FOTO REPERTORIO DI CARCERI AFFOLLATI

Il carcere apre le porte alla cultura

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

<<La cultura non è un lusso, è una necessità>>, diceva Gao Xingjian.

La cultura è necessità soprattutto in quei luoghi dove con più difficoltà può farsi largo, a volte a causa di atavici pregiudizi e preconcetti sociali.

Il Ministero della Giustizia ha promosso la Settimana nazionale della letteratura in carcere dal 12 al 17 Maggio. Sono stata invitata in prima persona dal Direttore di un penitenziario in qualità di autrice, a tenere un incontro con i detenuti. Avrei dovuto tenere una lezione a tema Scrivo quindi sono: tutto ciò che possiamo e vogliamo essere attraverso la scrittura. La lezione di vita, alla fine dell’incontro, ancora una volta – e per fortuna, aggiungerei – l’ho avuta io.

Molti pregiudizi cadono solo quando ci siamo dentro.

Nel nostro piccolo immaginario ci hanno inculcato l’idea che il carcere sia un luogo gretto e ghettizzato, dove l’ignoranza regna sovrana, dove dietro le sbarre non vi siano uomini ma bruti reietti incapaci di sentimenti, privi di provare pentimento alcuno per il reato commesso.

Tutto ciò può esser vero, seppur in debita parte.

Abbiamo tre tipi di giustizia: quella umana, quella divina e quella interiore.

A volte si sconta quella umana, in attesa di quella divina, ma chi sa di aver sbagliato non riesce a perdonarsi dentro di sé.

Se oggi non mi avessero detto che il mio pubblico era composto da detenuti, alcuni dei quali in regime di AS – alta sicurezza – non lo avrei di certo immaginato. Né gretti né ignoranti ma uomini con un certo bagaglio culturale e con una capacità d’espressione di tutto rispetto.

Dialogando con loro è venuto fuori come la lettura e la scrittura, in un regime come lo è quello detentivo, possano essere l’unica forma di evasione legale. Perché nessuno può mettere delle catene alla nostra immaginazione e al nostro pensiero. Anzi, a volte abbiamo più catene mentali noi, che siamo fisicamente liberi. In questa sorta di grande fratello forzato la scrittura e la lettura diventano valvola di sfogo per chi un contatto con l’esterno non può averlo, e semmai è l’esterno – in questo caso io – che entra da loro.

Detenuti poeti. Detenuti che raccontano la loro storia su fogli di carta, a mano, come si faceva una volta. Gli ultimi che ancora scrivono epistole a mano – perché solo carta e penna gli é consentito di avere.

Uomini che si illuminano all’idea che qualcuno sia interessato ai loro versi, alle loro storie – di cui, come ogni autore, un po’ ne vanno fieri e un po’ se ne vergognano a tirar fuori dal cassetto.

E ti ricordano come importante sia il gesto di una carezza ad una persona cara, nell’era in cui la buona notte ce l’auguriamo da una camera all’altra con un messaggio, quando a loro quel contatto fisico è negato.

Nessuno dice che chi sbaglia non debba pagare per il reato commesso. Dovremmo forse rispolverare quel Dei delitti e delle pene di Beccaria per ricordare attraverso la pena, cosa voglia dire: perdere la libertà e cosa bisogna fare per non perderla ancora una volta, quando ce la rimettono in mano.

Oggi, quello che ho imparato io l’importanza del rieducare. Ne ho capito il perché ascoltando i pensieri messi per iscritto da questi detenuti. Rieducare in vista del “poi”, quel momento in cui i detenuti torneranno ad essere liberi: vogliono essere delle persone migliori.

Il regime detentivo deve avere questo compito: la rieducazione. Consegnare alla società un uomo “guarito”, un uomo “migliore”. Perché la cultura è panacea per i mali dell’anima e arricchisce.

Privare un uomo della cultura, questo sì che rende dei bruti.

L’ignoranza è matrigna della criminalità.

Facciamo sì che le carceri non siano quel luogo di perdizione, aberrazione e ignoranza che ci hanno abituato considerare. Facciamo sì che la cultura entri più spesso tra quei cancelli ferrati e renda migliori chi vi è detenuto.

Un plauso a quei Direttori che fanno sì che ciò accada, che promuovono iniziative culturali insieme al personale addetto ed ai volontari, perché é grazie al loro lavoro che chi sconta la pena, una volta fuori, sarà un uomo nuovo e migliore.

 

carcere-e-cultura

About Ornella Lodin

COLLABORATRICE | Classe 1979, siciliana. Dopo la laurea in Filosofia presso l'Università degli Studi di Catania, inizia macinare parole come un panzer prestando la sua penna in ogni campo dell’editoria e ora si affaccia anche al teatro cabarettistico. Nella sua borsa c’è sempre il passaporto pronto, iPod, penna e moleskine. Attualmente caporedattore, autore e speaker per la web radio MusMea è anche autrice di corsi di scrittura creativa per adulti e bambini che a Settembre porterà in un Penitenziario. La sua anima è la sua Patria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *