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Come si arrivò alla Prima Guerra Mondiale

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Recenti, Sabbie del Tempo

Per quattro anni e tre mesi, dall’estate del ’14 fino all’autunno del ’18 i Paesi Europei, gli Stati Uniti e il Giappone si fecero la guerra più devastante che l’umanità avesse conosciuto fino ad allora. Ma come mai vi si lanciarono con scarsa consapevolezza del prezzo che sarebbe stato pagato in vite umane, in distruzione e in mancato sviluppo. Per cercare di capire i meccanismi che trascinarono le varie alleanze in questa guerra mondiale, dividereremo l’articolo in due blocchi: nel primo cercheremo di inquadrare l’Europa del primo Novecento, nel secondo esporremo la successione degli eventi (tra errori ed incomprensioni) che portarono l’Europa al “suicidio”.

L'Expo di Parigi nel 1900
L’EXPO di Parigi nel 1900

L’Europa dei primi anni del ‘900 visse una fase di grandissima prosperità economica. Dopo la crisi di fine ‘800, l’economia ricominciò a muoversi e gran parte degli Stati tornarono a crescere. Si parlò pure di una piccola ed embrionale globalizzazione. Le economie dei diversi Stati erano tutte legate fra loro, le borse erano interdipendenti e le monete eran collegate al valore dell’oro e di fatti la Lira aveva lo stesso valore del Franco. Inoltre si viaggiava in tutta Europa senza passaporto (fatta eccezione per la Russia). Questa Europa era talmente legata che sembrava impossibile potesse scoppiare una guerra fra le grandi potenze, eppure, al tempo stesso, tutti questi Stati erano armati fino ai denti. Tutti quanti investirono moltissimo sulle spese militari e lo fecero poiché avevano paura gli uni degli altri. La classe dirigente del tempo aveva una mentalità darwiniana sugli equilibri fra gli Stati: la sopravvivenza del più adatto. Erano convinti che i più forti avrebbero trionfato, mentre i più deboli erano destinati a soccombere. Tutti si armarono per sopravvivere. Nessuno di questi Stati si immaginava, o avrebbe voluto essere l’aggressore, colui che avrebbe acceso la miccia di un conflitto. Tutti pensavano di essere il possibile aggredito. I politologi studiarono questi meccanismi, definendo queste azione il paradosso della sicurezza. E’ il circolo vizioso per cui uno Stato si arma per essere più sicuro, ma di riflesso spaventa gli altri che, sentendosi minacciati, si armano a loro volta e così via.

Una fabbrica di proiettili
Una fabbrica di proiettili

Le spese folli per gli armamenti, nonostante nessuno volesse far scoppiare la guerra, lasciavano presagire che in un futuro, tutte quelle forze accumulate sarebbero state utilizzate. Non sapevano né come né quando, ma per qualcuno era abbastanza probabile che ciò sarebbe potuto avvenire nel breve termine. In quegli anni furono pubblicati libri che parlavano tranquillamente della “prossima guerra”. Nel 1911 un generale tedesco, Friedrich von Bernhardi, scrisse un libro dal titolo La Germania è la prossima guerra. Ancora più terrificanti erano i titoli di certi capitoli, come Il diritto di fare la guerra, Il dovere di fare la guerra e Dominare il mondo o perire. Ma questo è solo un esempio, quando in verità in tutti i Paesi c’era un proliferare di testi simili, come se l’orizzonte prossimo (per la gente del tempo) fosse ormai certo, come se la guerra fosse ormai un dato di fatto. Per fortuna non tutti ragionavano con quei freddi e bellicosi pensieri. Un politico e saggista inglese, Sir Ralph Norman Angell, scrisse La Grande Illusione, rimarcando l’inconsistenza e la pericolosità di una guerra in quel determinato momento, ove tutti gli Stati erano legati, a livello economico, l’uno all’altro. Norman Anglel scriveva: <<La prossima guerra la perderemo tutti! La prossima guerra distruggerà anche i vincitori!>>.
Libri come questo furono letti pure dai politici del tempo che, paradossalmente, iniziarono sempre più a sentire ingiusta la possibilità di questa guerra imminente. Era talmente prevedibile lo scenario che a Londra, il Ministro degli Affari Esteri Sir Edward Grey, parlando con l’ambasciatore tedesco, il Principe Lichnowsky, disse:

