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C’era una volta un Movimento

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>>>ANSA/ COMUNALI: GRILLO, A PARMA E GENOVA PROBABILE BALLOTTAGGIO!
Beppe Grillo (1948) è un attivista, comico e politico italiano. Ha fondato il suo blog nel 2005, il primo V-Day risale al 2007 ed infine ha ideato il MoVimento 5 Stelle nel 2009

C’era una volta un Movimento, che dalla piazza riuscì ad irrompere nei palazzi del potere. La sua storia ebbe inizio nel primo V-day del 2007 quando un noto comico italiano, di nome Beppe Grillo, scoprì – quasi a sua insaputa – di possedere quel raro e pragmatico dono dell’oratoria che soltanto i trascinator di popolo possiedono. Passarono pochi anni prima che quel gruppo di amici (Gianroberto Casaleggio su tutti), stanchi ed arrabbiati, si trasformasse in una folla di elettori assetata di vendetta ed affamata di conquiste. E le elezioni politiche 2013 consacrarono la loro lotta di protesta ed antisistemica, armati di scontrini e wifi: il boom del 25% spalancò le porte istituzionali ai giovani grillini dal volto sconosciuto, eletti anche con meno di 500 voti sulla rete e provenienti da ogni parte d’Italia, con storie e culture diverse fra loro.

Iniziarono gli inseguimenti dei giornalisti da evitare come l’ebola, le interviste negate, gli zaini in spalla e gli affitti tra parlamentari coinquilini nella Capitale. Cominciarono le prime cene (tranquilli, han pagato di tasca propria) coi loro due leader e i quali, però, avevano sempre ribadito d’essere soltanto dei portavoce (blog, domini, aziende, spettacoli e profitti personali permettendo). Partì la strategia rivoluzionaria targata M5S che rifiutava gli inciuci, scaricava gli otto punti di Bersani-Gargamella e non scendeva a patti con nessun schieramento politico. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti divenne la nuova crociata del terzo millennio, per questi nuovi attivisti e cittadini – chiamateli come volete, ma se tenete alla vostra pelle evitate categoricamente la parola politici – che iniziavano a prendere confidenza con i sudici meandri del palazzo (quando riuscivano a trovarlo) e di tanto in tanto non disprezzavano aprire qualche scatoletta di tonno. Il Movimento aveva un regolamento a prova di anti-kasta e scie kimike, che tutti gli adepti rispettavano con profonda riverenza ed abnegazione. Veniva tramandato nelle sacre scritture che la televisione fosse il covo dei dannati, da cui i paladini pentastellati dovevano assolutamente tenersene alla larga, se volevano evitare di trasformarsi anch’essi in demoni festaioli e corrotti d’appalti. Il messaggio divino intercedeva agli uomini soltanto attraverso la Sacra Rete – ci dispiace per coloro che dovranno scontare anni di Purgatorio per non aver mai posseduto un computer nella loro vita – e la Sua parola era il verbo, in saecula saeculorum.

Tutto perfetto, fin qui: il rigore e la trasparenza avrebbero salvato il nostro Paese. Eppure qualcosa andò storto. Il mancato accordo con il PD (un soggetto più unico che raro; meriterebbe anche lui un articolo prima o poi) per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il ripetuto squadrismo in Parlamento, la mancanza di dialogo, le sindromi da Messia, l’estensione delle unioni civili tra specie diverse (naturalmente se consenzienti, eh), l’assenza nei territori e l’inesperienza alle amministrative, l’allergia alle critiche (oltre che all’autocritica), la mancata analisi della sconfitta alle elezioni europee, la distinzione tra figli e figliastri, l’alleanza con l’UKIP dello xenofobo Nigel Farage, l’inadeguatezza politica nel riuscire a contrastare l’onnipotente Matteo Renzi coi suoi 80 euro e l’ostracismo adottato con le continue espulsioni – che nulla avevano da invidiare alle esecuzioni in pubblica piazza, durante la Rivoluzione Francese – finirono col danneggiare i microchip sottocutanei dei Parlamentari cinque stelle, incapaci di trovare una soluzione al dissolvimento che il loro elettorato (molto variegato, è bene ricordarlo) stava loro riservando, tradendoli con l’onnipresente Matteo Salvini che non rinunciava ad una nuova felpa (magari con la scritta ROM) e non disprezzava un microfono per ribadire che l’Europa cattiva c’aveva vietato i tostapane doppi.

renzi-salvini
Da sinistra verso destra: Matteo Salvini, Matteo Renzi

Solitamente, le nomination per l’espulsione dal Movimento potevano difendersi nell’assemblea dei Gruppi Parlamentari e soltanto dopo, deus ex machina, ci si affidava al giudizio divino della Sacra Rete. Ma un giorno accadde diversamente: la procedura si invertì, gli articoli del regolamento si aggrovigliarono in una matassa, la Parola del web precedette quella degli eletti.

Ed ecco che ci ritroviamo nel presente, in una situazione politico-economica tutt’altro che ironica come i nostri racconti, in un momento per l’Italia molto difficile, perennemente bistrattata e derisa da politici 2.0, 3.0, 4.0… abili nell’accaparrare voti, meno abili nell’attuare azioni di Governo serie e lungimiranti. L’astensionismo denota una mancanza di fiducia totale nelle idee e nelle azioni quotidiane dei massimi interpreti del mondo politico; denota ancora un effettivo impedimento nel poter esprimere il proprio voto, o per timore d’essere nuovamente traditi, o per il semplice fatto d’aver compreso che al momento nessuno sta rappresentando le problematicità della Nazione. Dai gufi e i giovani turchi ai falchi e le colombe, dalla politica all’antipolitica e la quale, quest’ultima, si è dimostrata non soltanto inutile ma anche estremamente pericolosa, innalzando i toni più del dovuto e senza criterio, lasciando un vuoto nella pancia e nel cuore degli italiani, che stimola i più violenti a passare alle mani. Segnali come il Circo Massimo non stracolmo, le aspre critiche degli alluvionati di Genova rivolte al concittadino Grillo e fedelissimi, la scacciata da parte degli abitanti di Tor Sapienza a Paola Taverna (trattata come l’ennesimo politico di turno) erano tutti segnali di cui occorreva fare ammenda, cercando di sfruttare diversamente quella fiducia (magari senza scrivere sciocchezze ogni due giorni sul Blog) così larga che gli italiani avevano riposto in loro sin dall’esordio, come soltanto con Silvio Berlusconi e il suo Forza Italia fecero prima.

Ed ecco spiegato perché le politiche razziste e xenofobe della Lega Nord sbancano le ultime elezioni regionali, rendendola de facto l’unica vera vincitrice di una deriva culturale che ostacola qualsiasi volontà di ripresa coerente ed intelligente, che attanaglia e aiuta l’Italia a rifugiarsi nei suoi sentimenti più tetri, rifiutando di crescere e di affrontare seriamente i problemi. A cominciare dalla povertà in aumento e la crescita di quella forbice sociale che distrugge il ceto medio.

Siamo ancora qui, nel presente. Facciamo in modo che qualcun altro, un giorno, non debba scrivere “C’era una volta un Paese”.

 

L_italia_che_affonda

 

 

 

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