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La crisi crimeana, tra l’America e la Russia

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Mappa etnica della Penisola di Crimea (sondaggio risalente al 2001)

Questo 2014 verrà di certo ricordato per aver nuovamente intrecciato, in qualche modo, i rapporti tra Ucraina e Russia per via della dichiarazione d’indipendenza prima,e della (quanto mai dubbia) annessione della Crimea alla stessa Russia dopo.
La Crimea è una penisola al confine tra Occidente ed Oriente,che per tali ragioni è da sempre centro di lotte di potere. Nel 1954, Krushev regalò la Crimea all’Ucraina per commemorare i 300 anni del Trattato di pace con la Russia. Questa decisione non ha mai entusiasmato i crimeani – si vociferava che il segretario del Partito Comunista fosse ubriaco, quando decise delle sorti della Crimea – che da sempre si sentono russi, piuttosto che ucraini.

Da ultimo, il rinvio da parte dell’ormai ex Presidente filo-russo Janukovyč della firma dell’accordo di associazione tra Ucraina e UE (a causa della forte pressione economica della Russia, da sempre contraria, per paura di un’espansione della NATO e soprattutto perché voleva includerla in una sorta di unione eurasiatica) ha portato alle tante manifestazioni anti-governative che furono respinte dallo stesso Governo con estrema violenza: la stessa che ha portato alla barbara uccisione di molti manifestanti sotto i colpi d’arma da fuoco dei cecchini (sebbene qualsiasi accusa sia sempre stata respinta dallo stesso Janukovyč). La sua fuga ha dato il via alle elezioni anticipate, dopo la rivolta di Piazza Maidan e l’insediamento di un nuovo Governo filo-europeo, naturalmente non riconosciuto dalla Russia, che ha generato l’insurrezione in Crimea.

Questa breve analisi degli eventi che si sono succeduti in Ucraina dovrebbe portarci a comprendere il motivo e, soprattutto, la legittimità (o meno!) della proclamazione della c.d “Repubblica di Crimea” e della sua successiva annessione alla Russia.
In Crimea, infatti, decine di migliaia di persone hanno manifestato contro il cambiamento di Governo di Kiev, riconoscendo al contrario come loro Presidente lo stesso Putin. Da qui, il referendum che ha dichiarato la penisola una Repubblica indipendente ed il 15 Maggio 2014 al trattato tra Russia e Repubblica di Crimea, che prevede appunto l’annessione.

 

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Vladimir Putin (1952) è Presidente della Federazione Russa, per la terza volta, a partire 7 Maggio del 2012. Secondo la rivista americana Forbes, è la persona più potente ed influente al mondo

 

Ora, la questione è proprio questa: può la Crimea essere considerata parte della Russia? La domanda è quanto mai legittima, viste anche le modalità che sono state adempiute dalla Russia per raggiungere questo obiettivo: l’occupazione militare, l’invasione di una parte del territorio di un Paese limitrofo in tempo di pace e senza nessuna provocazione da parte di questo, vìola il principio primo della dichiarazione delle relazioni amichevoli AG 2625/1970 nonché le norme imperative adottate dallo statuto ONU, secondo le quali è vietata l’acquisizione di territori attraverso l’uso della forza. Ad aggravare la situazione della Crimea, poi, che parrebbe volere tutto tranne che affrancarsi dalla Russia, è stato lo stesso Parlamento ad approvare (quasi all’unanimità) l’annessione a Mosca: voto poi confermato dal successivo referendum del 16 Marzo.
Tutto ciò ha creato e crea allarmismo: ma è stato definito un evento che potrebbe rivelarsi peggiore della Guerra Fredda, se le altre potenze internazionali si attiveranno contro la Russia. Ma non solo: tale annessione se così resterà, potrebbe costituire un pericoloso antecedente al quale altre Nazioni potrebbero ricorrere, così come è già stato fatto dalla stessa Repubblica di Crimea riferendosi alla precedente esperienza del Kosovo. C’è chi sostiene, però, che quest’ultimo caso nulla abbia a che vedere con il caso crimeano in quanto la secessione kosovana fu accettata perché necessaria, viste le numerose violazioni delle libertà fondamentali che vi si perpetravano.

Ma questa vicenda fa venire a galla anche un’altro punto debole: l’incapacità del diritto internazionale davanti alla politica di aggressione. Quale potrebbe essere la soluzione prospettata dalle Nazioni occidentali? USA ed UE hanno innanzitutto concordato misure sanzionatorie a carico della Russia (la sua invasione è considerata violazione di un obbligo erga omnes e che, come tale, coinvolge tutta la comunità internazionale) che prevedono il congelamento delle risorse finanziarie e vietano l’ingresso nei rispettivi territori a 20-30 individui russi o ucraini, ritenuti responsabili della crisi che ha condotto al distacco fra Crimea e Ucraina; si tratterebbe, dunque e forse, più di sanzioni a carattere individuale nei confronti di chi è sospettato di aver appunto influito sulla crisi. Ma sono sanzioni efficaci? O sfiorano appena la Federazione Russa per paura di intaccare i vari interessi economici che vi stanno alle spalle? A questo quesito si aggiunga anche, secondariamente, se vogliamo ma forse non per questo meno determinante, l’assenza di una forte opposizione dell’opinione pubblica occidentale all’intervento russo.

Ad oggi continuano gli scontri nel resto dell’Ucraina tra i militari e i ribelli filo-russi, da ultimo lo scorso 5 Novembre: quando il Presidente Poroshenko ha deciso di inviare nuovi rinforzi ai militari che si trovano in alcune città chiave dell’Ucraina, dichiarando di essere pronti a reprimere ogni azione da parte dei separatisti. Ad aggravare l’idea che la crisi non è per niente rientrata, l’autoproclamazione delle città di Donetsk e Lugansk come Repubbliche popolari (autonome) e con elezioni, naturalmente, riconosciute dal Cremlino.

Un fenomeno a quanto pare contagioso, insomma, che potrebbe riportare indietro le lancette della storia ai tempi della Guerra Fredda, alle ennesime ed ulteriori violazioni dell’inerme diritto internazionale, a nuove espansioni territoriali (ciò che poi sostanzialmente la Russia ha eseguito, annettendo a sé la Crimea) o alla nascita di Stati per così dire sui generis: che se poi proprio alla storia guardiamo, tanto sui generis non sono.

A voi la scelta. Quel che è certo è che i più ottimisti di noi si erano forse attaccati alle (vogliamo definirle rassicuranti) parole del Segretario di Stato americano Kerry che, nell’incontro tenutosi a Parigi con il Ministro degli Esteri russo, aveva sottolineato la necessità di trovare una soluzione a questa crisi; incontro ritenuto molto rilevante.

Ma i fatti ci hanno dimostrato ben altro e, visti gli ultimi scontri scoppiati proprio pochi giorni fa (7 Novembre) a Donetsk, che cosa ci racconteranno questa volta?

 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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