<<Se scoppiasse una guerra europea, per un attacco austriaco alla Serbia e la Russia, spinta all’opinione pubblica, marciasse contro l’Austria, costringendo, in tal modo, la Germania ad andare in soccorso dell’Austria. La Francia sarebbe inevitabilmente coinvolta e nessuno sa dove si potrebbe arrivare>>. (Questa conversazione avvenne due anni prima dell’attentato di Sarajevo)

Poiché lo scenario era prevedibile, si creò una spaccatura fra i politici e i militari. I militari, vedendo lo scenario ipotizzato, pensavano che fosse giusto fare la prima mossa per non essere schiacciati, mentre i politici pensavano di fare tutto il possibile per evitare quella viscida successione di eventi.

Il Kaiser Guglielmo II
Il Kaiser Guglielmo II

Era da cinquant’anni che le grandi potenze europee non si facevano più la guerra. In quegli anni di pace, gli Stati maggiori non fecero altro che preparare piani. Era tutto scritto. Per ogni singolo Stato esisteva un progetto dettagliatissimo (al minuto) su come invaderlo e annichilirlo nel minor tempo possibile. Ogni anno si studiavano, si miglioravano, venivano aggiunte annotazioni. C’è un aneddoto fra il Re del Belgio e il Kaiser Guglielmo, chiarificatore a tal proposito. Il Kaiser, ad un ricevimento, indicò un generale tedesco e disse: <<Quello è l’uomo che guiderà la marcia su Parigi>>. Era tutti studiato, era tutto pronto, perfino le persone che avrebbero dovuto comandare, organizzare e prendere parte a qualsiasi tipo di guerra contro qualsiasi tipo di nemico. Un ultimo punto, pericolosamente importante, fu quello della prevedibilità dei fatti. Tutti sapevano quando uno Stato, in base alle sue politiche, sarebbe al massimo della potenza oppure al minimo. Per cui c’erano Stati (come la Germania) che si sentivano pronti e avrebbero fatto di tutto affinché fosse scoppiata una guerra in quegli anni.

Abbiamo così tracciato la pericolosa cornice agli eventi che avviarono  lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Un continente in piena crescita economica ma, pure, nel pieno del suo nazionalismo e dove ogni Stato, nel nome del “Sacro egoismo” – termine coniato da Salandra – pensava a diventare il più forte, in vista di un possibile scontro. Un continente pericolosamente armato, con una vistosa spaccatura fra i generali e i politici, i quali ambivano a due diverse soluzioni verso le tensioni (sempre più prepotenti) sui Balcani.

 

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Passiamo ora alla successione dei fatti. Il 28 Giugno del 1914, l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, venne ucciso a Sarajevo da un attentato terrorista. Il terrorismo, oggi come allora, provocò reazioni viscerali nell’opinione pubblica e nei governi. L’attentato fu gravissimo, poiché l’Imperatore d’Austria era vecchio e tutti sapevano che sarebbe morto presto (morirà infatti nel Dicembre del 1916), per cui Francesco sarebbe stato il sovrano a vita dell’Impero Austriaco. Sovrano di uno degli Stati più potenti d’Europa che, nonostante la crisi e la parabola discendente ormai intrapresa, avrebbe contribuito a governare il mondo.

