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Bye-bye Net neutrality: è arrivato l’internet della disuguaglianza

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NetNeutralityIl 14 Dicembre è stato un giorno di lutto per la libertà di internet. In quella data, la Federal Communications Commission (FCC), la Commissione governativa statunitense che controlla e gestisce il sistema radiotelevisivo e delle telecomunicazioni negli Stati Uniti, ha varato un atto con cui viene di fatto abolita la Net neutrality, ossia il sistema di norme e regolamentazioni che garantiscono un accesso universale e uguale per tutti a internet.

Detto altrimenti, con l’abolizione della Net neutrality viene meno il principio di eguaglianza della rete, per cui sarà possibile avere penalizzazioni o corsie preferenziali per trasmettere e accedere ai contenuti web. Il tutto si basa sul principio della velocità di connessione, che nel mondo online, è praticamente la chiave di volta per il successo. Secondo questo nuovo quadro normativo, negli USA, i provider di rete, ossia gli operatori del mercato che offrono infrastrutture con servizi per navigare e trasmettere dati online, potrebbero trattare diversamente i singoli pacchetti di dati a seconda del sito di provenienza. Questo significa che aziende operanti prevalentemente su internet e le aziende provider potrebbero accordarsi per far sì che determinate informazioni viaggino più velocemente di altre, o semplicemente abbiano la possibilità di viaggiare. Ciò costituirebbe un evidente svantaggio per tutte quelle realtà più piccole, dai consumatori che devono limitare la propria spesa di accesso alla rete privilegiando dei siti a discapito di altri, così come delle aziende, dove solo le più potenti economicamente potrebbero garantirsi una posizione di visibilità, o meglio di raggiungibilità e usabilità, nel mondo online. Fatto l’internet a due velocità, trovata la discriminazione.

 

  • Quale futuro si prospetta senza Net neutrality?

L’accesso alla rete è sempre stato uguale per tutti, consumatori e aziende, e ciò è stato il principio alla base dello sviluppo di realtà aziendali floride e affermate. Cosa ne sarebbe stato di Facebook se Mark Zuckerberg, in quanto squattrinato studente universitario, non avesse potuto diffondere egualmente il suo social network? O di servizi più recenti che basano tutta la loro forza sulla velocità di trasmissione dati, come è il caso di Netflix? E cosa, ancora, ne sarà di quel potenziale concorrente che vorrebbe entrare nel mercato e competere con i giganti già affermati del web? Purtroppo, la risposta è facile da immaginare. Lo scompenso derivato dall’abolizione della Net neutrality, potrebbe anche ripercuotersi sui consumatori. I provider potrebbero offrire abbonamenti più costosi nel caso in cui si voglia accedere a determinati servizi o siti web, come Netflix per esempio, con una conseguente perdita di clienti. Fino a oggi i prezzi erano soggetti a variazioni totalmente indipendenti dal tipo di dati trasmessi, ma legati piuttosto ai servizi accessori o all’accesso alla fibra e così via. Con questo cambiamento varato il 14 Dicembre, tutti i provider hanno la possibilità di sancire chi può accedere a internet e chi no, chi può trasmettere e ricevere un tipo di dati e di informazioni e chi no. È come se morisse un pezzo di libertà della rete, per cui i pensieri pessimistici sulle nere conseguenze che possono scaturire dalla decisione della FCC si sprecano.

A infittire ulteriormente la faccenda, è la biografia degli artefici di questo cambiamento. In primis, c’è il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump. Spetta infatti al Presidente degli USA nominare, dietro assenso del Senato, i cinque membri della FCC, la cui carica decade dopo sette anni. Con l’avvento della presidenza Trump nel Gennaio 2017, è stato nominato Ajit Varadaraj Pai come nuovo Presidente della FCC. Non ci sarebbe nulla da ridire o di cui insospettirsi, se non fosse che prima di tale ruolo, Pai era un legale associato, ossia un lobbista, della Verizon Communications – una delle aziende leader del mercato delle telecomunicazioni. Per dirla altrimenti, una di quelle compagnie che, con l’abolizione della Net neutrality, ha solo da guadagnarci. La decisione della FCC potrebbe essere definita una creatura voluta dallo stesso Pai, che, con una maggioranza di tre voti su cinque, ha lavato via uno degli atti più importanti della giunta Barack Obama in difesa della libertà e della democrazia.

Questa decisione è oltre modo preoccupante perché potrebbe essere emulata da altri Paesi, così come già avvenne, in positivo, per l’istituzione della Net neutrality, dove l’Europa si mosse per approvare una simile legge seguendo il buon esempio degli USA. Contro l’abolizione voluta dalla FCC non sono mancate critiche, pre e post votazione. Giganti del mercato web, come Twitter e Netflix, hanno giudicato negativamente la decisione e si sono detti pronti a battaglie legali. Cosa potrà accadere non è dato saperlo con certezza, benché le paure siano molte e, oltre tutto, più che giustificate.

Sperando che anche internet non diventi un posto dove, citando George Orwell, «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».

 

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About Stella Sacco

REDATTRICE | Classe 1986, con doppia cittadinanza italiana e napoletana. Giornalista con una laurea triennale in Scienze della Comunicazione a Napoli e una magistrale in Scienze Politiche a Bologna. È curiosa e si interessa di tutto, in particolar modo di politica & attualità e di marketing & comunicazione. Tra esperienze lavorative in copywriting e concerti, sogna un futuro in qualunque posto del mondo.

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