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“Brava ma non si applica”: il passato e il futuro di Camila Giorgi

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1399990623573_DVB23glvIl WTA di Pechino era un’altra grande occasione per salire e trovare quella continuità (e quella fiducia) che proprio sembra non volerle entrare in testa. Come se fossero qualità incompatibili con la sua idea meravigliosa e mai noiosa di tennis. Invece sì, possono essere entrambi le cose. Ce lo hanno insegnato gente del passato (ma anche qualcuno del presente) che hanno dipinto il campo con la propria fantasia portandosi, a casa montagne di trofei e riconoscimenti. Mi vengono in mente Edberg, Navratilova, Henin, Federer e molti altri tra circuito femminile e maschile. Ma per adesso, questo è quanto. Camila Giorgi diverte, ammalia ma non vuole saperne di diventare grande. E’ come avere tra le mani un diamante purissimo e non riuscire a lavorarlo.

Nell’ultimo decennio, di soddisfazioni nel tennis femminile ce ne siamo tolte. Quattro Fed Cup, due Slam (Francesca Schiavone al Roland Garros 2010 e Flavia Pennetta agli Us Open 2015), una finale Slam tutta italiana (Us Open 2015) e una Sara Errani per due anni in top 10. Nonostante questo, però, non siamo ancora riusciti a piazzare nel circuito una tennista (per gli uomini il discorso si fa ancora più deprimente) che sapesse “arrivare” davvero. Una Maria Sharapova per intenderci (se proprio non vogliamo essere presuntuosi e dire Serena Williams). Ossia un’atleta che abbia le potenzialità per primeggiare negli Slam con continuità o ambire a posizioni di classifica che per il tennis nostrano sarebbero da panico puro. Queste potenzialità la tennis marchigiana le ha eccome. Basta vederla in azione contro le big della classifica. Sharapova, Azarenka, Wozniacki. Tutte affrontate e battute da Camila a suon di vincenti, di dritto e di rovescio. Vittorie che hanno esaltato noi e quella meravigliosa guida spirituale che forse rappresenta croce e delizia del suo gioco e del suo essere tennista. Quel Sergio Giorgi che è padre e allenatore, colui che le ha infuso la passione per la racchetta donandole quell’indole ultra-offensiva che risiede nel suo gioco. Una freschezza tennistica che, di certo, non ci fa cambiare canale quando ci imbattiamo in un suo match. Forse però un allenatore con maggiori doti tattiche non le guasterebbe, anzi. Magari un allenatore da affiancare al padre. Pensate a Camila nelle mani di un Annacone o di una Henin. Ho la netta sensazione che diverrebbe devastante.

Camila Giorgi, in compagnia del padre Sergio

Nel tennis, infatti, non basta essere spumeggianti. E’ uno sport nel quale la componente psicologica gioca un peso determinante. Ciò che diventa frustrante nel tennis di Camila è la sua incapacità, spesso, di leggere le partite. Match abbondantemente alla sua portata che sfuggono di mano lasciando parecchio amaro in bocca. Ormai è da quattro anni, da quel meraviglioso ottavo di Wimbledon nel 2012 da top 150 che la conosciamo e la ammiriamo sui campi da tennis di tutto il mondo e non ci sorprende più la sua capacità di creare, per poi naufragare. La guardiamo salire in classifica fino all top 30, ma sentiamo che ancora non ci basta. Non da lei. Perché chi ha tra le mani un diamante, lo vuole vedere luccicare. E con Camila questo luccichio si vede ad intermittenza ed in maniera insoddisfacente. Ha ancora 23 anni e il tempo è dalla sua parte. Ma il pericolo di non vederla mai davvero “arrivare” dove il suo talento meriterebbe è tanto. Nemmeno la prima gemma WTA sull’erba contro l’altro prodigio di nome Belinda Bencic è riuscita a sbloccarla veramente. Di fatti le prestazioni in quel di Wimbledon e poi a New York, così come nei tornei che si sono frapposti nel mezzo, non hanno dato grandi soddisfazioni. Senz’altro mi aspettavo di meglio.

A scuola non manca mai l’alunno che si sente dire: <<Bravo ma non si applica. Potrebbe dare di più>>. Mi sembra proprio l’affermazione giusta per descrivere il percorso tennistica dell’italo-argentina. Le lodi dalle colleghe non mancano. Chiunque, nel circuito, ha notato la classe speciale di questo gioiello italico. Le basta fare quell’ultimo passo, magari ispirata dall’ultima incredibile finale Slam tricolore tra Pennetta e Vinci. Due a cui lei può rubare moltissimo.

Se il 2016 sarà l’anno giusto? Difficile dirlo. Prevedo, comunque, che sarà un anno cruciale. Per capire meglio la strada che intraprenderà Camila. Consacrazione o rimanere nel limbo? Dipende solo da lei. L’unica cosa certa è che, in un modo o nell’altro, continuerà a farci divertire in ogni suo incontro. E tutto sommato, visti i tempi che corrono (sopratutto nel tennis femminile) è già una cosa di cui sentirsi fortunati.

 

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About Giacomo Corsetti

COLLABORATORE | Classe 1990, toscano e residente a Pietrasanta, in Provincia di Lucca. Studente di Lettere – Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. Blogger di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa. Nutre una grande passione per lo sport, il cinema, il teatro e l'informazione libera. E' amante di tutto ciò che concerne la cultura.

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