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“Better Call Saul”: first impressions

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Da sinistra verso destra: Peter Gould, Vince Gilligan

Pochi giorni fa, precisamente l’8 Gennaio, negli schermi americani è andato in onda il primo episodio di Better Call Saul, serie spin-off del celebre Breaking Bad, ideata da Peter Gould e Vince Gilligan. Noi de La Voce del Gattopardo siamo qui per mostrarvi la nostra modesta prima impressione su questa serie, basandoci sui primi due episodi – trasmessi rispettivamente l’8 ed il 9 Febbraio 2015 – evitando spoiler il più possibile, scongiurando di rovinarvene la visione.

Partiamo dal presupposto che la visione di questa serie è indicata ad un pubblico che abbia già visualizzato la serie madre: non perché il plot del drama risulti comprensibile soltanto a chi ha visto Saul Goodman come avvocato di Walter White, ma perché sarebbe futile vederla senza aver osservato il protagonista in situazioni precedenti e i vari richiami alla serie principale sarebbero, quindi, per voi incomprensibili. Se avete già posato gli occhi sulle avventure di Walter, invece, vi ritroverete a casa sin da subito. La regia richiama infatti quella della serie principale, con grandi inquadrature che mostrano quasi sempre tutti i personaggi in scena, i suoi elementi ed un procedere di trama lento ma che si focalizza sulla crescita mentale di questi ultimi.

Inizialmente la storia sembrerebbe essere ambientata dopo le vicende di Walter e Jesse Pinkman, mostrandoci un Goodman difficilmente riconoscibile (lo troviamo a lavorare in una specie di cafè), non più all’apice del successo ed emotivamente triste, quasi piangente quando rivede a casa sua, tramite una videocassetta, una sua vecchia pubblicità col noto slogan “Better call Saul”. Da qui comincia un flashback (vero inizio del plot) che ci mostra un Goodman nei panni di un avvocato, ancor prima di avere avuto a che fare con le organizzazioni mafiose. Una piccola nota: l’inizio della puntata (il presente) è completamente girato in bianco e nero, mentre dal flashback in poi (il passato) il tutto è girato completamente a colori. Una scelta bizzarra, ma che colpisce.

Rivedere Saul “flashback” è come rivedere un vecchio amico, dopo tanto tempo. Poiché anche se agli albori non collaborava con nessuna attività criminale, è possibile riconoscerlo per un esuberante carisma e, soprattutto, per una loquacità fuori dal comune: una parlantina che è riuscita ben più di una volta a girare le carte in tavola in favore del nostro avvocato, nella serie principale e in questa che stiamo trattando insieme. Saul, che qui si fa ancora chiamare col suo vero nome James McGill, quando mostra la sua parlantina diventano i migliori momenti dei due episodi. Rimarrete infatti stupiti dalle sue abilità e dalle persone a cui sottoporrà questa loquacità, facendovi letteralmente sobbalzare dal divano ed istigandovi a pronunciare frasi del tipo <<non ci credo, c’è l’ha fatta!>><<lo sta prendendo totalmente in giro!>> e ancora <<ormai è spacciato, non può credere a quello che Saul gli ha detto, è fin troppo irreale>>. Saranno proprio questi i momenti che vi terranno sul filo del rasoio. E che naturalmente vi faranno divertire.

BETTER-CALL-SAULRitornando a Saul, lo si osserva agli inizi come un avvocato non certamente eccelso: perde le cause, resta spesso al verde, senza clienti ed anche quando riesce a trovarne uno, quasi scongiura il malcapitato di affidarsi a lui. Facciamo inoltre conoscenza di un altro personaggio, Chuck McGill, probabilmente il fratello del protagonista, con cui convive e che viene mostrato come un personaggio all’apparenza solare (sembra, infatti, alquanto indifferente di fronte al fatto che vive in una casa senza energia elettrica e con pochissimi soldi), ma che in realtà è malato di cancro. Malattia che teme così tanto al punto da evitare persino di parlarne, auto-convincendosi del fatto che prima o poi riuscirà a guarire completamente. Il timore verso il suo morbo traspare dalla quasi-fobia per i cellulari e le onde elettromagnetiche (Saul, infatti, lascia sempre il suo nella cassetta della lettere di fronte casa, proprio per evitare di portarlo dentro). I due parenti non navigano di certo nell’oro e nella felicità, ma dopo un incontro fortuito – che evito di raccontarvi per non rovinarvi la sorpresa –  il caro avvocato deciderà che la sua vita non può andare avanti in questo modo, organizzando la sua prima azione immorale: una truffa.

Saul però non è ancora l’avvocato spregiudicato della serie madre: è ancora un brav’uomo con (non del tutto) delle buone intenzioni e la truffa che ha escogitato dovrebbe quindi iniziare e finire lì. Ma chi conosce le storie di Gilligan, sa bene che il caro Walter doveva inizialmente “cucinare” e per pochi mesi. E sa bene com’è andata a finire. La stessa cosa accade qui: durante la truffa escogitata da Saul accade un piccolo imprevisto ed è proprio da questo avvenimento che inizia la trama vera a propria, la quale si preannuncia interessante e di cui vedremo il dipanarsi soltanto nei prossimi episodi. Gli attori, infine, sono tutti eccelsi: sia i nuovi volti che quelli già visti rientrano perfettamente nelle vesti dei personaggi a loro assegnati e vengono interpretati con spontanea naturalezza.

Possiamo dire, in definitiva, che si tratta di un ottimo inizio di serie e sarà interessante vedere il lento trasformarsi e la progressiva ascesa del protagonista.

Vai Saul, non vediamo l’ora di poter contare nuovamente su di te.

 

 

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About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

2 pensieri su ““Better Call Saul”: first impressions

  1. qualcuno mi spiega come fa a indicare in quel modo saul? se ci provate qualsiasi persona normale l indice non puo stare cosi dritto ma piegato verso un lato

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