FILE - This April 28, 1962 file photo shows chess star Bobby Fischer of Brooklyn, N.Y., in New York. The remains of chess genius Bobby Fischer are to be exhumed to determine whether he is the father of a 9-year-old girl, a lawyer representing the child and her mother said Thursday June 17, 2010. Thordur Bogason, a lawyer based in the Icelandic capital of Reykjavik, said the country's Supreme Court made the decision earlier this week in order to allow for tests so his client, Jinky Young, can find out who her father is. Fischer, 64, died in Iceland in January 2008. He left no will, Bogason said, adding legal cases over who has the right to the U.S.-born player's estate are ongoing.  (AP Photo/John Lent)

Bobby Fischer: gli scacchi e la Guerra Fredda

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La Fédération Internationale des Échecs (trad: Federazione Internazionale degli Scacchi) è un’organizzazione internazionale che coordina le varie Federazioni Nazionali di Scacchi ad essa aderenti. Viene spesso indicata con il suo acronimo francese FIDE. La sua sede centrale si trova ad Atene

Quando si parla di Guerra Fredda ci vengono subito in mente i due colossi – Russia e Stati Uniti d’America – sfidarsi per affermare la propria superiorità all’interno di un determinato settore scientifico, sportivo o culturale. Al fianco dello scontro politico e militare, questo braccio di ferro serviva proprio per dimostrare al mondo intero la superiorità del proprio modello e dei propri uomini. Di esempi certamente se ne possono citare moltissimi, tuttavia oggi parlerò riguardo la finale del Campionato del mondo di scacchi, avvenuta nel 1972, che vide affrontarsi l’americano Bobby Fischer e il russo Boris Spassky.

Pensare di poter battere la Russia in questa disciplina sembrava solo un miraggio, un sogno. Questa Nazione era capace di sfornare continuamente dei campioni indiscussi, che ancora oggi vengono studiati e presi come esempio da ogni scacchista che desidera quantomeno impostare un buon gioco. Basti aprire un qualsiasi manuale e si vedrà quanti russi affollano le sue pagine, offrendo partite dal valore inestimabile. Infatti, questa lunga e gloriosa tradizione permise alla Russia di monopolizzare il titolo di campione del mondo per quarantacinque lunghissimi anni, dal 1927 al 1972, escludendo le brevissime parentesi dell’olandese Max Euwe, campione dal 1935 al 1937, e dal 1946 al 1948 dove il titolo rimase vacante. Il capostipite di questo primato fu Aleksandr Aleksandrovič Alechin, considerato uno fra i migliori scacchisti della storia, seguito poi dai campioni Michail Botvinnik, Vasilij Vasil’evič Smyslov, Mikhail Tal, Tigran Petrosian e il già citato Spassky.

Gli USA non potevano certamente contare su una tradizione simile nel terreno degli scacchi e mai ebbero un degno rivale da poter sfoderare contro la Russia. Non l’ebbero fino al 1943, quando a Chicago nacque Robert James “Bobby” Fischer, considerato anch’egli uno fra i migliori scacchisti di sempre, dalla cocciutaggine granitica e dalla maniacalità assillante. Bobby Fischer fu un personaggio non certo banale e sarebbe difficile poterlo descrivere a dovere in pochissime righe. L’amico e rivale Spassky lo definì asociale, maniacale, dal grande cuore e dalla vena irascibile, devoto alla giustizia e alla lealtà. Sicuramente possiamo dire che fu una fra le figure più romantiche di questa disciplina, avvolto da un alone di mistero che lo resero uno fra i più amati scacchisti di sempre. Nel 1956, alla tenera età di tredici anni, Fischer vinse il campionato juniores statunitense, il che gli permise di ottenere l’ingresso al campionato maggiore. Nello stesso anno trionfò contro il Grande Maestro Donald Byrne in una partita che, a detta di molti, è da considerarsi la più bella del secolo. Soltanto due anni dopo, Fischer confermò le sue impressionanti qualità sulla scacchiera e, demolendo uno dopo l’altro tutti i suoi sfidanti al Campionato internazionale statunitense, divenne campione degli USA a soli quindici anni e Grande Maestro! Da qui in poi vinse altre otto volte il titolo, dimostrandosi nettamente superiore a tutti i suoi connazionali. Prima del fatidico incontro del ’72, Bobby Fischer tentò in più occasioni di imporsi al Campionato mondiale, senza mai riuscirci, a causa anche della sua giovanissima età. Nel 1959 arrivò infatti , su otto partecipanti. Il talento statunitense doveva ancora sbocciare per poter contare di più a livello globale e reggere il confronto contro i soliti russi, vere e proprie divinità della disciplina.

