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Cartoline dalla terra dei tulipani

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti
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Cartina politica dei Paesi Bassi

Dopo quasi tre mesi di “esilio” olandese si appresta ora, subito dopo Pasqua, il tempo di alcune considerazioni critiche sulla mia esperienza di scambio. Le differenze culturali con il mio amato Mediterraneo, chiaramente, sono innumerevoli; le analogie, per contro, molto poche.

La prima distinzione che si nota, non senza alcune perplessità, è il regime di estrema rigidità che vige rigoroso nelle terre di Erasmo da Rotterdam. Un vero e proprio shock culturale, specialmente per chi, come me, è nato e cresciuto in un Paese nel quale i termini burocrazia e servizi rimandano inconsciamente alla semantica del ritardo e della complicazione. Ma invece di incomprensioni e file interminabili, la precisione chirurgica della burocrazia olandese si traduce limpidamente in un impianto funzionale di semplicità ed efficienza che lascia di stucco. Edifici limpidi, strade pulite, treni in orario. Utopia, quest’ultima, che in Italia fa sogghignare i più sagaci a proposito della declamata propaganda mussoliniana.

Se quello appena descritto può sembrare uno scenario idilliaco, ecco allora che urge delineare, per correttezza, anche l’altra faccia della medaglia. Un treno moderno e attrezzato, dotato di comfort e internet accessibile, è un sogno per qualsiasi pendolare abituato agli allucinanti disservizi di Trenitalia; ma a ben vedere, i biglietti di quello che è, tutto sommato, sempre e comunque un servizio pubblico, hanno prezzi del tutto irragionevoli. Nonostante l’estrema difficoltà di sfuggire agli ubiqui “rastrellamenti” dei controllori della Spoorwegen, si arriva ugualmente a pagare quasi 20,00 € per 50 km della tratta Maastricht-Eindhoven. Un’assurdità, dato che il biglietto per Amsterdam (212 km) ne costa solo 25 – e poiché, tramite sistemi di groupticketing, è possibile acquistare il titolo di viaggio andata-ritorno dalla capitale a soli 7,00 €. Punto saliente dell’argomento è inoltre il fatto che la rete dei trasporti non sia sviluppata unicamente dal punto di vista ferroviario, ma anche per quel che riguarda le altre infrastrutture viarie (autostrade, tangenziali, piste ciclabili). Sprovvisto di patente, non ho potuto di conseguenza sperimentare il manto stradale delle snelweg olandesi. Tuttavia, da impedito cicloamatore, ho avuto ugualmente la possibilità di viaggiare nei meandri delle immense strade ciclabili orange: letteralmente migliaia di chilometri che si snodano tra il Limburgo e il Brabante, la Zelanda e la Regione di Groningen ed Alkmaar. Sviluppate in parallelo alle strade ordinarie, le piste ciclabili olandesi sono accessibili anche ai motociclinota curiosa: non serve il casco per guidare la moto!

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Biciclette tra i canali di Amsterdam

Secondo step della nostra analisi, i ritmi del lavoro nel Paese dei tulipani. Ricordate l’asserzione del laburista olandese Jeroem Dijsselbloem secondo il quale noi, sfaticati terroni d’Europa, spenderemmo i fondi dei creditori internazionali in donne e alcol? E ricordate quell’odiosa retorica secondo cui avremmo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità, lavorando troppo poco e pesando sulle spalle dei cugini nordeuropei? Ebbene, dopo meno di dodici settimane posso confermarvi che si tratta, in definitiva, di grandissime stronzate. In Olanda, infatti, i negozi aprono tra le 9:00 e le 10:00, per poi chiudere verso le 17:30 – ma non senza una doverosa pausa pranzo. Non parliamo poi della Domenica e dei giorni festivi, dove orari d’apertura ancor più striminziti paralizzano la città, chiusa a chiave in casa o stravaccata nei parchi a godersi un sole evanescente. La mia è, chiaramente, una provocazione: una tesi per assurdo più che un’assunzione, essendo io convinto, oltretutto, che orari di lavoro più ristretti e concentrati alimentino la produttività sul posto di lavoro e il diritto alla libertà e allo svago dello stesso lavoratore. Tutto questo, in sintesi, per ribaltare l’artificioso stereotipo dei laboriosi nordici affossati economicamente dalle cicale dei PIGS: le verità geopolitiche e socio-culturali andrebbero difatti ricercate in accurati indici macroeconomici piuttosto che in descrizioni superficiali delle realtà contingente.

