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In punta di piedi sul baratro del mondo: considerazioni tratte da storie di ordinaria fragilità

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Quale sfumatura attribuire alla fragilità? Intollerabile difetto di fabbrica o specificità intrinseca del genere umano? Alessandro D’Avenia analizza questo concetto in poco più di duecento pagine, condensate nel titolo L’arte di essere fragili, seguito da una precisazione: come Giacomo Leopardi può salvarti la vita. Perché la fragilità dovrebbe percepirsi come una risorsa che ci pone entro un’uguaglianza emotiva che, consequenzialmente, dovrebbe spingerci a riflettere sull’universalità della nostra condizione; perché la fragilità è il prezzo che paghiamo per lo stare al mondo, come gli uccelli la pesantezza delle proprie ali per godere della leggerezza del librarsi in volo.

About Sara Campisi

REDATTRICE | Siracusana, innamorata della sua terra, classe 1996. Frequenta la triennale di Filosofia presso l'Università degli Studi di Bologna. Visionaria, irrimediabilmente e perennemente distratta, lettrice camaleontica con uno spiccato interesse per la fisica. Ama i viaggi, la musica classica ed il mare.

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Buona “Buona Scuola” a tutti!

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È con immenso piacere che auguro a tutti voi, bacino di utenza primario del sistema scolastico, una Buona “Buona Scuola” in vista della riapertura di Settembre. Non è facile esprimere quanto avvilente sia constatare quale putrescente derelitto ci ostiniamo ancora, ed ipocritamente, a definire «scuola», ma con un po’ di sforzo, e anche un pizzico di fantasia si sa… basta un poco di zucchero e la pillola va giù.

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Police secure the Champs Elysees Avenue after one policeman was killed and another wounded in a shooting incident in Paris, France, April 20, 2017. REUTERS/Christian Hartmann

Notte insonne sugli Champs-Élysées

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Il mio orologio segna le 00:40, eppure non riesco a dormire. Ho spento la televisione per esasperazione più che per il reale bisogno d’assopirmi, e allo spegnersi dell’apparecchio il fluire dei miei pensieri mi ha ricordato che il cervello non funziona come un televisore. Che certe immagini le assorbi e dalla coscienza non le scrosti più, neanche a forza. Solo quattro ore fa, infatti, dei colpi di arma da fuoco irrompevano prepotentemente nell’eufonico brusio di un normale Giovedì sera sugli Champs-Élysées, e l’immagine delle sirene blu lampeggianti sotto l’Arc de Triomphe giuntami tramite lo schermo vitreo della TV non mi dà pace, mi percuote il cervello a ritmo insostenibile.

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Meraviglia e Utile: una dicotomia firmata XXI secolo

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Immaginate di dover scalare una montagna con un ascensore: credete davvero che la visione del panorama assumerebbe lo stesso valore di quello che invece avrebbe qualora aveste scalato di vostro pugno l’intera parete rocciosa? Verosimilmente abbiamo smesso di stupirci perché viviamo in un’epoca in cui è facile dare tutto per scontato, in cui è semplice ottenere ogni cosa e repentinamente. L’ossessione per il possesso ed il culto dell’utilità hanno plasmato uno spirito rigoglioso e multiforme quale quello umano in una una landa sterminata ove solamente gli arbusti altrettanto sterili di una brama senza confini e di un utilitarismo sfrenato trovano terreno fertile per il loro sorgere.

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REDATTRICE | Siracusana, innamorata della sua terra, classe 1996. Frequenta la triennale di Filosofia presso l'Università degli Studi di Bologna. Visionaria, irrimediabilmente e perennemente distratta, lettrice camaleontica con uno spiccato interesse per la fisica. Ama i viaggi, la musica classica ed il mare.

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C’era una volta il Natale

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Chissà cosa direbbe oggigiorno il Fantasma del Natale Passato di Charles Dickens guardandosi un po’ attorno. Si meraviglierebbe forse della bellezza dei corsi principali illuminati, degli alberi di Natale di ogni tipologia e fattura posti al centro delle piazze (quelli magari non vandalizzati dagli Attila di turno), delle vetrine dei negozi pullulanti di oggetti a tema e lucine sfavillanti per poi accorgersi magari che nulla, esteriormente, sembra essere cambiato. Eppure riavvolgendo indietro il nastro e neanche di molto, arrivando all’incirca a quando gli attuali ventenni o trentenni erano dei teneri pargoli, credo che il Fantasma del Natale Passato si rifiuterebbe di stringere la mano a quello del “Natale Presente” da pari a pari, poiché tante – forse troppe – sono le differenze che, tramite un’analisi visivamente comparata, saltano poi inevitabilmente all’occhio.

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