Ma perché proprio a Sarajevo? Da poco l’Austria aveva annesso i territori della Bosnia che, come oggi, è un luogo con diverse etnie, spesso in conflitto fra loro. I croati, per esempio, furono felicissimi di far parte dell’Impero, così anche i bosniaci musulmani (che saranno fedeli combattenti dell’Austria per tutta la guerra) ma l’etnia serba no. I serbi avrebbero voluto poter entrare a far parte dell’Impero della Serbia che era confinante a loro. Un Impero piccolo ma molto agguerrito e con forti istinti nazionalistici. Da subito l’Austria pensò che l’attentato di Francesco aveva complicità all’estero e subito imputò, tali colpe, proprio al Regno di Serbia. Questo evento non sarebbe stato così grave se escludessimo il panorama internazionale (poco prima esplicato). Ma, nonostante questo fosse il periodo  dove il Nazionalismo era al suo apice e il “Sacro egoismo” alle stelle,  per essere sicuri, tutti gli Stati avevano almeno un amico “forte”. La Serbia era legata alla Russia, per via delle rispettive origini slave e del loro culto ortodosso. Anche l’Austria però ha un grande amico e , forse, il più forte di tutta Europa: la Germania.

Un manifesto austriaco dell'epoca, contro la Serbia
Un manifesto austriaco dell’epoca, contro la Serbia

L’Austria, a questo punto, era decisa a punire lo Stato “canaglia“. L’opinione pubblica era in fermento. In tutte le piazze si urlava <<Serbien muss sterbien!>>(La Serbia deve morire!). Gli austriaci, prima di procedere, chiesero consiglio alla Germania, affinché fossero sicuri, nel caso che la Russia fosse scesa in difesa della Serbia, del loro intervento. Il 5 Luglio, il Kaiser Guglielmo disse all’Austria di procedere e, se la Russia fosse arrivata, loro sarebbero giunti in loro soccorso. Inoltre precisò che, a parer suo, la Russia non si sarebbe mai mossa. Questa, come dice il prof. Alessandro Barbero, fu una scommessa bella e buona, una scommessa che finirà male, poiché, solitamente, le guerre mondiali scoppiano sempre a causa di scommesse andate male.

Il Kaiser, sentiti i suoi generali e le aziende produttrici di armi, decise di andare in vacanza, lasciando i fatti a “bollire in pentola”. L’Austria manderà un ultimatum durissimo alla Serbia, affinché non venisse accettato e si potesse procedere alla guerra punitiva, avendo “l’assegno in bianco” della Germania che, nel mentre,  li fomentava e li rassicurava sulla possibilità di uno scontro più grosso di quello previsto. Purtroppo, l’Austria era un paese arcaico, lento e con un doppio Governo (un Governo austriaco ed uno ungarico), per cui la produzione dell’ ultimatum fu lenta, tanto quanto la consegna. Il 23 Luglio, quasi un mese dopo l’attentato, giunse in Serbia il famigerato ultimatum, durissimo e umiliante. Il 24 Luglio, tutte le capitali europee si svegliarono con questo ultimatum, a cui tutti reagirono molto male per la durezza e l’asprezza. Tutti sentirono verso l’Austria, il desiderio che essa volesse “menare le mani”. A Pietroburgo minacciarono l’Austria di voler appiccare il fuoco della guerra e, di essa, se ne sarebbero dovuti assumere loro la responsabilità. Paradossalmente, eccetto qualche frase d’indignazione di Grey, l’Inghilterra si interessò poco della vicenda Serbo-Austriaca. Ma, ad un certo punto, iniziò a circolare la voce che la Germania, spinta da una malsana voglia di conquista, fomentasse l’Austria affinché scoppiasse una guerra.

