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Il consiglio del libraio: “Suite Française” di Irène Némirovsky

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Questo è il racconto di un incontro fortuito. All’incirca due anni fa, mi trovavo di passaggio nella libreria in cui adesso lavoro e tra gli scaffali, ho subito notato una copertina color indaco e l’immagine di una donna nella penombra di una stanza, adagiata su un cuscino e con in mano una sigaretta. Subito ho provato la sensazione di un legame con quel libro, il cui titolo era per me ancora più evocativo. Suite Francese (Adelphi, collana Vintage).

Non l’ho subito comprato, ma dopo qualche tempo, per caso, l’ho rincontrato sulla mia strada. Era il periodo in cui dovevo scrivere la tesi, o per lo meno dovevo scegliere un argomento da trattare. Mi sono ricordata allora di quel titolo e l’ho subito proposto alla mia relatrice. Le ricerche sull’autrice e sul romanzo sono cominciate subito dopo. Devo dire di essere rimasta molto colpita. Suite Francese (titolo originale Suite Française), è un romanzo postumo di Irène Némirovsky. Scrittrice ebrea, di origini russe ma naturalizzata francese, Irène ha scritto questo romanzo nei due anni precedenti la sua morte nei campi di concentramento. Dunque: ebrei, Francia, Russia, racconto di guerra. Queste le tre parole chiave per descrivere questo romanzo e la sua scrittrice. Ma vediamo perché le ho scelte.

 

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Irène Némirovsky, 1868-1932

 

Suite Francese ha vinto il Prix Renaudot (premio letterario francese e secondo, per importanza, al Prix Goncourt), nel 2004. È la prima volta che un romanzo postumo di una scrittrice di origini russe, ma che scrive in lingua francese, vince questo importante premio. Il romanzo ha una storia piena di peripezie alle spalle. Irène Némirovsky, infatti, comincia a scrivere il libro quando la Francia è già stata occupata dalle truppe tedesche e lei si ritrova con la sua famiglia ad Issy-l’Évêque, un paesino al di là della zona occupata. Tuttavia, la scrittrice non riesce a completare il suo romanzo, che rimarrà rinchiuso in una valigia affidata alle due figlie, le quali, dopo la guerra, decideranno di pubblicarlo. Si tratta di una sorta di poema sinfonico. Irène l’ha immaginato diviso in cinque parti, come una vera e propria suite musicale, che procede secondo ritmi e tonalità. Nonostante gli sforzi, però, Irène riesce a scrivere solo le prime due parti Temporale di Giugno e Dolce, che sebbene siano complete (presentano cioè un inizio e una fine, dunque possono essere letti come due romanzi separati), dovevano formare insieme alle altre tre la grande epopea francese. Possiamo cogliere in questo disegno un parallelismo con Guerra e Pace di Lev Tolstòj, uno degli autori cui più spesso fa riferimento.

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Hitler in visita nella Parigi conquistata, durante la Seconda Guerra Mondiale

La prima parte del romanzo tratta dell’esodo dei parigini dalla capitale fino alla zona non occupata. Può essere letto come un romanzo corale, dato che Irène tende a non concentrarsi su un personaggio in particolare, preferendo raccontare il destino di tutta una nazione. Ecco perché Temporale di Giugno: perché il fuggire di tutta quella gente può essere paragonato ad un’improvvisa tempesta in un mese estivo. Nella seconda parte, l’autrice sembra ristabilire l’ordine. Se nella prima aveva usato un modo di scrivere fatto di frasi brevi, spezzettate, scelte proprio per comunicare l’impressione di una corsa, in Dolce i toni si calmano. È la quiete dopo la tempesta. Attraverso un modo di scrivere più descrittivo e introspettivo, Dolce narra la storia di un paesino di campagna, costretto a convivere con l’invasore tedesco. In questa parte Irène si concentra su due personaggi in particolare, Lucile e Bruno. Lei francese e lui tedesco. Naturalmente si tratta di un amore impossibile, fatto soprattutto di sguardi e melodie, che doveva trovare un epilogo nelle parti che non sono state scritte.

Il romanzo, infatti, si conclude senza darci una risposta ben precisa. Rimaniamo con il punto interrogativo. Proviamo la sensazione che non sia ancora stato detto tutto e che mai lo sarà. Irène riesce ad istillarci la curiosità per quello che sarebbe potuto essere ma non è stato, dato che questa donna, che sin da piccola ha convissuto con le sue origini ebree, proprio per queste verrà separata da suo marito e dalle sue adorate figlie, per essere deportata e morire nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, prima di completare il suo grande progetto.

<<Ma allora, cos’è che ti conforta?>>

<<La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto «questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare>>.

Irène Némirovsky in questo suo ultimo romanzo riesce a resistere, attendere, sperare. Resiste contro le persecuzioni, attende e spera in un futuro migliore. Futuro che purtroppo per lei non arriverà mai. Lontano nel tema dagli altri suoi scritti, quasi tutti una denuncia nei confronti di altri ebrei arricchitisi in maniera non poco lodevole o racconti di figlie in perenne lotta con le madri, Suite Francese tratta il tema dell’amore per una Nazione, la Francia, che purtroppo le volterà le spalle, e quello dell’amore che va oltre le differenze di razza e identità.

 

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Arc de Triomphe de la place Charles de Gaulle

 

Suite Francese è un romanzo che merita di essere letto. Lo dico dopo averlo riletto molte volte, sia in lingua che in traduzione. Attraverso uno studio approfondito della lingua e del modo di scrittura dell’autrice, ho scoperto il suo mondo, le sue paure, la sua voglia di imporsi in un mondo in cui le donne scrittrici non erano ancora ben viste e per essere pubblicate, molto spesso, dovevano far uso di pseudonimi maschili.

Suite Francese mi è entrato dentro, come pochi altri romanzi sono riusciti a fare. È un capolavoro della letteratura contemporanea ed Irène è una scrittrice che merita di essere scoperta.

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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