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Il caos su Roma e il venir meno dei principi del Movimento

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Virginia Elena Raggi (1978) è una politica italiana, che ricopre dal 22 Giugno 2016 la carica di Sindaco di Roma

In Campidoglio, in questi giorni, si è scatenata l’ennesima bufera. Nulla di nuovo se si considerano le vicende degli ultimi anni e delle ultime amministrazioni, una su tante fu Mafia Capitale che portò all’arresto di numerosi ex consiglieri del comune di Roma. La vera novità è che stavolta ad essere colpito da venti sfavorevoli è il nuovo che avanza, l’attuale Sindaco Virginia Raggi, esponente del MoVimento 5 Stelle, e la sua amministrazione, eletta dopo il risultato schiacciante al ballottaggio del 9 Giugno di quest’anno in cui vinse con il 67,15% dei voti contro l’avversario del Partito Democratico Roberto Giacchetti. Complice fu la malapolitica, che attraversava la sede del consiglio di Roma da fin troppo tempo, e la sfiducia in un partito che fece fuori il suo ex Sindaco Ignazio Marino senza averci pensato nemmeno troppo. Virginia Raggi è sembrata ai romani come l’ultima speranza, la scialuppa di salvataggio in un mare di corruzione e interessi.

Il 7 Luglio, il Sindaco ha presentato la nuova giunta. Il ritardo di qualche giorno rispetto alle altre importanti città italiane che sono andate al voto sembrava indicare una difficoltà nel raggiungere un compromesso tra le diverse anime del M5S romano. Circa due mesi dopo, il primo settembre, la precaria stabilità già si incrina, con ben cinque dimissioni. Tutto scatta dalla nomina ad Assessore al bilancio di Marcello Minenna, il quale accetta solo a condizione di avere accanto una persona fidata, ovvero Carla Romana Ranieri, magistrato anticorruzione che viene nominata Assessore al bilancio. Si scopre che quest’ultima percepisce una retribuzione di 193 mila euro l’anno, cosa che sin da subito scuote la base. Diventa semplicissimo ora farla fuori. Figura scomoda fin dal principio, soprattutto per Raffaele Marra, vice della Ranieri, che insieme alla Raggi contatta il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone per avere informazioni sulla compatibilità della Ranieri, il quale si pronuncia sfavorevolmente. Questa capisce di doversene andare, e trascina con sé anche Minenna che dichiara di non poter più restare a queste condizioni. Insieme a loro si dimettono Marco Rettighieri, il Direttore Generale di ATAC, nonché l’amministratore unico Armando Brandolese, dopo che pochi giorni prima avevano già criticato la gestione dei trasporti da parte della giunta attraverso alcune lettere. Infine se ne va anche Alessandro Solidoro, Amministratore Unico di AMA, nominato dalla giunta e voluto proprio da Minenna. In quei giorni si parla anche delle possibili dimissioni dell’Assessore all’urbanistica Paolo Berdini, il quale dichiara: <<sta succedendo una tempesta perfetta. È una situazione molto delicata da cui ci vorrà molta determinazione e soprattutto onestà intellettuale per uscire>>. Berdini però rimane, e con un occhio tiene sotto controllo Marra, che pare aver ispirato la lettera che fece fuori la Ranieri, e su questa vicenda dice: <<Non è possibile che qualcuno pensi che ci siano delle scorciatoie mandando lettere all’ANAC. Se qualcuno ha fatto queste scorciatoie penso che il sindaco Raggi abbia il dovere di richiamare all’ordine questa persona, magari trasferendola ad altre più modeste mansioni>>. Giunta a pezzi, malumori tra chi è rimasto, bisogna rifare tutto da capo.

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Raffaele De Dominicis

La Sindaca capitolina prova a salvare il salvabile, e il 4 Settembre sostituisce Minenna con Raffaele De Dominicis, giudice della Corte dei Conti. Questa volta la crisi la scatena lui stesso in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera con questa dichiarazione <<Un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità e io ho ritenuto di dovermi mettere a disposizione>>. L’avvocato di cui parla è Pieremilio Sammarco titolare di uno studio di Diritto amministrativo molto vicino a noti esponenti di Forza Italia e che evoca lo spettro di Cesare Previti, difeso da Alessandro Sammarco, penalista e suo fratello. La provocazione del PD non si fa attendere, e Roberto Giacchetti si chiede chi sia a decidere veramente a Roma, sostenendo che <<è impensabile che le scelte del Sindaco Raggi possano essere mediate con studi legali e previsioni di penali>>. La Sindaca prova a difendersi con un video pubblicato su Facebook dicendo che De Dominicis è <<una persona di primo rilievo, una persona che ha dimostrato di essere un vero servitore dello stato, e per questo siamo onorati che faccia parte della nostra squadra>>. Semplici insinuazioni forse, ma che alimentano malumori già fin troppo aspri nella giunta capitolina.