Una foto dello Zar Nicola II
Una foto dello Zar Nicola II

Incredibilmente la Serbia accettò quasi tutto e, sottobanco, chiese conferme allo Zar, Nicola II, riguardo ad un possibile aiuto russo. Ovviamente lo Zar accettò e si dimostrò pronto all’intervento. Come gesto simbolico, promosse a ufficiali tutti gli allievi ufficiali dell’ultimo anno.
Il giorno in cui l’Austria respinse la risposta serba, il Primo Lord dell’ammiragliato inglese, il celebre Wiston Churchil, prese di una decisione, di sua iniziativa: anziché sciogliere la flotta da guerra inglese (che stava rientrando dopo aver compiuto grosse manovre all’estero) decise di riunirla nel porto da guerra di Scapa Flow, nelle Orcadi. A questo punto la Germania iniziò a temere un possibile intervento britannico, nel caso fosse scoppiasse la guerra. Il Cancelliere tedesco, Bethmann-Hollweg, avvisò i russi di stare fuori dal conflitto fra Austria e Serbia, o la Germania sarebbe scesa in guerra. Il 28 Luglio 1914, il Kaiser tornò dalle vacanze e sembrava felice che la Serbia avesse accettato le condizioni dell’Austria, affinché si potesse mantenere la pace. Questo fu un colpo di scena, poiché rivelava che pure il Kaiser, in cuor suo, una guerra totale non la vedeva di buon occhio. Peccato che il giorno stesso l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. Il popolo austriaco desiderava questa vendetta più di qualunque altra cosa. A riprova di questo, leggiamo il parere di Sigmund Freud<<Per la prima volta, da trent’anni, mi sento veramente austriaco. Per la prima volta penso che questo impero, forse, ha un futuro. Tutta la mia libido è rivolta all’Austria-Ungheria!>>.

I russi non rispettarono le parole del Cancelliere tedesco ed iniziarono a mobilitare l’esercito. Si scoprì, poi, che nemmeno i russi avrebbero voluto veramente far scoppiare la guerra. Ci fu una serie di lettere fra il Kaiser Guglielmo e lo Zar Nicola II, chiarificatrice. Ricordiamoci che questi due personaggi, insieme a Re Giorgio d’Inghilterra, erano tutti cugini primi, nipoti della Regina Vittoria e di fatti, nelle lettere appena citate, si chiamavano con nomignoli. Willie era il Kaiser, Nicky era lo Zar. Il 29 Luglio lo Zar scrisse a Guglielmo: <<Sono contento che tu sia tornato. Il momento è serio e ho bisogno del tuo aiuto. Una guerra ignobile è stata dichiarata contro un paese debole. In nome della nostra vecchia amicizia, ti prego di fare tutto quello che puoi per fermare i tuoi alleati. Tuo Nicky>>.

Anche il generale tedesco, von Moltke,  sembrava contrariato e turbato, per l’imminente scontro colossale che pareva nascere, e disse: <<La Russia si è schierata al fianco di uno Stato criminale, di un covo di terroristi. Così incomincerà lo sbranamento reciproco degli stati civili europei! Una guerra che annienterà la civiltà di quasi tutta Europa, per decenni>>.

Questa classe dirigente sembra schizofrenica. Il generale, soltanto un mese prima, gioiva nel sapere che l’Austria avrebbe dichiarato guerra alla Serbia. Invece, a pochi giorni dallo scoppio, sembrava ripudiarla. Era un conflitto interiore di questi uomini di potere o militari. Avevano ben chiaro l’orizzonte, un futuro di catastrofi e distruzione ma, al tempo stesso, nessuno voleva sembrare il debole che si potesse tirare indietro e, tutti quanti incaponiti, marciarono verso il baratro.

In Germania ci fu un’ulteriore spaccatura fra la classe politica e i militari. I militari non volevano fare un passo indietro e anzi erano pronti per partire. Dal punto di vista dei politici, però, era importante far passare la Germania come innocente. Volevano fare in modo di non dichiarare guerra a nessuno e far passare per colpevoli la Francia e la Russia, per cui attesero nonostante i militari fossero già con un piede sul carro armato. L’ennesimo punto cruciale per i politici era l’evitare l’ingresso dell’Inghilterra in guerra. Ma esisteva, purtroppo, un grosso problema che avrebbe sicuramente implicato l’intervento britannico contro la Germania. Come detto all’inizio, nei cinquant’anni precedenti alla guerra, i generali prepararono tattiche militari dettagliatissime nel minimo particolare. La Germania aveva un piano “perfetto” da attuare contro la Francia e la Russia. Sapendo della lentezza russa nel mobilitare il proprio esercito, la Germania avrebbe schierato prima tutta la sua forza (11.000 treni, carichi di soldati ed armamenti) sul fronte occidentale, contro la Francia. Ma per arrivare in Francia, aggirando l’esercito francese, i tedeschi pensarono bene di invadere lo Stato neutrale del Belgio (amico inglese, a cui assicurava ai britannici un collegamento col continente, tramite i suoi porti).