L’uomo da battere a quei tempi era proprio Spassky, il quale seppe raccogliere la pesante eredità dei suoi predecessori. Fischer, prima dell’incontro del 1972, non era mai riuscito a sconfiggerlo e ciò permetteva di ben sperare al fuoriclasse russo che tale primato sarebbe rimasto invariato. Giungiamo così alla finale del torneo a Reykjavík del 1972, dove la tradizione russa si scontrava con i sogni statunitensi: Boris Spassky contro Bobby Fischer. L’americano, come già fece in altri tornei, mostrò tutta la maniacalità e testardaggine, assillando di richieste assurde la FIDE. Si arrivò al punto che la stessa presenza di Fischer non fosse sicura se non lo avessero accontentato. Fu necessario l’intervento di Henry Kissinger per placare gli animi di Bobby, che accettò di giocare la finale quasi in extremis. Sicuramente svolse un ruolo fondamentale il raddoppio del montepremi, che da 125.000 $ passò a 250.000 $. Le prime due partite furono un disastro per Fischer che le perse e commise addirittura errori grossolani. Tuttavia dalla terza partita le cose cambiarono e lo statunitense riuscì a imporsi, violando le vecchie regole d’apertura e compiendo una mossa da due punti esclamativi. Nella quarta partita Spassky racimolò una patta, ma dimostrò di aver perso buona parte della sua sicurezza, infatti la quinta partita fu vinta magistralmente da Fischer dopo l’utilizzo della difesa nimzo-indiana. I due avrebbero dovuto fare ben ventiquattro partite e il campione in carica, ovvero Spassky, avrebbe potuto mantenere il titolo anche in caso di pareggio.

 

 

Ma Fischer aveva cancellato la brutta figura dei primi due match e divenne un fiume in piena. Alla ventesima partita contava su un ottimo vantaggio, conducendo la gara a 11.5 punti contro gli 8.5 di Spassky. A questo punto della gara il russo avrebbe dovuto almeno pattarne una e vincere le altre tre per guadagnare l’insperabile pareggio. Purtroppo per lui la ventunesima partita fu un fiasco e l’americano riuscì a vincerla, aggiudicandosi così il titolo mondiale. Gli Stati Uniti erano riusciti a battere la Russia, interrompendo la loro egemonia. Bobby Fischer divenne il primo e unico campione mondiale di nazionalità statunitense e, inoltre, divenne lo scacchista con il punteggio Elo più alto di sempre: 2.785 (oggi questo record è stato superato). Iniziò così il mito di Fischer, l’uomo che riuscì a sconfiggere la corazzata sovietica. Negli USA divenne una celebrità e quasi tutti iniziarono a conoscerlo, nonostante non si fossero mai interessati di scacchi.

Venne il momento di difendere il titolo e lo sfidante di Fischer questa volta fu Anatolij Evgen’evič Karpov. Lo statunitense avanzò richieste assurde e assillanti alla FIDE, che furono accolte in buona parte. Tuttavia vennero respinte le pretese di Fischer riguardo al metodo con cui si sarebbe dovuto decretare il vincitore. Rifiutate quest’ultime, decise di non difendere il titolo, che passò a tavolino al russo. Fischer non giocò in pubblico per quasi vent’anni. Si arrivò così ad un’altra data fatidica per il campione americano, ossia il 1992, anno in cui si sarebbe svolta la rivincita contro Spassky, nell’ex Jugoslavia. Da qui in poi iniziarono i tormenti per Bobby Fischer, che passò dall’essere considerato un eroe nazionale a un criminale degno dell’esilio. Il match si sarebbe svolto a Budva, una città jugoslava sottoposta al durissimo embargo dell’ONU. A questo punto il Dipartimento di Stato americano inviò un comunicato a Fischer, intimandogli di non giocare la partita, pena una multa da un milione di dollari e dodici anni di carcere. Lui non la prese affatto bene e, in una conferenza stampa, affermò che avrebbe giocato contro Spassky. Come gesto simbolico sputò in diretta TV sul comunicato, definendo chiaramente quale fosse la sua posizione. Da quel momento in poi gli fu impedito di rientrare negli Stati Uniti. Fischer fece perdere le sue tracce fino al 2004, anno in cui fu arrestato a Tokyo per conto proprio degli USA. Riapparve dunque alle telecamere che ripresero un uomo profondamente cambiato, molto simile ad un barbone. Lo storico rivale Spassky prese le sue difese, chiedendo la grazia al Presidente statunitense. Gli USA chiesero l’estradizione e l’Islanda, terra da sempre amante degli scacchi e Nazione in cui Fischer vinse il titolo nel 1972, decise di accogliere l’ex eroe americano. Ancora una volta Bobby scomparve dalla circolazione, senza mai farsi vedere in pubblico. Nel 2006, durante una trasmissione televisiva islandese sugli scacchi, due Grandi Maestri si sfidavano in diretta. Lo scontro vide il nero sconfitto e i due scacchisti continuarono con l’analisi della partita, ma li interruppe una telefonata. Una voce spiegò la sequenza corretta per il nero, che in tre mosse avrebbe trovato una posizione vincente. Si scoprì che la voce era quella di Bobby Fischer, dimostrando ancora una volta la sua genialità nel comporre mosse spettacolari sulla scacchiera, quasi come se i pezzi danzassero fra loro.

Dopo soli due anni da quest’ultima apparizione, Bobby Fischer morì a causa di un’insufficienza renale, proprio a Reykjavík, città in cui aveva raggiunto l’apice della sua gloriosa carriera da scacchista.

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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