10/08/2016 Roma, consiglio comunale straordinario sull'AMA. Nella foto la sindaca Virginia Raggi e Paola Muraro
Da sinistra verso destra: Virginia Raggi e Paola Muraro

Il colpo definitivo arriva però il giorno dopo. La figura che più di tutte ha fatto discutere sin dal principio è Paola Muraro, Assessore alla sostenibilità che aveva già svolto attività di consulenza in AMA. Emerge un’intercettazione in cui la Muraro parlava con Salvatore Buzzi, fondatore della cooperativa “29 Maggio” e arrestato insieme a Massimo Carminati nel 2014 nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale e sotto processo per associazione a delinquere di stampo mafioso. Muraro per mesi aveva negato di aver ricevuto comunicazione da parte della Procura in merito alle indagini in corso. Il 5 Settembre però, durante l’audizione alla Commissione Parlamentare sulle ecomafie, Muraro e Raggi ammettono di essere a conoscenza di questo fatto già dal 18 Luglio. Di per sé il fatto che l’assessora sia indagata non è necessariamente un fattore negativo, in quanto vige la presunzione di innocenza. Ma l’aver mentito ai cittadini viola uno degli ideali del Movimento, ovvero la totale trasparenza. Virginia Raggi si giustifica dicendo di aver informato il Direttorio. Se fosse così questo avrebbe dovuto intervenire chiedendo le dimissioni della Muraro rimanendo fedele all’ideale del Movimento secondo cui chi viene indagato deve farsi da parte. Il Direttorio nega di sapere, ma viene presto smentito: Luigi Di Maio, deputato e componente del Direttorio, aveva ricevuto una mail da Paola Taverna dove veniva informato dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma di Paola Muraro.

Beppe Grillo si fionda a Roma, parla con tutti, ma sente la Raggi solo al telefono. Sul palco a Nettuno, (Provincia di Roma) dove si chiude il tour Costituzione Coast to Coast di Alessandro Di Battista dice: <<la Raggi è dentro a una cosa che non auguro a nessuno e sta reggendo psicologicamente>>, e aggiunge: <<Raggi avanti, noi vigileremo>>. Sempre in questa sede Di Maio si scusa, dice di aver sottovalutato la mail e la vicenda. Raggi alle 18:20 pubblica un video dove dice di voler fare chiarezza: <<Voglio raccontarvi con semplicità cosa è accaduto e sta accadendo. Sappiamo che c’è in procura un fascicolo sull’assessore Muraro. Ma non sappiamo quali siano i fatti contestati>>. Aggiunge poi: <<L’assessora Muraro continuerà a lavorare per pulire questa città>>. Pare che Raggi dovesse risolvere anche la questione Marra, la cui nomina avrebbe un profilo di illegittimità secondo l’Anticorruzione di Cantone. Ci pensa poco dopo Grillo, che assicura nel Blog il ricollocamento di Marra, obbligando la Raggi a fare altrettanto.

Insomma, fin dal giorno in cui la nuova Sindaca Raggi venne eletta sapevamo che sarebbe stata una sorvegliata speciale, e con lei di conseguenza tutto il Movimento. Lo sapevamo noi e lo sapevano loro, tanto che la senatrice Paola Taverna dichiarò addirittura: <<Ho pensato che potrebbe essere in corso un complotto per far vincere il MoVimento Cinque Stelle a Roma. La scelta di Bertolaso mi ha lasciato perplessa tanto quanto quella di Giachetti. Diciamocelo chiaramente, questi stanno mettendo in campo dei nomi perché non voglio vincere Roma, si sono già fatti i loro conti>>. Certamente nessuno si sarebbe aspettato che in così pochi giorni si sarebbe scatenata una bufera tale. Ciò che ha provocato questo caos si può principalmente identificare in due gravi errori del Movimento, che hanno portato a ingigantire una storia che poteva essere di minuscole dimensioni: la mancanza di trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica e l’assenza di una solida gerarchia che più che mai suona a vuoto in questi giorni.

Sì, perché ora a rovinare la reputazione dell’Amministrazione Raggi non è tanto l’indagine in corso o la nomina di presunti amici di innominabili, ma quello che stona è il venir meno di due dei principali mantra del movimento: trasparenza e garanzia.

 

 


 

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About Giulia Menegaldo

COLLABORATRICE | Nata in Provincia di Treviso, laureata alla triennale in Filosofia a Padova, ora vive a Bologna dove è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Coltiva anche le passioni per la letteratura, l'arte, il cinema e la musica. Dal 2013 è iscritta al Partito Democratico e partecipa alle attività del direttivo del piccolo Comune dove è cresciuta.

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