Manifesto della propaganda USA verso l'invasione tedesca del Belgio
Manifesto della propaganda USA verso l’invasione tedesca del Belgio

Questa tattica è conosciuta con il nome di Piano Schlieffen. Il Kaiser e il Cancelliere, per convincere l’Inghilterra a stare fuori dal conflitto, attueranno una scelta, giudicata dai posteri come la scelta più stupida possibile. Scrissero a Londra! Scrissero al Governo inglese, garantendo che, in primo luogo, nel caso ci fosse stato uno scontro contro la Francia, l’Inghilterra poteva stare tranquilla, poiché i teutonici non avrebbero avuto velleità espansionistiche; il secondo punto riguardava il Belgio e i tedeschi fecero la fesseria di informare gli inglesi che lo avrebbero invaso, salvo poi, a fine guerra, andarsene e pagando i danni arrecati. Già che c’erano, i tedeschi lanciarono una proposta per allearsi con l’Inghilterra e spartirsi mezza Europa. A Londra si videro arrivare questo messaggio folle e inorridirono, si imbarazzarono per il comportamento della Germania, del tutto stupido e spregiudicato. Un alto funzionario del Ministero degli Affari Esteri inglese disse: <<Queste sorprendenti offerte meritano un solo commento: gettano una pessima luce sullo statista che le ha formulate! >>. Gli inglesi rimasero stupiti nel vedere che la Germania li avesse appena informati (addirittura per iscritto) della loro intenzione di invadere il Belgio. A questo punto Grey chiamò il Principe Lichnowsky, informandolo che, se la guerra fosse scoppiata, l’Inghilterra si sarebbe schierata in difesa del Belgio, al fianco degli alleati: i francesi. Il 30 Luglio, alle tre del mattino, il Cancelliere tedesco Bethmann-Hollweg, in preda al panico per la notizia della discesa in guerra dell’Inghilterra, chiamò Vienna per convincere l’Austria a non muovere più  guerra contro la Serbia dicendo: <<La Germania non intende farsi trascinare in una guerra stupida per colpa dell’Austria!>>. Gli austriaci restarono allibiti a queste parole. Fino al giorno prima i tedeschi fomentarono ed invitarono caldamente Vienna a velocizzare i tempi di reclutamento ed ora li intimava di frenare. Il 30 Luglio, in Germania la tensione fra militari e politici rasenta il colpo di Stato. I militari si inventarono di tutto per costringere il Governo a mobilitare l’esercito. Fecero uscire giornali fasulli, contattarono l’Austria in privato (a causa della lentezza austriaca, la guerra era dichiarata, ma l’esercito non era ancora stato mobilitato). I militari teutonici premevano con tutte le energie, affinché la Germania partisse per la guerra, dato che la Russia, oramai, aveva mobilitato i suoi da diverse ore. Il Governo pensò di avere ancora del tempo e, infatti, il 31 Luglio mandò un ultimatum alla Russia, intimandole di bloccare la mobilitazione. A Londra, Grey vorrebbe far intervenire le truppe inglesi, ma è in minoranza nel Parlamento. Poté mandare solo un telegramma a Parigi ed a Berlino, dove chiedeva che venisse rispettata la neutralità belga. Parigi rispose dopo un’ora, la Germania non rispose. Grey, inoltre, dovette informare il collega francese, Cambon, che il Parlamento non era favorevole a scendere in guerra in aiuto della Francia. Cambon, bianco come un cencio, disse ad un amico <<Ci mollano!>> e quasi collassò su di una sedia.