Ulteriore punto della mia trattazione sarà poi la qualità e gli standard della vita nel Paese delle Terre Basse. Da italiano e integralista culinario, comincerò affermando la superiorità assoluta della cucina tricolore e mediterranea su quella nederlandese. Un singolo spaghetto aglio e olio potrebbe stravincere la battaglia campale con intere schiere armate di waffles, zuppette e salsicce in scatoletta. Ed oltre alla cultura culinaria, certamente non molto sviluppata, è triste denotare la scarsa qualità media della materia prima. Sono infatti gli alimenti il dramma più grande che un giovane espatriato italiano deve affrontare da Maastricht ad Alkmaar. Eccezion fatta per qualche formaggio (Wapenaer e Jong Belegen su tutti), a partire dai negozi locali sino alla grande distribuzione (Jumbo, Aldi, Jan Linders, Albert Heijn), non esiste prodotto che non sia ricoperto da un sovrabbondante involucro di plastica e cartone. Affettati, insalate, frutta e verdura: non vi è, in sintesi, alimento che non sia imballato, precotto od imbottito di conservanti. Vi risparmio poi, per pietà, la sviolinata sulla pasta, sui sughi e sul fantomatico Made in Italy: a parte la Barilla (che costa 2,00 € a cartoccio!), la qualità può essere calcolata sulla base dei preparati per la carbonara a base di maionese, prosciutto e piselli.

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Una tra le numerose chiese olandesi dismesse

Se gli standard di vita sono inibiti dai prezzi e dalla qualità del cibo, bisogna però specificare anche gli aspetti positivi dell’efficiente sistema sociale olandese. In primis, senz’ombra di dubbio, vi è una sproporzione in positivo dei livelli del reddito pro capite (44.300 €, 2012) rispetto all’Italia. A ciò, ovviamente, bisogna sommare un regime fiscale ben più blando e fondato sulla condivisa cultura liberale del «laissez-faire». Questa stessa cultura politica, comunemente accettata e riconosciuta, si è gradualmente fatta religione secolarizzata della società olandese, sempre meno religiosa – nonostante il Limburgo, dove attualmente vivo, sia l’unica Provincia a maggioranza cattolica – e sempre più incardinata sui principi costituzional-liberali che su visioni e interpretazioni trascendentali dell’esistente. Divertente, in proposito, illustrare la situazione degli edifici religiosi in quel di Maastricht. Su una popolazione di oltre duecentomila abitanti, le chiese attualmente attive sono soltanto tre (il Duomo e le chiese di Onze Lieve Vrouwplein e Sint Theresaplein); per contro, quelle adibite ad altri usi sono innumerevoli. Sugli altari delle chiese maastrichtesi dominano infatti bilancieri da palestra, laboratori sperimentali e scaffali di libreria. Un utilizzo certamente meno sacrale di cori e pulpiti.

Vorrei concludere, infine, con un paragone critico tra il sistema istruttivo olandese e quello italiano. Due modelli diametralmente opposti e differenziati, la cui sintesi dialettica potrebbe essere la risposta a molte problematicità individuate negli anni da studenti e docenza. Se da un lato il sistema italiano appare monolitico, impervio ed estremamente nozionistico, la sua controparte olandese appare più giovane, interattiva e aperta. Da una parte, venticinque ore settimanali di lezioni frontali; dall’altra, lectures facoltative e quattro ore settimanali per ogni corso da 10 crediti. Chiaramente, l’istruzione all’italiana pecca in fatto di obsolescenza, disperdendo gran parte delle energie spese nell’ingurgito mnemonico di interi tomi manualistici; tuttavia, l’approccio all’acqua di rose del Problem Based Learning olandese presenta gravi lacune in fatto di preparazione e retroterra teoretico, rasentando talvolta livelli di discussione superficiali per un ambito propriamente accademico. Intermezzare la pesantezza e la teoreticità dell’Università italiana con sprazzi di discussione verticale e rielaborazione dei contenuti all’olandese potrebbe – a mio avviso – aprire il sipario di un inedito modo di far scuola, coniugando la necessità di assorbire conoscenze con l’obiettivo conclamato di giungere alla formazione di un pensiero critico autonomo.

A fronte di tutte queste considerazioni, nonostante alcuni costumi stratificati che non mi permettono di sentirmi appieno cittadino del mondo e dunque, di conseguenza, omogeneo alla società olandese, devo tuttavia ammettere che questa immersione a tutto tondo in un contesto socio-culturale a me alieno mi sta riservando grandissime soddisfazioni. La vita da studente espatriato e lontano da casa non è mai facile; il sole, la pasta di mamma e gli affetti più cari sembrano distanti anni luce dal fioco torpore dell’acerba Primavera arancione. Ma è pur sempre questo stesso spaesamento, in fin dei conti, che mi permette di crescere e vivere a fondo questa esperienza, articolata nelle sue contraddizioni e nelle sue più profonde strutture dialettiche. Ed è forse proprio questa lieve e dolce sofferenza che mi consentirà, una volta tornato, di vedere con occhi nuovi i luoghifisici e figurati – in cui sono nato e cresciuto.

Gli stessi posti, sì: ma sotto un’altra luce.

 

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About Guglielmo Migliori

COLLABORATORE | Classe 1996, nato e cresciuto a Bologna, dove studia Scienze Internazionali e Diplomatiche. Corrispondente dall’Estero per "La Voce del Gattopardo", collabora anche con alcuni blog politici e giornali online (Capitano Ludd, Geopolitica.info, Millennials Press, La Città Futura).

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