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Il consiglio del libraio: “Il cardellino” di Donna Tartt

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

<<E sento di avere qualcosa di molto serio e urgente da dirti, mio inesistente lettore, e sento che devo dirtelo immediatamente come se ci trovassimo nella stessa stanza. Che la vita- qualunque cosa sia- è breve. Che il destino è crudele ma forse non casuale. Che la Natura ( intesa come Morte) vince sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto. Che forse anche se non siamo sempre contenti di essere qui, è nostro compito immergerci comunque: entrarci, attraversare questa fogna, con gli occhi e il cuore ben aperti. E nel pieno del nostro morire, mentre ci eleviamo al di sopra dell’organico solo per tornare vergognosamente a sprofondarvi, è un onore e un privilegio amare ciò che la Morte non tocca>>.

Ho voluto cominciare questo mio consiglio di lettura da questo punto del libro. Non dirò se si tratta dell’inizio, della fine o di una parte situata nel mezzo della narrazione. Dirò solamente che è stata una frase che mi ha molto colpito. Partiamo però dall’inizio. Il libro di cui voglio parlare è Il cardellino, di Donna Tartt, che si è aggiudicato il Premio Pulitzer 2014 per la letteratura. Si tratta di un romanzo di ben 892 pagine. Pagine scritte in modo superbo, che ti avvolgono come le braccia di una mamma e ti conducono per mano alla scoperta di una vera e propria opera d’arte. Il mio rapporto con questo romanzo è cominciato non appena ho ricevuto la locandina che annunciava il vincitore del premio. La copertina del libro, grigia con uno strappo al centro da cui si intravede il piccolo cardellino, spicca sullo sfondo rosso porpora. Per diversi giorni ho continuato a guardarla, in libreria, non avendo il coraggio di prendere in mano un libro così imponente, ma poi mi sono imbattuta nella recensione fatta da Antonio D’Orrico: ammetto che ogni volta che quest’uomo consiglia un libro, per me è come oro colato. Così, dopo molti tentennamenti e in un momento della mia vita assillato da mille dubbi (dunque con lo stato d’animo giusto… o forse no?), ho preso tra le mani questo romanzo e ho cominciato a divorarlo.

Mi sono bastate poche pagine per essere letteralmente catturata dal modo di scrivere della Tartt e dalla storia, che ti fa stare con il fiato sospeso fino alla fine. Tutto il romanzo potrebbe essere riassunto in poche righe. C’è Theo Decker, ragazzino di soli tredici anni, che un giorno perde la madre in un attentato terroristico al Metropolitan Museum of Art e che, da quel momento, vive assillato da mille sensi di colpa. Ecco, questa è la trama del romanzo. Se non fosse per un piccolo particolare (o forse più di uno?): il quadro rappresentante il cardellino.

La particolarità di questo romanzo risiede proprio nella presenza di questo dipinto. Realizzato nel 1654 dal pittore olandese Carel Fabritius, il dipinto diventa una vera e propria ossessione per il piccolo Theo, che lo “prende” dal Museo in cui si è verificato il tragico incidente che gli porta via la madre. Comincia da qui una vera e propria corsa contro il tempo, una corsa per tenere al sicuro il quadro e una corsa per trovare un posto nel mondo, distrutto dopo l’attentato.  Si tratta di un vero e proprio ‘bildungsroman’. Seguiamo Theo dai tredici anni fino ai ventisei e non ci stanchiamo nemmeno un attimo di questo ragazzo dalla personalità complessa, che riesce a farsi amare nonostante il suo modo spericolato di vivere e le sue piccole truffe. Ad un certo punto, sballottato da New York a Las Vegas, Theo conosce Boris. Questo ragazzo, dalle mille nazionalità, anche lui orfano di madre, diventerà il suo migliore amico e lo avvicinerà al mondo della droga e dell’alcool. Insieme, Theo e Boris, cresceranno, faranno le loro esperienze con l’amore e soprattutto entreranno in contatto con il mondo degli adulti. Si separeranno per poi ritrovarsi, dopo ben otto anni, di nuovo insieme.

È, dunque, un romanzo sull’amicizia. Ma è anche un romanzo sulla libertà, sulla solitudine, sul senso della vita. Sulla possibilità di scegliere tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma anche e soprattutto, si tratta di un romanzo sull’amore. Non solo amore nei confronti di qualcuno. Ma amore come ossessione per un’opera d’arte e in particolare per Il cardellino. Con la sua scrittura, Donna Tartt riesce a bloccare quel piccolo uccello nell’istante in cui è stato dipinto, riuscendo però a donare la sensazione del suo respiro. E Theo, sebbene tutte le paure, sebbene le delusioni, sebbene le mancanze che riempiono la sua vita, troverà in quel piccolo cardellino un amico e un compagno di sventure. Ma soprattutto, troverà l’Amore.

Ho voluto consigliarvi questo libro perché leggendolo ho provato diverse sensazioni. Ho provato compassione nei confronti di Theo. Ho vissuto i suoi momenti di sconforto, annebbiati dall’alcool e dalle droghe. Ho partecipato a quelli che lui e Boris chiamano ‘trip’. Mi sono emozionata nel momento in cui Theo ha trovato una famiglia e l’amore. E per tutta la durata della sua storia, ho sempre e senza alcun dubbio, anche nei momenti peggiori e in tutte le sue nefandezze, ho sempre parteggiato per lui. Quindi, consiglio vivamente di leggere questo libro.

Perché penso che affezionarsi ai personaggi, giustificarli anche nei momenti peggiori delle loro esperienze, amarli in qualsiasi punto della storia, debba essere una delle prerogative di un buon romanzo. E questo, secondo il mio modesto parere, lo è.

 

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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