Folla tedesca in festa per la dichiarazione di guerra alla Russia. 1 agosto 1914
Folla tedesca in festa per la dichiarazione di guerra alla Russia. 1 agosto 1914

Il 1° Agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia, per la prassi. Dopo un ultimatum doveva esserci la dichiarazione ufficiale. L’unico contrario a questo fu il Ministro della marina von Tirpiz, che non capì il motivo di una dichiarazione, quando tutta la politica fu incentrata a far passare la Germania non da aggressore ma da aggredito. Appena dopo la dichiarazione, la Germania mobilita i suoi soldati (gli 11.000 treni, citati prima) verso la Francia (secondo il piano stabilito). Ma ci fu ancora un equivoco. Alle cinque del mattino arrivò un telegramma da Londra, dal Principe Lichnowsky che diceva: <<Sono stato convocato oggi dal ministro Grey. Mi pare di aver capito che vogliono discutere di un accordo. Se non attaccheremo la Francia, Inghilterra e Francia resteranno neutrali! >>.

Il Cancelliere e il Kaiser furono stupefatti. Era fatta! L’importante  era solamente richiamare i soldati partiti per il fronte francese e indirizzarli subito contro la Russia, sul fronte orientale. Gli undici mila treni erano già partiti. Da tutte le stazioni e da tutte le caserme erano partiti i soldati teutonici diretti verso il fronte occidentale, con l’ordine d’invadere il Belgio e conquistare la Francia (il Piano Schlieffen). Richiamarono subito il generale von Moltke per informarlo del contrordine.

Una foto del generale tedesco von Moltke
Una foto del generale tedesco von Moltke

Ora, è giusto spendere due parole sul generale. Parente del più celebre zio, anch’esso generale, prussiano von Moltke, l’attuale generale tedesco era lì solo per la fama del suo cognome. Non era per nulla un valido generale, spesso preda delle emozioni e delle ansie. Il generale von Moltke, dopo essere stato informato di trasferire la mobilitazione contro la Russia, si mise a piangere e gli venne un accidente (quella sera, tornando a casa, sarebbe stato colto da un infarto), dichiarando che non si poteva attuare tale contrordine. Milioni di persone erano dirette verso il Belgio, con ordini che organizzavano gli squadroni al minuto. Il Kaiser lo ferì dicendogli: <<Suo zio mi avrebbe dato un’altra risposta!>>. Ovviamente, dopo questa frase, il generale sapeva di essere un uomo finito.

La mobilitazione tedesca era una pietra che aveva iniziato a girare e non si sarebbe più potuta fermare. Quella sera, i teutonici invasero il Lussemburgo, prima tappa per l’invasione della Francia. Il 2 Agosto mandarono l’ultimatum al Belgio. Grey, a Londra, venne a conoscenza del fatto e riuscì a strappare la maggioranza in Parlamento, affinché l’Inghilterra potesse entrare in guerra al fianco della Francia, con lo scopo di frenare la Germania e salvare il Belgio.

Un ambasciatore americano a Bruxelles, annotò sul suo diario: <<Che strano, fino a poco tempo fa tutti parlavano della Serbia. Ora, pare che se la siano dimenticata>>.

Il 3 Agosto la Germania dichiarò guerra alla Francia e ancora il Ministro navale Tirpitz restò allibito da tale scelta, totalmente sconsiderata. L’Inghilterra mandò un ultimatum alla Germania, che li intimò di non invadere il Belgio, o la Gran Bretagna sarebbe scesa in guerra. Il 4 Agosto, puntualmente, la Germania invase il Belgio, infischiandosene dell’ultimatum.

Il Kaiser, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, disse: <<Chi lo avrebbe detto che Georgy e Niky mi stavano per tradire. Se fosse vissuta mia nonna non lo avrebbe permesso!>>.

 

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Fonti:

Conferenza prof. A. Barbero

Documentario: La grande guerra 1914-1918, l’opera più completa sulla Prima guerra mondiale

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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