BERLIN, GERMANY - APRIL 11:  Myanmar human rights activist and politician Aung San Suu Kyi arrives at Willy Brandt Haus, headquarters of the German Social Democrats (SPD), to receive the SPD's Willy Brandt award on April 11, 2014 in Berlin, Germany. Aung San Suu Kyi is visiting Berlin for the first time before she continues next week to France.  (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Una benedizione per Aung San Suu Kyi

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Ho conosciuto Padre Alberto qualche anno fa, in occasione di un viaggio in Myanmar (ex Birmania). Mi aveva chiesto qualche donazione e qualche medicina per l’ambulatorio che gestisce vicino alla città di Mandalay, la seconda città del Paese dopo Yangon. Da allora siamo rimasti in contatto e ogni tanto mi occupo di raccogliere dei fondi e dei medicinali da inviargli. Ricordo di aver chiacchierato a lungo con lui, in occasione del nostro primo incontro. Era la vigilia di un cambiamento epocale per il Paese delle pagode d’oro: una Nazione e un popolo che mi hanno affascinato e mi sono rimasti nel cuore.

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Kilimanjaro: il guerriero maasai

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«Mi piacerebbe, magari…» ci dice dalle labbra nere, stese come ali di farfalla sul suo viso. Due del nostro gruppo gli chiedono e lui risponde in italiano accettabile, sia per la pronuncia, sia per il lessico, che gli fanno dire frasi ben più complesse di quelle dei venditori che per compiacere gli italiani sfoggiano quattro paroline di saluto e quattro formule giuste giuste per le contrattazioni della chincaglieria. Pensavo fosse l’ennesimo venditore maasai venuto a turbare la pace della spiaggia di Bwejuu, ma mi sbagliavo. Proviamo a scoprire insieme la vita del giovane Kilimanjaro, il racconto di un guerriero.

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Flemma britannica

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Poco più di un mese fa, la “valanga” di voti presi dai Tories e la disfatta del Labour Party alle Elezioni Amministrative, lasciava presagire che le Elezioni Politiche anticipate – indette a due anni dalle ultime – si trasformassero in quel mandato forte che Theresa May voleva per condurre le trattative della Brexit e per ridefinire l’identità del Regno Unito, una volta fuori dall’Europa e dal suo alveo normativo. Ma l’8 Giugno proprio questa prospettiva deve aver spaventato gli elettori e, insieme ad errori madornali nella comunicazione compiuti dalla May e dai conservatori, ha portato ad un verdetto elettorale radicalmente diverso.

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GLASGOW, SCOTLAND - MAY 05:  Electoral agents attend the Glasgow Count as counting of votes gets underway in the Scottish Local Government election at the Emirates Arena on May 5, 2017 in Glasgow, Scotland. The first results in Scotland are expected to be announced mid-morning.  (Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)

La valanga Tory alle Local Elections incoraggia Theresa May sulla Brexit

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Le elezioni comunali che si sono tenute il 4 Maggio in Inghilterra, Galles e Scozia sono state un successo per i conservatori. Se da un lato è giusto sottolineare che si trattano di elezioni comunali, in molte zone in cui tradizionalmente i conservatori possiedono già un vantaggio, dall’altro è anche vero che il dato locale ha sicuramente un impatto nazionale che incoraggia la campagna elettorale della Premier Theresa May, in cerca dell’investitura per poter trattare con pieno mandato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ma che cosa intende negoziare, esattamente, la May? Scopriamolo insieme.

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Theresa May in cerca del plebiscito

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In quest’ultimo anno la situazione politica britannica si è incredibilmente vivacizzata. Se prima il dibattito politico si limitava a rituali scaramucce tra i partiti maggiori e si infiammava qualche volta per scandali, ora invece sembra aver perso la sua flemma. Segno di questa rinnovata vivacità è stata l’ultima mossa di Theresa May sullo scacchiere politico: chiedere le elezioni anticipate.

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