risorse>>. L’esortazione riguardo la risoluzione degli asili e l’adozione da parte di Papa Francesco di tre famiglie di profughi, inducono ulteriormente la comunità internazionale a non ignorare questa colossale crisi umanitaria.

L’Unione Europea, priva di un’effettiva capacita di azione in tal senso, dal canto suo sembra aver delegato la responsabilità della questione al meccanismo di espulsione/incanalamento previsto dal trattato con la Turchia e attraverso una emissione totale di 6 miliardi di euro che, secondo l’opinione di molti, sarebbero potuti essere utilizzati per attualizzare concrete misure di integrazione ed accoglimento.

Invece, ancora una volta, l’UE sembra aver voltato le spalle alla questione migratoria, delegando la Turchia alla gestione della crisi nella promessa, tra le altre, di una riconsiderazione della sua domanda di adesione a quel che ne rimarrà dell’Unione.

 

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REFUGEES’ CRISIS OR EUROPEAN CRISIS?

Il filo spinato sulla frontiera ungherese.

Recently, General Philip M. Breedlove – NATO‘s Supreme Allied Commander Europe (SACEUR) – affirmed, in front of the Commission of the US Senate Military Services, that Russia and Syria would be intentionally pursuing the plan of using the weapon of illegal immigration in order to destabilise Europe. Despite the fact that such a statement was intended to be provocative, it cannot be denied the evident political crisis that Europe has been currently facing.

Not even a year ago, the media from all over the world showed us already a Europe teetering on the economic disintegration looming the possible Greek exit from the monetary union and, at the same time, the landing of the first thousands of migrants fleeing from Syria and Turkey. It was, therefore, not difficult at all to predict the exacerbation of the self-protective policies of the countries of the Balkan route as well as the conservative European reactions – first of all the referendum on Brexit – who led last week, for example, to the triumph of Freedom Party (FPÖ)’s candidate, extreme right and lined up against the influx of migrants, Norbert Hofer in the first round of the Austrian presidential elections.

In fact, if the lack of a coherent and, above all, common fiscal policy has questioned the European economic union, which is the primary bond of the States, it is obvious that the perennial lack of a political union, particularly with regard to defence and foreign policies strictly bound to a unanimous vote, would soon compromise the AFSJArea of Freedom, Security and Justice (Article 3, paragraph 2 of the Treaty states that: <<the Union shall offer its citizens an area of freedom, security and justice without internal frontiers, which guarantees the free movement of persons, in conjunction with appropriate measures on external border controls, asylum, immigration, as well as crime prevention and the fight against this phenomenon>>).

As a result, we are assisting to the real and extreme risk of a humanitarian crisis in Greece, as outlined by the UNHCR – United High Commissioner for Refugees. The exacerbating of the humanitarian aspect of the crisis is also constituted by the unilateral decision of the same European countries, violating both international and European law, to reintroduce border controls. For example, although Germany results as the country with the most asylum applications, Hungary appears to have been the most affected one by immigration compared to its population (1,800 refugees every 100 thousand inhabitants) – reason from which it stammed the decision to close the border with Croatia in order to slow down the influx.

Immigrati sull'isola di Lesbo

Consequently, out of 54 thousand migrants currently in Greece, 24 thousand refugees still need accommodation while nearly 9 thousand has been stuck at Idomeni, on the border between Greece and Macedonia. Obviously, such an overcrowding not only causes scarcity of food but also facilitate the activities of human traffickers. Greece, for its part, already beset by a deep domestic economic crisis and fearing further recession also in terms of touristic afflux in the islands, has repeatedly called for European assistance (Alexis Tsipras: <<We do not claim anything more than solidarity, which is a fundamental principle of the European Union. We demand that is shared by the states manage a crisis that is beyond our strength>>).

Same appeal has been raised by the Joint Declaration of Pope Francis and the Orthodox Patriarchs, Bartholomew and Ieronymos, when visiting the island-symbol of the influx of migration, Lesvos (english language: Lesbos): <<The tragedy of migration and forced displacement affect millions of people and they are designing a crisis of humanity, which requires a response of solidarity, compassion, generosity and an immediate and effective use of resources>>. The exhortation to the resolution of the issue and the adoption by Pope Francis of three families of refugees further induce the international community not to ignore such a huge humanitarian crisis.

The European Union, devoid of effective capacity for action in this regard, on the other hand seems to have delegated the responsibility for the matter to the ejecting/channeling mechanism created by the agreement with Turkey, foreseeing a total final output of 6 billion euro which, in the opinion of many, could have been used to actualise concrete integration and acceptance measures.

On the contrary, once again, the EU seems to have turned its back to the issue by delegating Turkey to the crisis management in exchange of the promise, among others, of the reconsideration of its application for accession to the Union – or to what it will remain.

 

 


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About Karin Nardo

COLLABORATRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma e successivamente a Budapest scrive su temi di geopolitica.

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