Big Little Lies

“Big Little Lies”: recensione di un omicidio… oppure no?

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“Big Little Lies” è il primo progetto televisivo a cui partecipa Shailene Woodley dal 2013, anno dell’ultima stagione de “La vita segreta di una teenager americana”, serie che l’ha consacrata al grande pubblico.
“Big Little Lies” è il primo progetto televisivo a cui partecipa l’attrice statunitense Shailene Woodley (1991) dal 2013, anno dell’ultima stagione de “La vita segreta di una teenager americana”, serie che l’ha consacrata al grande pubblico

«Tieni d’occhio la ciambella e non il buco», recita un vecchio proverbio. Una massima seguita alla lettera da Big Little Lies, miniserie HBO tratta dal romanzo omonimo di Liane Moriarty. Fin dall’incipit del primissimo episodio, dall’esplicito titolo Somebody’s Dead, il richiamo è a una struttura in stile whodunit che di fatto non si realizzerà mai. Il lampeggiante della polizia, dopo gli splendidi titoli di testa accompagnati dalla chitarra di Michael Kiwanuka, ci introducono ad una scena del crimine. Una coppia di agenti discute di un omicidio, un corpo trovato senza vita ad una bizzarra serata di beneficenza. Ma non è che lo scenario finale, trampolino di un enorme flashback che – con ottimi risultati – tradisce in tutto e per tutto le premesse di partenza.

Siamo a Monterey, California, ridente cittadina affacciata sull’Oceano Pacifico a pochi chilometri dalla regione del Big Sur. Qui, fra le ville dell’alta borghesia, cinque donne dal carattere d’acciaio sono alle prese con le grane della vita quotidiana. Si avverte fin da subito la critica feroce all’American Way, quell’odore putrido nascosto sotto il tappeto di design che ha fatto la fortuna di serie come Desperate Housewives. Eppure, in Big Little Lies gli echi di soap opera lasciano spazio ad una costruzione drama assolutamente cinematografica (Jean-Marc Vallée, regista dei sette episodi, aveva già dimostrato qualcosina al pubblico statunitense con The Young VictoriaDallas Buyers Club). Il ché non dovrebbe neppure stupire più di tanto, visto che siamo dalle parti della Home Box Office, Inc.

Di cosa si parla, in soldoni? Di lotta per la supremazia sociale, di esclusioni in un circolo elitario, di segreti dolorosi e di apparenze da mantenere in vita ad ogni costo, come in un disperato accanimento terapeutico. Soprattutto, però, a dominare è il leit-motiv dell’emulazione: quella dei figli nei confronti dei genitori. Tanto che l’insieme stesso dei protagonisti potrebbe essere distinto in due macroblocchi, diversificando i grandi dai piccini. E l’accostamento fra generazioni lontane funziona proprio perché assemblato secondo una precisa ricostruzione psicologica. C’è la combattiva Madeline Martha Mackenzie (Reese Witherspoon) con la primogenita adolescente ribelle – quasi una versione “soft” della figlia dello Svedese di American Pastoral – e la secondogenita precoce hipster (ma quanto è brava la piccola Darby Camp!). C’è l’apprensiva e invasata Renata Klein (Laura Dern) che deve fare i conti con la preoccupata omertà della sua Amabella, vittima di bullismo. Persino un personaggio spinoso e a rischio “macchietta” come Ziggy Chapman – figlio di Jane (Shailene Woodley) – finisce per assumere uno spessore mastodontico nelle mani dell’enfant prodige Iain Armitage: classe 2008, è stato già ingaggiato per interpretare il giovane Sheldon Cooper nel prequel di The Big Bang Theory.

Oltre a figurare come attrice, Reese Witherspoon è anche produttrice esecutiva di "Big Little Lies".
Oltre a figurare come attrice, la statunitense Reese Witherspoon (1976) è anche produttrice esecutiva di “Big Little Lies”

Le grandi bugie del titolo diventano necessariamente piccole all’interno di un contesto scolastico, in cui i bambini fanno cose da bambini, ma non per questo meno pericolose. Così anche la violenza, già elemento preponderante nel romanzo di Moriarty – sotto una luce genuinamente femminista – e qui sempre più centrale con il passare delle ore, nonostante sia diluito con una buona dose di tragicomico. Ma noi, questo cocktail, lo accettiamo comunque: la versione TV di Big Little Lies è come una Piña Colada con extra rum, in cui la nota alcolica colpisce nei momenti di maggiore dolcezza. A farsene portavoce è – nella quasi totalità dei casi – il personaggio di Shailene Woodley, giovane madre in cerca di una vendetta impossibile. Le sequenze oniriche che la riguardano sono i proiettili più potenti di tutta la serie: in quella corsa sulla spiaggia, a ripercorrere le orme spazzate dal mare di una nemesi senza volto, c’è il senso ultimo della drammatica lotta a cui sono chiamate le vittime di stupro. In questa cornice – ripetiamo, è soltanto la ciambella e mai il buco – trovano quindi un giusto spazio anche storyline apparentemente riempitive: il tormento di Ed (Adam Scott), l’inetto più figo di tutti i tempi; i controversi insegnamenti di Bonnie (Zoë Kravitz) ad una figlia non sua; il duello per salvare uno spettacolo di burattini che in fondo non interessa a nessuno.

Dopo la nomination all’Oscar come Miglior attrice non protagonista per Lion, Nicole Kidman tornerà nelle sale statunitensi a giugno con The Beguiled, ultimo lavoro di Sofia Coppola.
Dopo la nomination all’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista per Lion, l’attrice australiana Nicole Kidman (1967) tornerà nelle sale statunitensi a giugno con “The Beguiled”, ultimo lavoro della regista statunitense Sofia Coppola (1971)

A dominare e a innalzare Big Little Lies ad un livello superiore è, in ogni caso, la colossale scelta di cast: questo a conferma di come, nel piccolo schermo, la politica dei network sia ormai indirizzata verso investimenti sempre più hollywoodiani. Pezzo da Novanta della squadra è, in modo matematico, Nicole Kidman. Sul suo personaggio (l’avvocato Celeste Wright) e su quello di Alexander Skarsgård (il premuroso e bestiale marito Perry), come su Jane Chapman, si fonda l’intero ciclone che inghiotte la minuscola Monterey. E ancora una volta, a farne le spese più onerose, saranno i bambini.

Perché l’omicidio non è il punto, non lo è mai stato. Non riveste quasi importanza la scoperta sul chi effettivamente muoia e sul chi abbia effettivamente ucciso, tanto che la sequenza rivelatrice – procrastinata fino all’ultimo episodio – è in realtà la roba più anticlimatica di tutta la serie (complice anche una regia, per una volta, abbastanza confusionaria). Fate pure spallucce, voi fan del plot twist: Big Little Lies se ne frega altamente di voi. Per tutti gli altri, il significato di questa ennesima perla targata HBO è tutto nascosto in quella grande parata di maschere finale.

È lì, tra sosia di Elvis e di Audrey Hepburn, che tutti i micro-momenti di tensione vissuti lungo la serie si rivelano per ciò che sono. Soltanto piccole, grandi bugie…

 

 


 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Nato a Siena il 15 Giugno del 1991, studia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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